Economia

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I NORDESTINI, EUROPEISTI MA CRITICI

Europa-1024x849La maggioranza fra i nordestini guarda ancora con favore l’Unione Europea, ma con un po’ più di disincanto rispetto a qualche anno fa. Nello stesso tempo, aumenta però la platea degli scontenti, di chi manifesta un orientamento anti-europeista. D’altro canto, l’Europa non gode buona salute, e purtroppo non è una novità. Dallo scoppio della crisi del 2008 e la gestione successiva segnata da un’austerity ai limiti del parossismo, passando per la (non) gestione dei flussi migratori, fino alla Brexit, l’Unione non ha dato certamente il meglio sé. La stessa riunione agostana a Ventotene fra i primi ministri di Francia, Germania e Italia, dove si sarebbe dovuto scrivere le “pagine del futuro dell’UE” (Renzi dixit), non ha suggellato passi in avanti. Anzi, da allora le divisioni si sono ulteriormente accentuate e da qualche settimana lo stesso Premier italiano sta lanciando strali verso un’Unione sorda alla flessibilità necessaria per fronteggiare le emergenze umanitarie e una ripresa economica ancora troppo lenta. L’esito di tale aggrovigliamento dell’UE è aver alimentato venti di protesta e populismi, tanto da non rendere implausibile una deflagrazione di quel progetto che ha fin qui garantito pace e sviluppo a un novero sempre più ampio di nazioni. L’uscita dall’Unione sancita con il referendum popolare (per quanto ora in discussione) dalla Gran Bretagna rappresenta l’evento più traumatico e le prove delle prossime elezioni politiche in diversi paesi costituiranno ulteriori banchi di prova per la tenuta di quel disegno.

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EUROPA: GLI ITALIANI SONO PER IL “REMAIN”, MA E’ NECESSARIO UN CAMBIAMENTO

eu_2L’Europa non gode buona salute, e purtroppo non è una novità. Dallo scoppio della crisi del 2008 e la gestione successiva segnata da un’austerity ai limiti del parossismo, passando per la (non) gestione dei flussi migratori, fino alla Brexit, l’Unione non ha dato certamente il meglio sé. La stessa riunione agostana a Ventotene fra i primi ministri di Francia, Germania e Italia, dove si sarebbe dovuto scrivere le “pagine del futuro dell’UE” (Renzi dixit), non ha suggellato passi in avanti. Anzi, da allora le divisioni si sono ulteriormente accentuate e da qualche settimana lo stesso Premier italiano sta lanciando strali verso un’Unione sorda alla flessibilità necessaria per fronteggiare le emergenze umanitarie e una ripresa economica ancora troppo lenta. L’esito di tale aggrovigliamento dell’UE è aver alimentato venti di protesta e populismi, tanto da non rendere implausibile una deflagrazione di quel progetto che ha fin qui garantito pace e sviluppo a un novero sempre più ampio di nazioni. L’uscita dall’Unione sancita con il referendum popolare (per quanto ora in discussione) dalla Gran Bretagna rappresenta l’evento più traumatico e le prove delle prossime elezioni politiche in diversi paesi costituiranno ulteriori banchi di prova per la tenuta di quel disegno. Nel nostro paese, poi, non mancano esponenti politici e partiti che criticano ferocemente la burocrazia europea, fino ad auspicare un’uscita dall’Unione emulando i britannici o l’abbandono della moneta unica.

La Stampa, 21 novembre 2016

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#lastart. Preoccupazione tra i nordestini per il futuro

grafico finegilUna dinamica frenata: sembra un ossimoro, ma è questa la prospettiva che i nordestini intravedono per la propria famiglia e per l’economia nei prossimi anni. D’altro canto, non si può dar loro torto. Ascoltando le notizie che provengono dai mercati finanziari e dalle istituzioni economiche non c’è di che stare allegri. La borsa è volatile e instabile; le stime di crescita mondiale sono positive, ma progressivamente riviste al ribasso. Una parte dei famosi BRICS, che fino a poco tempo fa trainavano l’economia mondiale (Russia, Brasile), sono in affanno e la stessa Cina – che pur continua a svilupparsi – ha rallentato il suo slancio. Le vicende internazionali poi (Siria, migrazioni, terrorismo,…) decisamente non aiutano a semplificare il quadro complessivo. Guardando all’Italia, le stime di PIL hanno il segno positivo, ma sono inferiori rispetto alle previsioni. In più pesa molto la situazione di alcune banche locali che hanno bruciato cospicue risorse di famiglie e imprese. È facile comprendere come, agli occhi della popolazione, il quadro complessivo sia contrassegnato ancora da molte incertezze. E con l’incertezza aumenta la dimensione della cautela, della prudenza. Soprattutto se, dopo la ventata di cambiamento portata dal governo Renzi con le sue riforme e le promesse, i risultati tardano a dispiegarsi in modo sistematico oppure non sono così eclatanti come si attendeva.

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#lastart: entro quanto tempo usciremo dalla crisi?

shoppingPuntuale in questi anni di difficoltà, fra la fine e l’inizio di quello nuovo, scatta l’interrogativo: sarà finalmente quello della ripresa economica? Stiamo uscendo dal tunnel della crisi? Diversi dati rilevano che il sistema produttivo e il mercato del lavoro hanno ripreso a sfornare segni positivi. Gli stessi indicatori di fiducia delle famiglie, dei consumatori e delle imprese portano il segno più davanti. Le recenti festività natalizie, il turismo e l’avvio dei saldi hanno evidenziato esiti interessanti. A queste indicazioni, però, si contrappongono altre ancora di segno negativo. Situazioni critiche e di difficoltà emergono di continuo: crisi aziendali, licenziamenti, una disoccupazione che rimane a livelli assai elevati. Tutto ciò fa sostenere che non siamo ancora di fronte a una risalita dell’intero sistema economico, che investe omogeneamente tutti i settori, ma è a macchia di leopardo. A situazioni di dinamicità, fanno da contrappeso altre di criticità. Ciò non di meno, finalmente dopo lunghi anni di decrescita e depressione, pare che la macchina dell’economia abbia ripreso a marciare.

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Monitor sul lavoro (Giornale di Vicenza)

II laboratorio Cmr diretto dal sociologo Marini analizza una rivoluzione nel modo di sentire l’occupazione, ma i dibattiti pubblici restano ideologici e l’ignorano
Il metalmeccanico sceglie la meritocrazia
La larga maggioranza dei lavoratori s’identifica con l’impresa che sente “sua”, tende a condividerne gli obiettivi e vuole contribuire anche alle decisioni
Il 75,6% è disposto alla flessibilità negli orari e nei turni, il 77,8% vuole contribuire a fare innovazione
Non solo accettano che gli stipendi possano essere diversi in base ai meriti del lavoratore. Non solo non fanno più barricate in difesa del posto fisso per legge. Non solo sono disposti anche alla flessibilità sia negli orari che nelle retribuzioni. Ora, almeno in parte sono disponibili perfino a dare le loro idee all’imprenditore e a partecipare al finanziamento di progetti innovativi, ed essere poi ricompensati in base ai risultati. Insomma, “post.ideologici e caratterizzati da una forte soggettività: si presentano così o lavoratori del Nordest”, sintetizza il sociologo Daniele Marini nella nuova indagine curata dal laboratorio Cmr-Community media research, di cui è direttore scientifico, per conto di Federmeccanica.

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#lastjobs (Giornale di Vicenza)

Sindacato, crisi con le nuove generazioni

A Nordest soprattutto da Trento e Trieste piovono bocciature I veneti sono più prudenti, ma giovani e donne lo sentono lontano

Friulani e trentini buttano per lo più a mare il sindacato. I veneti no, tendono a sentire che un valore resta, ma non c’è dubbio che il rapporto sia in crisi, soprattutto per le “nuove generazioni” del mondo del lavoro. E’ il quadro che emerge dalla nuova indagine curata dal sociologo Daniele Marini, direttore scientifico del laboratorio Cmr-Community media research, assieme a Questlab. “Il sindacato ha un problema che non è legato esclusivamente al numero e alla composizione degli iscritti – spiega Marini – ma al valore che gli viene attribuito, al ruolo che occupa nella società. Se sia in grado, cioè di interpretare e rappresentare effettivamente le trasformazioni dei lavori”. Anche se, ricorda Marini, “il lavoro della rappresentanza” oggi è diventato sempre più complicato per tutte le forme associative

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#lastjobs: italiani e (s)fiducia nella rappresentanza sindacale

PENTAX DIGITAL CAMERAIl lavoro della rappresentanza è sempre più complicato. E lo è diventato, seppure in misura diversa, per tutte le forme associative. Nessuna esclusa: dai partiti passando per le associazioni di categorie, fino a quelle più moderne legate alla rete, come dimostrano anche le recenti riflessioni interne a M5S. I partiti sono quelli più in difficoltà: le convulsioni e i cambiamenti iniziati con Tangentopoli non hanno ancora trovato una stabilità. Scissioni (attuate o minacciate), creazioni di correnti e nascita di nuove formazioni sono quasi all’ordine del giorno. Anche le organizzazioni degli interessi non sono escluse. Più dei partiti, hanno un termometro costante nelle relazioni con gli iscritti di cui auscultano la temperatura, i malumori e le attese. Quindi, sono più capaci di conservare una linea diretta con le esigenze della base associativa. Ma anche loro, di fronte alle accelerazioni impresse dai nuovi scenari, faticano a modificare i propri assetti, poiché le strutture organizzative tendono a essere rigide e a rifiutare i cambiamenti. (altro…)

Italiani scettici sulle ricadute di Expo Milano 2015

padiglione italiaGli italiani hanno una sindrome allergica alle grandi opere. Le vivono perlopiù con un’aria di sospetto e di disincanto. Prima ancora che considerarne l’utilità, la funzionalità, le opportunità che possono aprire, scatta un meccanismo pavloviano: il dubbio che dietro a un progetto si celi sempre qualcos’altro. Qualcuno che ruba, la raccomandazione, la speculazione, il danno ambientale: insomma, qualcosa oscura sempre la finalità ultima, appannandone gli obiettivi. Va detto che un simile sentimento trova ampia alimentazione nelle cronache quasi quotidiane. Dai reportage giornalistici ai telegiornali satirici, dagli articoli ai blog siamo sommersi da notizie che mettono in luce scorrettezze, ruberie, lievitazione dei costi. E tutto a danno dei contribuenti. Insomma, i furbetti del quartierino sono sempre dietro l’angolo. Com’è noto, anche l’esposizione universale EXPO 2015, ormai prossima all’avvio, è stata toccata da episodi di corruzione, che vanno denunciati e perseguiti. Nello stesso tempo, però, non va dimenticato ciò che l’EXPO 2015 di Milano può rappresentare: non solo un evento, ma una infrastruttura volano per la nostra economia

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Le ricadute della tecnologia della comunicazione

famiglia al pcLa nostra è una società altamente “permeabile”, oltre che “liquida”, per usare la nota categoria introdotta da Bauman. Permeabile perché l’uso (e talvolta l’abuso) dei nuovi strumenti di comunicazione travalica i confini delle sfere di vita, li penetra rendendoli più labili. È sufficiente osservare alcuni modi di agire quotidiani, nostri e di chi ci sta attorno, per rendersi conto di quanto sia sempre più difficile separare i momenti e gli ambiti della vita. L’uso del cellulare anche quando si è a tavola con ospiti o in famiglia. Conversare ad alta voce al telefono quando si è in luoghi pubblici, sul treno o in metro. Inviare messaggi o telefonare (magari senza vivavoce) finché si è alla guida dell’auto. L’elenco potrebbe continuare a lungo e con episodi più o meno sgradevoli che giungono alla maleducazione. Così, la sfera del lavoro si confonde con quella della vita familiare, perché possiamo essere reperibili da mail e messaggi anche nei week end o durante le ferie. L’ambito lavorativo, a sua volta, si può confondere con quello delle relazioni personali, grazie all’utilizzo diffuso dei social network (altro…)

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Come nascono le opinioni degli italiani

Schermata 2015-03-05 alle 10.14.29Come fondiamo le nostre opinioni? Attraverso quali mezzi? Il 57,6% forma le proprie opinioni tramite la lettura di quotidiani e riviste, seguito dal 47,4% che dichiara di farlo riflettendo autonomamente. Più distanti troviamo internet e i social network (27,7%) e le discussioni con i familiari (22,2%). Televisione (12,6%) e radio (4,5%) sembrano non avere un ruolo fondamentale nella costruzione dell’opinione.

Si tratta di una classifica tendenzialmente rovesciata rispetto all’effettivo utilizzo. I veicoli odierni delle notizie sono sicuramente la tv, i social o la radio, ma non costituiscono uno strumento utile ad articolare una valutazione, un’opinione. Perché per sedimentarla ci vuole tempo, uno spazio dedicato e individuale di apprendimento

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