Elezioni politiche 2018 (La Repubblica)

Cosa succede in Veneto La Lega di Zaia torna padrona a casa sua i consensi in ritirata dei Cinquestelle

Il paradosso delle liste zeppe di salviniani ma spinte dalla popolarità del governatore e dall’onda lunga del referendum per l’autonomia. Il Pd in gioco solo a Venezia

Non era ancora salito sul predellino sotto la loggia di piazza dei Signori a Treviso che Matteo Salvini stava già raccontando la sua storiella da campagna elettorale preferita: «Oggi sono entrato a Treviso in macchina. Ho trovato il primo trevigiano dopo un quarto d’ora». Giù applausi. «Poi sono stato in stazione e mi sono chiesto: ma siamo a Treviso?». Altri applausi. Chissà quante volte le hanno sentite, la stessa storiella e le sue mille declinazioni, qui nella terra di Gian Paolo Gobbo, capo storico della Liga Veneta, due volte sindaco di Treviso, e del suo successore, lo sceriffo Giancarlo Gentilini. Tra l’altro sul fronte dell’immigrazione il momento non è particolarmente caldo, anzi. Nelle zone più floride del Veneto, dove la ripresa si vede a occhio nudo, l’integrazione delle decine di migliaia di immigrati (regolari) funziona egregiamente, fin da quando, 15 anni fa, furono gli imprenditori di Dosson, Preganziol, Casier e Casale, insieme alle istituzioni pubbliche, a finanziare la costruzione di alloggi per gli stranieri impiegati nelle aziende. Oggi le aree di disagio sono concentrate intorno agli hub che accolgono i richiedenti asilo: la caserma Serena di Treviso, la Zanusso di Oderzo, l’ex base di Bagnoli e Conetta, tra la Bassa Padovana e la provincia di Venezia. Ma parliamo di alcune centinaia di profughi per ciascuno degli hub e le cifre nell’ultimo anno si sono parecchio ridotte rispetto alle punte massime dei mesi precedenti. Poi ci sono le aree urbane ad alta concentrazione di immigrati, come il quartiere Arcella di Padova, a fianco dei binari dell’alta velocità. Ma proprio a Padova, meno di un anno fa, un nome illustre della Lega come Massimo Bitonci fu battuto al ballottaggio dal candidato di centrosinistra Sergio Giordani, che al primo turno aveva ben 11 punti di ritardo. Con gli arrivi in calo e la costante flessione delle statistiche sui reati, insomma, l’immigrazione non sembra un’emergenza. Così come non sono (più) un’emergenza l’economia e l’occupazione.

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