INDAGINE LAST: COME CAMBIANO IL LAVORO E IL SINDACATO

UnionIl mondo del lavoro diventa progressivamente un universo di galassie professionali. La diffusione di sempre nuove tecnologie e il dipanarsi della quarta rivoluzione industriale se sicuramente rendono obsoleti alcuni lavori, nello stesso tempo aprono orizzonti alla nascita di nuovi mestieri, con competenze diverse dalle precedenti. Come in una sorta di “big bang”, stiamo assistendo – quasi giornalmente – a un’espansione dell’universo lavorativo e al sorgere di nuove attività. Le conseguenze di simili fenomeni investono una molteplicità di ambiti e aprono nuove sfide nella sfera dei diritti e dei doveri, delle imprese e dei lavoratori, delle tutele e della rappresentanza. Ecco, la rappresentanza. È diventato un mestiere complicato, per tutte le forme organizzate degli interessi, sia chiaro: dalle associazioni imprenditoriali, a quelle professionali e istituzionali, per non dire dei partiti. Ma le organizzazioni dei lavoratori, fra tutte, hanno una lunga storia alle spalle e anch’esse conoscono un’impasse. Che deriva da alcuni ordini di motivi.

La Stampa, 1 Maggio 2017

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#LASTPOLIS: AL VIA LA NUOVA INDAGINE

scheda-elettorale-1948Viviamo un’epoca di grandi trasformazioni. La convivenza delle nostre società è messa sotto tensione da un insieme di fenomeni che mettono alla prova il capitale sociale e territoriale. L’Indagine LaST di Community Media Research, nella nuova rilevazione #LaSTPolis, intende esplorare gli orientamenti degli italiani verso alcune dimensioni che costituiscono i pilastri delle nostre comunità: le reti associative, la fiducia nelle istituzioni, la democrazia e la politica.

Partecipa all’indagine www.lastpolis.indaginelast.it

 

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PESO ECONOMICO VS PESO POLITICO DELLE REGIONI A NORDEST

bilancia_1Il territorio ha assunto, negli ultimi anni, un’importanza crescente nella discussione pubblica e politica. E il Nordest è stato, dalla seconda metà degli anni ’90 fino a pochi anni fa, sicuramente al centro di un’attenzione particolare: fra le aree più scandagliate, analizzate e discusse non solo in ambito nazionale. Ciò è accaduto per il concorrere di un insieme di aspetti. Sicuramente, grazie alle performance economiche, ma anche sociali. Grazie al ruolo dei distretti industriali, ma anche alle capacità di integrazione sociale con l’arrivo dei migranti. Soprattutto, il Nordest ha anticipato e imposto sul piano nazionale il tema della centralità del territorio e del suo capitale sociale, della sussidiarietà e del federalismo nello sviluppo di una realtà. Poi sono arrivati i processi di globalizzazione che hanno amplificato il ritorno alla categoria del territorio. Le nuove tecnologie ci connettono col mondo, i sistemi produttivi si localizzano oltre i confini originari e allungano le proprie reti prescindendo dalle frontiere, la finanza non ha barriere, le migrazioni spostano porzioni di intere popolazioni: osservando simili fenomeni, si può ben dire che stiamo diventando un “grande caseggiato globale”.

 

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IL TERRITORIO: PESO ECONOMICO, POLITICO E NEL PERCEPITO DEGLI ITALIANI

Puzzle Pieces, Map on ItalyIl territorio ha assunto, negli ultimi anni, un’importanza crescente nella discussione pubblica e politica. E ciò accade per il concorrere di un insieme di aspetti. Sicuramente, i processi di globalizzazione hanno un ruolo centrale nel ritorno alla categoria del territorio. Le nuove tecnologie ci connettono col mondo, i sistemi produttivi si localizzano oltre i confini originari e allungano le proprie reti prescindendo dalle frontiere, la finanza non ha barriere, le migrazioni spostano porzioni di intere popolazioni: osservando simili fenomeni, si può ben dire che stiamo diventando un “grande caseggiato globale”. Nella costruzione (inconsapevole) di questo nuovo “condominio”, però, si alimenta anche un sentimento di spaesamento, di perdita di riferimenti tradizionali: c’è bisogno, quindi, nello stesso tempo di ancorarsi alle proprie radici, alle identità sociali del proprio territorio originario. Più spesso non in modo alternativo: nel contempo desideriamo essere aperti al mondo e cerchiamo di ancorarci alle nostre radici. Anche la politica, e non solo quella nostrana, sta riscoprendo l’importanza del territorio, seppure con grande fatica.

