Gli Italiani, le classi dirigenti e le culture politiche

IMG_0440Gli italiani valutano positivamente soprattutto le leadership orizzontali: i responsabili delle associazioni con finalità sociali e del volontariato, al più gli esponenti del mondo della cultura e delle università. Già sugli imprenditori si dividono, ma quando si passa a considerare le classi dirigenti delle rappresentanze organizzate e delle istituzioni, la valutazione scende sensibilmente. E, fra i bocciati, incontriamo accomunati i politici, i sindacalisti e i banchieri. È una società che si riconosce nella prossimità al territorio, in chi opera fattivamente nelle molte reti di solidarietà. È più diffidente, invece, quando pensa alle classi dirigenti che appartengono alle forme istituzionalizzate della rappresentanza e della politica. Percepiti distanti e distaccate, troppo particolari e autoreferenziali. Forse è per questo che nel delineare le caratteristiche della leadership del futuro per il nostro Paese mette in risalto soprattutto due aspetti: la capacità di una visione strategica, in grado di anticipare e affrontare i problemi, da un lato. Dall’altro, l’essere dotata di senso morale, di legalità: in una parola, la dimensione etica. Meglio ancora, se assieme a questi aspetti vi è anche una competenza professionale specifica. Lo sfondo di tutto ciò è poi costituito dagli orientamenti culturali politici espressi dai cittadini. Al di là dell’esito elettorale, di cui sono ben noti i risultati, le culture politiche degli italiani evidenziano un sommovimento in cui, oltre agli schieramenti tradizionali, emergono in modo significativo inclinazioni che potremmo definire tranquillamente “post-politiche”.

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