I PARTITI A NORDEST: ESSENZIALI PER LA DEMOCRAZIA MA VOTI PIU’ SELETTIVI

votoIl rapporto fra nordestini, partiti e politica è segnato da un sentimento contrastato, testimoniato anche dalle recenti elezioni amministrative. Attratti più dalle liste civiche che dai partiti, chi è andato a votare. Invogliati all’astensione, gli altri. Potrebbe essere altrimenti? Stiamo ancora vivendo un processo di assestamento del sistema politico nazionale avviato con la caduta della Prima Repubblica, ma che a distanza di circa un quarto di secolo (sic!) non ha ancora trovato un consolidamento. I cambiamenti di rotta poi sono così repentini – si veda quanto sta accadendo sulla riforma elettorale – da lasciare disorientati anche gli analisti politici più esperti. Mentre il mondo muta, gli attori politici sono avviluppati in logiche tutte interne, incapaci di esprimere visioni coerenti del futuro, progettualità di respiro. È inevitabile, quindi, che l’elettorato appaia disorientato, talvolta disilluso e distaccato. Però non è immobile e qualcosa pare si stia trasformando negli orientamenti. L’ultima ricerca sulle opinioni della popolazione ha provato a sondare gli orientamenti dei nordestini su questi temi. Proviamo a raccogliere i principali segnali che emergono.

 

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POLITICA E PARTITI: LA PERCEZIONE DEGLI ITALIANI

democrazia-1132x670Il terreno della politica è magmatico. E non si tratta qui di formazioni politiche che si scompongono e ricompongono di continuo, di alleanze variabili o delle intenzioni di voto, ma della percezione della popolazione verso le culture politiche e i partiti. Gli orientamenti degli italiani su tali argomenti sono attraversati da un insieme di tensioni, talora anche contrastanti fra loro. Potrebbe essere altrimenti? Stiamo ancora vivendo un processo di assestamento del sistema politico nazionale che ha preso avvio con la caduta della Prima Repubblica, ma che a distanza di circa un quarto di secolo (sic!) non ha ancora trovato un consolidamento. I cambiamenti di rotta poi sono così repentini – si veda quanto sta accadendo in queste settimane sulla riforma elettorale – da lasciare disorientati anche gli analisti politici più esperti. Nel frattempo, in questi 25 anni, il contesto mondiale è radicalmente cambiato, le condizioni e i fattori della competizione sono mutati, abbiamo attraversato (e non è ancora terminata) una delle crisi economiche più profonde, il terrorismo internazionale è arrivato in Europa. A fronte di tutto ciò, gli attori politici sono avviluppati in logiche tutte interne, incapaci di esprimere visioni coerenti del futuro, progettualità di respiro. È inevitabile, quindi, che l’elettorato appaia disorientato, talvolta disilluso e distaccato.

La Stampa, 19 giugno 2017

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LA FIDUCIA A NORDEST NELLE FORZE DELL’ORDINE, UE, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Stack of hands showing unityLa fiducia è un ingrediente sempre più labile nella nostra vita: non si può dare per scontato. Per dirla con Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Così, dubbio e pre-giudizio sono due tratti che spesso qualificano i nostri atteggiamenti di fronte agli eventi. E determinano le nostre valutazioni, al di là della oggettività dei fatti. Come se avessimo sviluppato degli “anticorpi” che ci fanno dubitare e diffidare rispetto a ciò che ci circonda, a prescindere. La nostra vita quotidiana è costellata di news. E, talvolta, anche di fake news, notizie false. Sommersi da una valanga di informazioni, inevitabilmente (e inconsciamente) siamo spinti a erigere una sorta di barriera difensiva, che ci porta a prendere le distanze da un coinvolgimento eccessivo. A dubitare della veridicità dei fatti o della spiegazione che viene fornita. A catalogarle con un pre-giudizio, appunto. Non è un atteggiamento esclusivo della nostra epoca, ma certamente aumenta e si propaga in modo più rapido in virtù della diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione. Web e social network rimpallano di continuo notizie e informazioni, cui possiamo accedere individualmente, in un’operazione di aggiramento (oggi si usa dire “disintermediazione”) dei canali tradizionali che in qualche modo filtravano e selezionavano precedentemente i contenuti: famiglia, associazioni, quotidiani, figure autorevoli… Se alle nuove tecnologie aggiungiamo la grande quantità di trasmissioni denuncia, talk show urlanti e l’uso dei social come sfogatoio, possiamo intuire come l’immaginario collettivo sia abitato da orientamenti disfattisti oltre misura.