 

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A NORDEST COMPETIZIONE SINONIMO DI IMPRENDITIVITA’, MA PREVALE LO STATALISMO..

competitionIl cambiamento è il tratto distintivo della nostra esperienza quotidiana. Veloce, a volte radicale, soprattutto improvviso e talora inatteso. Gli scenari mutano con elevata rapidità. Nel giro di pochi anni siamo passati dal diffondersi della globalizzazione e dell’apertura dei mercati internazionali, al riemergere con forza di spinte centripete, alla tendenza ai protezionismi e al riaffermare le sovranità nazionali. È la conseguenza a un processo avvenuto in modo accelerato e disomogeneo, non adeguatamente regolato. I movimenti di opinione populisti e sovranisti, tesi a un ritorno alle vecchie regole, hanno buon gioco e trovano in una parte consistente della popolazione un’accoglienza elevata. Il cambiamento non è mai un evento neutro. Quando non genera sviluppo, ma una minore distribuzione della ricchezza e di opportunità, induce resistenze. Ciò avviene in quasi tutto il Vecchio Continente, ma nel nostro paese trova una particolare intensità: l’ascensore sociale si è sostanzialmente bloccato e le speranze di una mobilità si sono ampiamente ridotte. La lentezza, poi, con cui stiamo uscendo da un lungo periodo di recessione appesantisce ulteriormente la percezione di vivere in un paese che non offre possibilità di sviluppo e di crescita. Così, una parte dei giovani decide di spostarsi all’estero, alcune imprese collocano i loro centri decisionali e talvolta produttivi in parti del mondo più dinamiche.

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#INDAGINELAST. STATO, MERCATO, SOCIETA’: LA COMPETIZIONE COME SVILUPPO O AUMENTO DISUGUAGLIANZE?

Successful leaderSperimentiamo un tempo in cui gli scenari mutano con elevata rapidità. Nel giro di pochi anni siamo passati dal diffondersi della globalizzazione e dell’apertura dei mercati internazionali, al riemergere di protezionismi e al riaffermare sovranità nazionali. È la conseguenza a un processo avvenuto in modo accelerato e disomogeneo, non adeguatamente regolato. I movimenti di opinione populisti e sovranisti, tesi a un ritorno alle vecchie regole, hanno buon gioco e trovano in una parte consistente della popolazione un’accoglienza elevata. Il cambiamento quando non genera sviluppo, ma una minore distribuzione della ricchezza e di opportunità, produce resistenze. Ciò avviene in quasi tutto il Vecchio Continente (e non solo), ma nel nostro paese trova una particolare intensità: l’ascensore sociale si è sostanzialmente bloccato e le speranze di una mobilità si sono ampiamente ridotte. La lentezza, poi, con cui stiamo uscendo da un lungo periodo di recessione appesantisce ulteriormente la percezione di vivere in un paese che non offre possibilità di sviluppo e di crescita. Così, una parte dei giovani decide di spostarsi all’estero, alcune imprese dislocano i loro centri decisionali e talvolta produttivi in parti del mondo più dinamiche. Se a tutto ciò aggiungiamo che l’Italia rimane un paese ad alto tasso di corporativizzazione, dove l’intreccio di interessi è talmente vischioso da rallentare – se non bloccare – qualsiasi tentativo di riforma; dove si reclama il cambiamento, ma ciò deve riguardare prima gli altri; dove la cultura dei “diritti a prescindere“ prevale su quella della “responsabilità”, possiamo comprendere come la “sindrome dello zero-virgola” costituisca un meccanismo sociale e culturale, prima ancora che economico: temiamo il cambiamento perché potrebbe peggiorare le condizioni, anziché migliorarle.

La Stampa, 27 febbraio 2017

 

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A NORDEST L’ASCENSORE SOCIALE PUNTA VERSO IL BASSO

social-class-wordleIl fenomeno della polarizzazione delle condizioni è uno dei lasciti della crisi finanziaria ed economica avviata nel 2008. Quello più evidente ha investito il sistema produttivo: le imprese si sono divise in modo sempre più netto fra chi ha ottenuto performance positive e chi ha manifestato difficoltà sempre più marcate. Generalmente, le prime sono quelle che hanno investito nei processi di innovazione e si sono aperte alle relazioni con i mercati esteri. Le seconde, invece, sono quante non hanno saputo/potuto innovare e hanno operato esclusivamente sul mercato domestico. Fra questi due poli, lo spazio di manovra ispirato a un’attesa passiva in vista di un miglioramento, ha prodotto solo esiti negativi e fatto scivolare fuori dal mercato. Ora questo processo di divaricazione sempre più netto si sta spostando dal piano del sistema produttivo a quello delle famiglie e degli individui. E tutto fa pensare che avrà una velocità relativamente elevata, di cui già oggi avvertiamo i segnali. È sufficiente consultare gli ultimi dati per verificare l’accentuarsi di un fenomeno di recrudescenza della povertà e di polarizzazione nelle condizioni economiche delle famiglie.

