Indagine LaST

Di seguito tutte le news appartenenti alla seguente categoria

La nuova indagine LaST tra fake news, economia e politica

marinifakz-kkhD-U11011834165306eOB-1024x576@LaStampa.itUn viaggio fra le opinioni e la conoscenza che gli italiani hanno di alcuni fenomeni di grande attualità: le prospettive economiche delle famiglie nel 2018; le fake news e l’informazione; gli orientamenti verso al politica. L’Indagine LaST (Community Media Research in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa) nella nuova rilevazione #fakebook intende esplorare gli orientamenti degli italiani verso alcune dimensioni che costituiscono i pilastri delle nostre comunità.

 

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GIOVANI, LAVORO, FUTURO: PERMANGONO INCERTEZZA E PREOCCUPAZIONE

"Jobs" on wooden block and magnifying glass on newspaper backgroundGiovani, lavoro e prospettive future costituiscono, per l’Italia in particolare, una sorta di “triangolo-delle-bermuda” sociale. Un’area misteriosa, avvolta dall’incertezza, cui le famiglie e le giovani generazioni guardano con ansia, col timore di precipitare in un vortice pericoloso. I motivi sono noti: nonostante i primi segnali di una ripartenza dell’economia nazionale, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è attestato attorno al 35%, quando nel resto dell’Europa viaggia mediamente a una misura inferiore della metà (19% circa). L’ingresso sul mercato del lavoro è più spesso costellato da percorsi interrotti, da impieghi saltuari che si ripetono nel tempo – a volte lungo – prima di trovare un approdo più stabile sotto il profilo delle condizioni contrattuali. Questo accade nonostante l’ultima riforma del Jobs Act abbia reso più flessibili le norme, favorendo anche le assunzioni a tempo indeterminato. Certo, non è così per tutti i giovani. Per chi possiede una certificazione professionale o un diploma più immediatamente spendibile sul mercato la strada appare meno tortuosa. Viceversa, quanto più un giovane ha investito nella propria formazione (laurea, master), impiega un tempo più lungo nel trovare un’occupazione (più) stabile (e talvolta remunerata). In particolare nel variegato mondo del terziario e dei servizi, dove i giovani laureati si propongono in misura maggiore, l’abbrivio al lavoro è un percorso particolarmente sconnesso e in salita. Così, complice l’allungamento delle speranze di vita delle persone e dell’età pensionabile, oltre a una maggiore resistenza delle imprese ad assumere, si è generato un effetto imbuto all’ingresso sul mercato del lavoro.

La Stampa, 27 novembre 2017

 

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TRA PAURA E SOLIDARIETA’: I MIGRANTI AGLI OCCHI DEGLI ITALIANI

2017-10-30 14.44.24I fenomeni migratori sono sempre più marcati dal segno del dubbio, dell’incertezza. Anche l’Italia, come il resto dell’Europa e del mondo occidentale, guarda ai migranti con un misto di timore e paura e, nello stesso tempo, di solidarietà e desiderio di aiutare. Solo che, per una parte crescente della popolazione, tendono a prevalere le prime istanze, piuttosto che le seconde. Così, il barometro delle percezioni sposta la sua lancetta verso l’area negativa. Non sono prevalenti, ma indubbiamente crescono le emozioni ostili. Sentimenti che si alimentano dell’amplificazione delle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione, che spesso forzano la realtà e contribuiscono a costruire un immaginario collettivo disancorato dall’oggettività dei fatti. Gli esponenti politici, poi, sono pronti a cavalcare il malessere di parti della popolazione, esasperando ed esacerbando la polemica: illudendo di poter risolvere i problemi semplicisticamente costruendo muri o proclamando espulsioni. Si fatica ad affrontare il tema migratorio in modo pragmatico, senza farsi condizionare dal consenso immediato così come da atteggiamenti moralistici. Da ultimo, è sufficiente rinviare al dibattito sviluppatosi attorno al tema della legge sull’integrazione dei figli dei migranti presenti in Italia (detta dello “ius soli”) per avere la misura delle difficoltà che attraversano la classe dirigente italiana: si rinvia la decisione per i timori legati al consenso alle prossime scadenze elettorali. Insomma, non esercita il ruolo per cui è stata eletta: la responsabilità. Il risultato è che se ne parla in modo gridato, contrapposto, raramente pacato e senza essere prigionieri degli stereotipi. Sia chiaro: il fenomeno è complesso e contiene al suo interno tanto questioni legate alla convivenza, quanto le risorse di culture e competenze che sostengono la nostra economia e le nostre famiglie. Ma più si rimandano le soluzioni, maggiore è il problema che si genera. La sensazione è che più spesso la realtà sia sovrastata dall’immaginario, dal sentito dire.

