Politica a Nordest: cresce il disincanto

ELEZIONI, ANNULLATE COMUNALI MESSINA 2005: SI TORNA A VOTAREDiminuisce il distacco dei nordestini dalla politica, ma non aumenta l’identificazione verso i partiti. Piuttosto, cresce una “vicinanza disincatata” e, soprattutto, un atteggiamento negoziale verso l’offerta politica. Ciò si spiega osservando lo svolgersi di una campagna elettorale attraversata da un fil rouge: l’incertezza. C’è una politica delle incertezze e un’incertezza verso la politica. La prima è determinata da un insieme di fattori. La stessa nuova legge elettorale, sulla scorta delle previsioni di voto, sembra consegnerà al paese una tri-polarità che – allo stato attuale, se si vorrà dare un governo – richiederà almeno che due poli si accordino fra loro. Situazione oggi deplorata e rifuggita nelle dichiarazioni ufficiali, per non scontentare la propria base elettorale, ma che dietro le quinte vede i diversi attori cercare abboccamenti reciproci.

Che dire poi dei proclami elettorali. Proprio per cercare di attrarre un elettorato disaffezionato, s’è generato un vero e proprio “mercato delle promesse”, una sorta di bazar elettorale, dal quale recentemente gli stessi vescovi hanno messo in guardia. E che, paradossalmente, trova gli stessi alleati all’interno delle coalizioni in disaccordo fra loro. Dunque, ci ritroviamo di fronte a una politica che si mostra indeterminata nelle sue visioni e nei programmi per il futuro del paese. È la politica delle incertezze. Ciò è il riverbero di un’altra dimensione che spaventa le forze politiche: l’incertezza verso la politica. Essa trova alimento nella possibilità che un novero cospicuo di elettori non si rechi alle urne, in particolare fra le giovani generazioni.

 

Nell’ultima tornata elettorale nazionale (2013) si è toccato il picco più elevato delle astensioni dove un elettore su quattro (25,1%) ha rifiutato di esercitare il proprio diritto di voto. E una simile quota di persone, se mobilitata, sposta decisamente gli equilibri fra le forze politiche. Non è un caso che il Presidente Mattarella, nel suo discorso di fine d’anno, abbia rivolto un accorato appello alle giovani generazioni che per la prima volta accedono al voto affinché partecipino a scrivere una nuova pagina per la storia del paese. Un appello cui tutti gli attori politici si sono associati. La ricerca di Community Media Research più che sondare le intenzioni di voto, ha esplorato gli orientamenti nei confronti della politica, dei partiti e le motivazioni che lo precedono.

Il dibattito politico fa emergere una maggiore attenzione ai temi elettorali e un crescente sentimento di vicinanza alle formazioni politiche. Ma sempre tenendo una certa distanza. Il confronto con una precedente rilevazione, svolta all’epoca delle ultime elezioni amministrative regionali (2015), mette in luce come diminuisca il livello di identificazione con un partito (8,8%, era il 16,4% nel 2015). Piuttosto, cresce un generico interessamento verso un partito (26,4%, dal 16,9% del 2015). Soprattutto è un sentimento negoziale ad aumentare in misura più cospicua: il 36,4% dei nordestini dichiara di non avere un partito o movimento in cui si identifica, ma di valutare di volta in volta (era 16,8% nel 2015) l’offerta politica. Quindi, diminuisce un atteggiamento di distacco dai partiti (dal 49,9% del 2015, al 28,4% odierno) per effetto della aumentata discussione pubblica, ma più che alimentare un’adesione convinta, genera il riaffiorare di un sentimento di prossimità-a-distanza e, in particolare, lievita un atteggiamento negoziale.

È il segno emblematico dell’affievolimento delle appartenenze tradizionali, cui ancora nessuna cultura politica si è sostituita. Infatti, se analizziamo questo risultato con la dichiarazione di collocazione nei tradizionali schieramenti politici degli interpellati, possiamo evidenziare dove siano le aree di elettorato più critiche per l’arena politica. Se l’elettore di centro-sinistra è fra quelli più identificati con un partito (ma solo il 20,8%) o si sente vicino ad esso (39,4%), sono gli elettori cosiddetti moderati (di centro: 61,2%) a esprimere un atteggiamento di gran lunga negoziale. D’altro canto, chi non ritiene di collocarsi in alcuna elle famiglie politiche, manifesta un forte distacco dalla politica (43,8%). Quindi, moderati e quanti non si riconoscono nelle tradizionali culture politiche costituiscono per i partiti i bacini elettorali cui attingere per accrescere la propria riserva elettorale.

Il profilo di chi non vuole o riesce a collocarsi lungo il continuum destra-sinistra è sufficientemente chiaro. Detto che si tratta di circa il 28,6% dei nordestini, in questo gruppo troviamo più facilmente la componente femminile (28,6%), i più giovani (31,8%, fino a 24 anni), chi ha un basso titolo di studio (29,8%), le casalinghe (46,6%). Ma, ad oggi, quanti pensano di andare o meno a votare? Il 70,7% dichiara che si recherà alle urne, mentre il restante 29,3% mostra più o meno forti perplessità. È una quota non dissimile dall’astensionismo registrato nel 2013, se non in leggero ulteriore aumento. Ad essere più indecisi risultano più che i giovani, le fasce di popolazione in condizione attiva sul mercato (35-64 anni), chi ha un basso titolo di studi e vive in Trentino Alto Adige e in Veneto. In particolare, l’incertezza riguarda chi ha un atteggiamento negoziale verso la politica, i distaccati, gli elettori di orientamento moderato e chi non si colloca nello schieramento politico. Il motivo prevalente (e crescente nel tempo) per cui non pensano di recarsi a votare è perché lo ritengono un atto inutile: tanto le cose non cambiano (67,3%, 36,9% nel 2015).

Da un lato, le tradizionali appartenenze politiche si sono sfarinate e l’elettore guarda prevalentemente all’offerta politica con occhi attenti, ma disincantati e negoziali. Dall’altro lato, l’incertezza dello scenario politico (che dura da un quarto di secolo!) e il senso di inutilità dell’azione del voto pervade quote importanti dei cittadini. È l’immagine di un paese dove la fase di destrutturazione e la precarietà costituiscono ormai la normalità. E i tentativi di ricostruzione e riforma non sembrano trovare mai compimento. Anzi, quanto costruito viene demolito da chi viene dopo. Ma solo una progettualità costruttiva potrà rigenerare il capitale sociale fondamentale per il futuro: la fiducia.

 

Daniele Marini

 

Nota metodologica

Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Cassa Risparmio Veneto, realizza l’Indagine che si è svolta a livello nazionale dal 9 al 22 gennaio 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con età superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla società Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.482 (su 13.384 contatti). L’analisi dei dati è stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d’età, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore è pari a +/-2,5%. La rilevazione è avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI.