Nord Est tra percezione e realta’

occhialiI nordestini si guardano allo specchio e l’immagine che riverberano ha un profilo non univoco, con più ombre che luci. Sia chiaro, parliamo di rappresentazioni sociali, con una narrazione che non sempre corrisponde alla realtà. Anzi. Conosciamo bene, anche dagli episodi di cronaca, quanto la popolazione sia capace di gesti di solidarietà, di vicinanza a chi soffre e di costruzione di reti di coesione. Dai cosiddetti “angeli del fango”, alla protezione civile; dalle molteplici espressioni del volontariato in molti ambiti, ai vigili del fuoco; dalle più semplici “collette alimentari”, alla cooperazione sociale.

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma solo questi esempi raccontano come nel nostro territorio sia vivido un capitale sociale che oggi non è ancora conteggiato nel PIL, ma genera una ricchezza (indirettamente economica) fondamentale per il tessuto sociale e per la crescita. E nel Nord Est del paese è ancora più presente e diffuso che altrove. Ciò non di meno, se i nordestini si riflettono di fronte a uno specchio non sembrano riconoscere appieno simili fattezze. Più facilmente, fanno risaltare i tratti meno positivi. Come se di una foto vedessero le ombre, i lati scuri, e non i colori che definiscono le figure.

La ricerca di Community Media Research tratteggia in modo evidente questa sorta di dissonanza cognitiva: una polarizzazione fra la realtà e l’immaginario collettivo. Così, nel complesso due sono le caratteristiche prevalenti sottolineate dai nordestini di se stessi: l’essere lavoratori (21,1%) e un interesse prevalente ai soldi più che alla cultura (22,1%). Dunque, la dimensione “laburista”, nel senso del valore del lavoro, rimane un fattore identitario rilevante. Se aggiungiamo anche l’aspetto imprenditoriale (3,8%), assomma un quarto degli intervistati (24,9%) diventando il primo carattere, soprattutto fra i veneti (25,5%). Ma lo è a maggior ragione se consideriamo che supera di quasi 5 punti la media nazionale (19,9%). Dall’altro, viene però la propensione strumentale, un’attenzione più alle dimensioni materiali che a quelle immateriali, riconosciuta soprattutto da friul-giuliani (23,2%) e veneti (22,9%). Come dice un antico adagio, val più la pratica della grammatica.

Il terzo aspetto sottolineato è l’essere mai soddisfatti (18,3%) quasi a voler evidenziare un sentimento malmostoso, un “mal-pancismo” perenne che attraversa gli animi dei conterranei, in particolare fra trentini e alto-atesini (23,3%). Infine, c’è un ulteriore carattere che ha una particolare evidenza nel Nord Est rispetto alla media nazionale: l’idea dell’autonomia (12,5%, in Italia 5,3%) che trova nei trentini e alto atesini i vessilliferi più decisi (27,4%). Più residuali sono altre caratteristiche segnate da valenze positive. L’altruismo e la solidarietà sono virtù identificate solo dal 5,8%, al pari della religiosità (5,6%), esito che dice molto sui processi di secolarizzazione che hanno interessato anche le nostre comunità. Dunque, possiamo tranquillamente affermare che la maggioranza dei nordestini vede nei compaesani un insieme di tratti compositi e in chiaroscuro.

L’immagine dei nordestini, non è omogenea, ma conosce diverse sfumature determinate dal capitale sociale territoriale, dalle tradizioni culturali, dalle opportunità che la società e l’economia locale offrono. Nel complesso, però, si tende a sottolineare più gli aspetti negativi e deteriori, piuttosto di quelli positivi. Questo è un vezzo tipico e ha diverse motivazioni. Sicuramente c’è un meccanismo psicologico di sfondo: proiettare sugli altri vizi propri è un modo per liberarsi la coscienza. Certamente, una transizione economica e soprattutto politica (che sembra interminabile) non consente di gettare una luce positiva sul mondo che ci circonda. Così pure, di conseguenza, la scarsa fiducia nelle istituzioni e la disillusione verso la politica nostrana non aiuta a vedere negli altri tratti positivi. Inoltre, la prolungata operazione di destrutturazione operata da privati, attori collettivi e istituzionali (tangenti, corruzioni,…), piuttosto che dai mezzi di comunicazione, non aiuta a costruire un ambiente sociale positivo.

Non da ultimo, viene l’assenza di un progetto del futuro del territorio, di una cornice simbolica e valoriale in grado di con-tenere, di tenere assieme, i diversi pezzi di società ed economia verso una direzione condivisa. In mancanza di un’identificazione forte, risultiamo più diffidenti nei confronti degli altri, ne esaltiamo i caratteri meno positivi. Il risultato di tutto ciò è uno scollamento e una dissociazione fra la realtà e l’immaginario collettivo. Ci dipingiamo peggio di quello che siamo. E poiché le rappresentazioni sociali influiscono sulla realtà più di quanto quest’ultima non faccia nei confronti dell’immaginario, rischiamo di imprigionarci all’interno di un circuito perverso. Se oggi non possediamo una progettualità dello sviluppo territoriale condivisa cui appellarci, almeno cerchiamo di costruire una narrazione dell’essere “diversamente nordestini”.

 

Daniele Marini

 

Nota metodologica

Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Cassa Risparmio Veneto, realizza l’Indagine che si è svolta a livello nazionale dal 6 al 12 aprile 2017 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con età superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla società Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.655 (su 14.103 contatti). L’analisi dei dati è stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d’età, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore è pari a +/-2,4%. La rilevazione è avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su www.agcom.it e www.communitymediaresearch.it