La Stampa, 30 ottobre 2017
il Secolo XIX, 30 ottobre 2017

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I PARTITI A NORDEST: ESSENZIALI PER LA DEMOCRAZIA MA VOTI PIU’ SELETTIVI

votoIl rapporto fra nordestini, partiti e politica è segnato da un sentimento contrastato, testimoniato anche dalle recenti elezioni amministrative. Attratti più dalle liste civiche che dai partiti, chi è andato a votare. Invogliati all’astensione, gli altri. Potrebbe essere altrimenti? Stiamo ancora vivendo un processo di assestamento del sistema politico nazionale avviato con la caduta della Prima Repubblica, ma che a distanza di circa un quarto di secolo (sic!) non ha ancora trovato un consolidamento. I cambiamenti di rotta poi sono così repentini – si veda quanto sta accadendo sulla riforma elettorale – da lasciare disorientati anche gli analisti politici più esperti. Mentre il mondo muta, gli attori politici sono avviluppati in logiche tutte interne, incapaci di esprimere visioni coerenti del futuro, progettualità di respiro. È inevitabile, quindi, che l’elettorato appaia disorientato, talvolta disilluso e distaccato. Però non è immobile e qualcosa pare si stia trasformando negli orientamenti. L’ultima ricerca sulle opinioni della popolazione ha provato a sondare gli orientamenti dei nordestini su questi temi. Proviamo a raccogliere i principali segnali che emergono.

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POLITICA E PARTITI: LA PERCEZIONE DEGLI ITALIANI

democrazia-1132x670Il terreno della politica è magmatico. E non si tratta qui di formazioni politiche che si scompongono e ricompongono di continuo, di alleanze variabili o delle intenzioni di voto, ma della percezione della popolazione verso le culture politiche e i partiti. Gli orientamenti degli italiani su tali argomenti sono attraversati da un insieme di tensioni, talora anche contrastanti fra loro. Potrebbe essere altrimenti? Stiamo ancora vivendo un processo di assestamento del sistema politico nazionale che ha preso avvio con la caduta della Prima Repubblica, ma che a distanza di circa un quarto di secolo (sic!) non ha ancora trovato un consolidamento. I cambiamenti di rotta poi sono così repentini – si veda quanto sta accadendo in queste settimane sulla riforma elettorale – da lasciare disorientati anche gli analisti politici più esperti. Nel frattempo, in questi 25 anni, il contesto mondiale è radicalmente cambiato, le condizioni e i fattori della competizione sono mutati, abbiamo attraversato (e non è ancora terminata) una delle crisi economiche più profonde, il terrorismo internazionale è arrivato in Europa. A fronte di tutto ciò, gli attori politici sono avviluppati in logiche tutte interne, incapaci di esprimere visioni coerenti del futuro, progettualità di respiro. È inevitabile, quindi, che l’elettorato appaia disorientato, talvolta disilluso e distaccato.

La Stampa, 19 giugno 2017

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INDAGINE LAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo vicentino traccia il quadro di quanto è cambiato a distanza di un anno il sentimento della popolazione verso le sue “guide”

Istituzioni, la fiducia dei veneti non c’è più

Solo le forze dell’ordine oltre il 50%di gradimento. Calo deciso per il Capo dello Stato e la magistratura. La curiosità: c’è più consenso nelle regioni autonome Marini: «Prevale l’identikit dei “diffidenti” verso tutto, con molti “esitanti” e ben pochi “fiduciosi”»

Ce lo ricorda ogni giorno anche la tremenda vicenda delle banche: «La fiducia è un ingrediente sempre più labile nella nostra vita: non si può dare per scontato». Lo sottolinea il sociologo Daniele Marini per presentare l’oggetto della rilevazione di Community Media Research di cui è direttore, svolta in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa risparmio Veneto, su cui accende i riflettori: «Quale sia il sentimento della popolazione verso alcune istituzioni, e come sia mutato nel tempo». C’è da fare i conti con una sorta di “cultura” che nasce dal nostro continuo essere continuamente bombardati da notizie, come anche da fake news, cioè false notizie spacciate come vere, per cui «dubbio e pregiudizio sono due tratti che spesso qualificano i nostri atteggiamenti di fronte agli eventi. E determinano le nostre valutazioni, al di là della oggettività dei fatti. Come se avessimo sviluppato degli “anticorpi” che ci fanno dubitare e diffidare a prescindere».