 

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INDAGINE LAST: LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI

Man and woman help silhouette in mountainsDubbio e pre-giudizio sono due tratti che spesso qualificano i nostri atteggiamenti di fronte agli eventi. E determinano le nostre valutazioni, al di là della oggettività dei fatti. Come se avessimo sviluppato degli “anticorpi” che ci fanno dubitare e diffidare rispetto a ciò che ci circonda, a prescindere. Per dirla col noto aforisma di Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. La nostra vita quotidiana è costellata di news. E, talvolta, anche di fake news, notizie false. Sommersi da una simile valanga di informazioni, inevitabilmente (e inconsciamente) siamo spinti a erigere una sorta di barriera difensiva, che ci porta a prendere le distanze da un coinvolgimento eccessivo. A dubitare della veridicità dei fatti o della spiegazione che viene fornita. A catalogarle con un pre-giudizio, appunto. Non è un atteggiamento esclusivo della nostra epoca, ma certamente aumenta e si propaga in modo più rapido in virtù della diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione.

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SINDACATI A NORDEST, L’OPINIONE DI POPOLAZIONE E LAVORATORI

FiomIl mondo del lavoro è sempre più un universo di galassie professionali. L’introduzione di nuove tecnologie e il dipanarsi della quarta rivoluzione industriale se sicuramente rendono obsoleti alcuni lavori, nello stesso tempo aprono orizzonti alla nascita di nuovi mestieri, con competenze diverse dalle precedenti. Come in una sorta di “big bang”, stiamo assistendo – quasi giornalmente – a un’espansione dell’universo lavorativo e al sorgere di nuove attività. Le conseguenze di simili fenomeni investono una molteplicità di ambiti e aprono nuove sfide nella sfera dei diritti e dei doveri, delle imprese e dei lavoratori, delle tutele e della rappresentanza. Ecco, la rappresentanza. È diventato un mestiere complicato, per tutte le forme organizzate degli interessi, sia chiaro: dalle associazioni imprenditoriali, a quelle professionali e istituzionali, per non dire dei partiti. Ma le organizzazioni dei lavoratori, fra tutte, hanno una lunga storia alle spalle e anch’esse conoscono un’impasse. Che deriva da alcuni ordini di motivi. Il primo risiede proprio nella progressiva articolazione dei lavori. Se in precedenza la “classe operaia” della fabbrica costituiva l’elemento identitario (e culturale), il riferimento obbligato sotto il profilo contrattuale, oggi i lavoratori sono “fuori dalla classe”. Gli operai rappresentano una minoranza e, pure al loro interno, sono presenti un mix di figure.

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INDAGINE LAST: COME CAMBIANO IL LAVORO E IL SINDACATO

UnionIl mondo del lavoro diventa progressivamente un universo di galassie professionali. La diffusione di sempre nuove tecnologie e il dipanarsi della quarta rivoluzione industriale se sicuramente rendono obsoleti alcuni lavori, nello stesso tempo aprono orizzonti alla nascita di nuovi mestieri, con competenze diverse dalle precedenti. Come in una sorta di “big bang”, stiamo assistendo – quasi giornalmente – a un’espansione dell’universo lavorativo e al sorgere di nuove attività. Le conseguenze di simili fenomeni investono una molteplicità di ambiti e aprono nuove sfide nella sfera dei diritti e dei doveri, delle imprese e dei lavoratori, delle tutele e della rappresentanza. Ecco, la rappresentanza. È diventato un mestiere complicato, per tutte le forme organizzate degli interessi, sia chiaro: dalle associazioni imprenditoriali, a quelle professionali e istituzionali, per non dire dei partiti. Ma le organizzazioni dei lavoratori, fra tutte, hanno una lunga storia alle spalle e anch’esse conoscono un’impasse. Che deriva da alcuni ordini di motivi.

La Stampa, 1 Maggio 2017

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#LASTPOLIS: AL VIA LA NUOVA INDAGINE

scheda-elettorale-1948Viviamo un’epoca di grandi trasformazioni. La convivenza delle nostre società è messa sotto tensione da un insieme di fenomeni che mettono alla prova il capitale sociale e territoriale. L’Indagine LaST di Community Media Research, nella nuova rilevazione #LaSTPolis, intende esplorare gli orientamenti degli italiani verso alcune dimensioni che costituiscono i pilastri delle nostre comunità: le reti associative, la fiducia nelle istituzioni, la democrazia e la politica.