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APPARTENENZA AI GRUPPI SOCIALI: UN’ISTANTANEA SULLA PERCEZIONE DEGLI ITALIANI

ascensoreL’avvento della crisi finanziaria ed economica nel 2008 costituisce uno spartiacque per i paradigmi dello sviluppo, i cui effetti sono tuttora presenti sotto molteplici dimensioni. Fra le conseguenze, la più evidente è la polarizzazione del sistema produttivo: le imprese si sono divise in modo sempre più netto fra chi ha ottenuto performance positive e chi ha manifestato difficoltà sempre più marcate. Generalmente, le prime sono quelle che hanno investito nei processi di innovazione e si sono aperte alle relazioni con i mercati esteri. Le seconde, invece, sono quante non hanno saputo/potuto innovare e hanno operato esclusivamente sul mercato domestico. Fra questi due poli, lo spazio di manovra ispirato a un’attesa passiva in vista di un miglioramento, ha prodotto solo esiti negativi e fatto scivolare fuori dal mercato. Ora questo processo di divaricazione sempre più netto si sta spostando dal piano del sistema produttivo a quello delle famiglie e degli individui. E tutto fa pensare che avrà una velocità relativamente elevata, di cui già oggi avvertiamo i segnali. È sufficiente consultare gli ultimi dati per verificare l’accentuarsi di un fenomeno di recrudescenza della povertà e di polarizzazione nelle condizioni economiche delle famiglie.

La Stampa, 30 gennaio 2017
Il Secolo XIX, 30 gennaio 2017

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#INDAGINELAST: PER I NORDESTINI UN 2017 PREVISTO IN PEGGIORAMENTO

grafico-in-discesamodL’approssimarsi della fine dell’anno, e l’aprirsi del nuovo, induce a fare bilanci, a soppesare quanto è avvenuto e prefigurare ciò che si attende. E per i nordestini il 2016, in particolare, non si è certo rivelato un anno facile. Se l’economia ha dato, in generale, segnali di tenuta e di risveglio, tuttavia non siamo ancora di fronte a una ripresa del sistema produttivo nel suo complesso. In una condizione ancora di fragilità e incertezza della crescita, dopo lunghi anni di difficoltà, si è abbattuta come un maglio la crisi delle due banche popolari venete, cui si aggiunge il corollario rappresentato da diverse BCC nordestine. Un vero e proprio tracollo le cui conseguenze sono ancora solo stimate sotto il profilo del reale impatto economico su imprese e famiglie. Senza considerare, poi, il prezzo che dovrà pagare il sistema del credito regionale a causa di fusioni e accorpamenti fra istituti. Oltre al venire meno della fiducia e della reputazione di banche che rappresentavano un punto di riferimento e un’identità per il territorio di riferimento: anch’esse tutte da ricostruire. Queste vicende nordestine s’innestano all’interno di quadro più generale dell’Italia che non gode sicuramente di salute ottima.

 

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TEMPO DI BILANCI: PESSIMISMO SU SITUAZIONE ECONOMICA E POLITICA

imagesL’approssimarsi della fine dell’anno, e l’aprirsi del nuovo, induce a fare bilanci, a soppesare quanto è avvenuto e prefigurare ciò che si attende. Veniamo da diversi anni di difficoltà economica e da instabilità politica, non ultimo quello generato dall’esito referendario. Dal 2008 abbiamo avuto 5 governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e ora Gentiloni), in media più di un esecutivo a biennio. È evidente che con un simile incedere qualsiasi attività politica e azione riformatrice subisca uno “stop and go” continuo. Il tentativo di offrire un disegno coerente al paese e, quindi, una direzione da perseguire diventa come la tela di Penelope: ciò che si tesse di giorno, è dipanato il giorno successivo. Così, l’emergenza è diventata la nostra normalità. Viviamo una condizione di continua discontinuità, alimentando fra gli operatori economici e nella popolazione un orientamento adattivo e prudenziale.Perché nell’incertezza è meglio muoversi con cautela. Esattamente il contrario di ciò che servirebbe in un’epoca come l’attuale dove la velocità e un disegno strategico costituiscono i fattori determinanti per una ripresa di competitività del sistema-paese. Ciò nonostante, seppure con dati economici altalenanti, il PIL è rientrato leggermente in campo positivo e, nonostante tutto, l’azione del governo Renzi qualche esito positivo l’ha portato. Tuttavia, la svolta, la ripresa più volte evocata non arriva.

La Stampa, 19 dicembre 2016
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