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LA FIDUCIA A NORDEST NELLE FORZE DELL’ORDINE, UE, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Stack of hands showing unityLa fiducia è un ingrediente sempre più labile nella nostra vita: non si può dare per scontato. Per dirla con Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Così, dubbio e pre-giudizio sono due tratti che spesso qualificano i nostri atteggiamenti di fronte agli eventi. E determinano le nostre valutazioni, al di là della oggettività dei fatti. Come se avessimo sviluppato degli “anticorpi” che ci fanno dubitare e diffidare rispetto a ciò che ci circonda, a prescindere. La nostra vita quotidiana è costellata di news. E, talvolta, anche di fake news, notizie false. Sommersi da una valanga di informazioni, inevitabilmente (e inconsciamente) siamo spinti a erigere una sorta di barriera difensiva, che ci porta a prendere le distanze da un coinvolgimento eccessivo. A dubitare della veridicità dei fatti o della spiegazione che viene fornita. A catalogarle con un pre-giudizio, appunto. Non è un atteggiamento esclusivo della nostra epoca, ma certamente aumenta e si propaga in modo più rapido in virtù della diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione. Web e social network rimpallano di continuo notizie e informazioni, cui possiamo accedere individualmente, in un’operazione di aggiramento (oggi si usa dire “disintermediazione”) dei canali tradizionali che in qualche modo filtravano e selezionavano precedentemente i contenuti: famiglia, associazioni, quotidiani, figure autorevoli… Se alle nuove tecnologie aggiungiamo la grande quantità di trasmissioni denuncia, talk show urlanti e l’uso dei social come sfogatoio, possiamo intuire come l’immaginario collettivo sia abitato da orientamenti disfattisti oltre misura.

 

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INDAGINE LAST: LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI

Man and woman help silhouette in mountainsDubbio e pre-giudizio sono due tratti che spesso qualificano i nostri atteggiamenti di fronte agli eventi. E determinano le nostre valutazioni, al di là della oggettività dei fatti. Come se avessimo sviluppato degli “anticorpi” che ci fanno dubitare e diffidare rispetto a ciò che ci circonda, a prescindere. Per dirla col noto aforisma di Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. La nostra vita quotidiana è costellata di news. E, talvolta, anche di fake news, notizie false. Sommersi da una simile valanga di informazioni, inevitabilmente (e inconsciamente) siamo spinti a erigere una sorta di barriera difensiva, che ci porta a prendere le distanze da un coinvolgimento eccessivo. A dubitare della veridicità dei fatti o della spiegazione che viene fornita. A catalogarle con un pre-giudizio, appunto. Non è un atteggiamento esclusivo della nostra epoca, ma certamente aumenta e si propaga in modo più rapido in virtù della diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione.

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INDAGINE LAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo vicentino traccia il quadro della rivoluzione nel mondo dell’occupazione e fotografa una polarizzazione di giudizi sulle organizzazioni

La crisi dei sindacati: persa ancora fiducia Soltanto 16% dei lavoratori afferma di ritenere che stiano tutelando gli interessi di chi ha contratti Marini: «Ma gli esempi per un rinnovamento ci sono»

Da una parte il mondo del lavoro che sta cambiando in maniera incredibile ma proprio per questo fa sentire anche nei sondaggi il suo bisogno di avere anche tutele, servizi a sostegno, rappresentanza forte soprattutto nelle ristrutturazioni aziendali. Dall’altra chi la rappresentanza del mondo del lavoro la fa da sempre, per mestiere, che a sua volta sa di dover cambiare radicalmente perché i suoi primi “clienti” lo guardano sempre meno. C’è soprattutto un dato che fa impressione, a guardare i grafici della nuova a indagine diffusa dal laboratorio di Community Media Research e dal suo direttore scientifico, il sociologo vicentino Daniele Marini (realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa di Risparmio del Veneto). E cioè che solo nel 16% dei casi (-2% rispetto a due anni fa) i lavoratori intervistati dicano che sì, per loro i sindacati stanno tutelando gli interessi dei lavoratori.

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SINDACATI A NORDEST, L’OPINIONE DI POPOLAZIONE E LAVORATORI

FiomIl mondo del lavoro è sempre più un universo di galassie professionali. L’introduzione di nuove tecnologie e il dipanarsi della quarta rivoluzione industriale se sicuramente rendono obsoleti alcuni lavori, nello stesso tempo aprono orizzonti alla nascita di nuovi mestieri, con competenze diverse dalle precedenti. Come in una sorta di “big bang”, stiamo assistendo – quasi giornalmente – a un’espansione dell’universo lavorativo e al sorgere di nuove attività. Le conseguenze di simili fenomeni investono una molteplicità di ambiti e aprono nuove sfide nella sfera dei diritti e dei doveri, delle imprese e dei lavoratori, delle tutele e della rappresentanza. Ecco, la rappresentanza. È diventato un mestiere complicato, per tutte le forme organizzate degli interessi, sia chiaro: dalle associazioni imprenditoriali, a quelle professionali e istituzionali, per non dire dei partiti. Ma le organizzazioni dei lavoratori, fra tutte, hanno una lunga storia alle spalle e anch’esse conoscono un’impasse. Che deriva da alcuni ordini di motivi. Il primo risiede proprio nella progressiva articolazione dei lavori. Se in precedenza la “classe operaia” della fabbrica costituiva l’elemento identitario (e culturale), il riferimento obbligato sotto il profilo contrattuale, oggi i lavoratori sono “fuori dalla classe”. Gli operai rappresentano una minoranza e, pure al loro interno, sono presenti un mix di figure.

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