Partecipa all’indagine www.lastpolis.indaginelast.it

 

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PESO ECONOMICO VS PESO POLITICO DELLE REGIONI A NORDEST

bilancia_1Il territorio ha assunto, negli ultimi anni, un’importanza crescente nella discussione pubblica e politica. E il Nordest è stato, dalla seconda metà degli anni ’90 fino a pochi anni fa, sicuramente al centro di un’attenzione particolare: fra le aree più scandagliate, analizzate e discusse non solo in ambito nazionale. Ciò è accaduto per il concorrere di un insieme di aspetti. Sicuramente, grazie alle performance economiche, ma anche sociali. Grazie al ruolo dei distretti industriali, ma anche alle capacità di integrazione sociale con l’arrivo dei migranti. Soprattutto, il Nordest ha anticipato e imposto sul piano nazionale il tema della centralità del territorio e del suo capitale sociale, della sussidiarietà e del federalismo nello sviluppo di una realtà. Poi sono arrivati i processi di globalizzazione che hanno amplificato il ritorno alla categoria del territorio. Le nuove tecnologie ci connettono col mondo, i sistemi produttivi si localizzano oltre i confini originari e allungano le proprie reti prescindendo dalle frontiere, la finanza non ha barriere, le migrazioni spostano porzioni di intere popolazioni: osservando simili fenomeni, si può ben dire che stiamo diventando un “grande caseggiato globale”.

 

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IL TERRITORIO: PESO ECONOMICO, POLITICO E NEL PERCEPITO DEGLI ITALIANI

Puzzle Pieces, Map on ItalyIl territorio ha assunto, negli ultimi anni, un’importanza crescente nella discussione pubblica e politica. E ciò accade per il concorrere di un insieme di aspetti. Sicuramente, i processi di globalizzazione hanno un ruolo centrale nel ritorno alla categoria del territorio. Le nuove tecnologie ci connettono col mondo, i sistemi produttivi si localizzano oltre i confini originari e allungano le proprie reti prescindendo dalle frontiere, la finanza non ha barriere, le migrazioni spostano porzioni di intere popolazioni: osservando simili fenomeni, si può ben dire che stiamo diventando un “grande caseggiato globale”. Nella costruzione (inconsapevole) di questo nuovo “condominio”, però, si alimenta anche un sentimento di spaesamento, di perdita di riferimenti tradizionali: c’è bisogno, quindi, nello stesso tempo di ancorarsi alle proprie radici, alle identità sociali del proprio territorio originario. Più spesso non in modo alternativo: nel contempo desideriamo essere aperti al mondo e cerchiamo di ancorarci alle nostre radici. Anche la politica, e non solo quella nostrana, sta riscoprendo l’importanza del territorio, seppure con grande fatica.

 

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A NORDEST COMPETIZIONE SINONIMO DI IMPRENDITIVITA’, MA PREVALE LO STATALISMO..

competitionIl cambiamento è il tratto distintivo della nostra esperienza quotidiana. Veloce, a volte radicale, soprattutto improvviso e talora inatteso. Gli scenari mutano con elevata rapidità. Nel giro di pochi anni siamo passati dal diffondersi della globalizzazione e dell’apertura dei mercati internazionali, al riemergere con forza di spinte centripete, alla tendenza ai protezionismi e al riaffermare le sovranità nazionali. È la conseguenza a un processo avvenuto in modo accelerato e disomogeneo, non adeguatamente regolato. I movimenti di opinione populisti e sovranisti, tesi a un ritorno alle vecchie regole, hanno buon gioco e trovano in una parte consistente della popolazione un’accoglienza elevata. Il cambiamento non è mai un evento neutro. Quando non genera sviluppo, ma una minore distribuzione della ricchezza e di opportunità, induce resistenze. Ciò avviene in quasi tutto il Vecchio Continente, ma nel nostro paese trova una particolare intensità: l’ascensore sociale si è sostanzialmente bloccato e le speranze di una mobilità si sono ampiamente ridotte. La lentezza, poi, con cui stiamo uscendo da un lungo periodo di recessione appesantisce ulteriormente la percezione di vivere in un paese che non offre possibilità di sviluppo e di crescita. Così, una parte dei giovani decide di spostarsi all’estero, alcune imprese collocano i loro centri decisionali e talvolta produttivi in parti del mondo più dinamiche.

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