Dicono di noi

L’osservatorio privilegiato di CMR visto dai media.

 

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Indagine Last (Giornale di Vicenza)

L’INDAGINE II laboratorio Cmr evidenzia un sentimento contrastato tra “critici’e “comprensivi”sulla situazione delle ultime generazioni, dove emergono molti”neet”
I giovani: rifiutati dal lavoro o “bamboccioni”
Marini: «Il tasso di disoccupazione al 35% dimostra che la situazione è complicata». Per molti la colpa è del sistema, ma ci sono offerte che restano ignorate
Per il 60% (anche se c’è stato un calo) l’opzione migliore resta quella di cercare posto all’estero
Da una parte «nonostante i primi segnali di una ripartenza dell’economia nazionale, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è attestato attorno al 35%, quando nel resto dell’Europa viaggia mediamente a una misura inferiore della metà (19% circa)». Dall’altra – l’ultimo caso è denunciato dalla padovana “Antonio Carraro” – «alcuni profili professionali restano disattesi da parte dei giovani, con imprese che non trovano manodopera disponibile, specializzata, da inserire anche con condizioni economiche vantaggiose».
Insomma, sottolinea il sociologo Daniele Marini sintetizzando la ricerca sul tema svolta da Community Media Research (con Intesa Sanpaolo – Cassa Risparmio Veneto), «prende corpo un’asimmetria fra domanda e offerta di lavoro che rende il mercato e le sue prospettive come un ginepraio in cui è difficile districarsi, dove famiglie, giovani e imprese hanno ciascuno una parte di ragione.

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Indagine LaST (Il Giornale di Vicenza)

L’INDAGINE II Laboratorio Cmr evidenzia quanto è cambiato in quattro anni nella percezione a Nordest del fenomeno dell’immigrazione: il 55% rimane aperto agli arrivi
Migranti, sì accoglienza ma cresce l’ostilità
Marini: «Gli “avversi” in quattro anni sono balzati dall’1% al 13%». Però c’è un legame con l’ignoranza «Il 62% dei veneti sbaglia sulla religione prevalente»
«Però anche chi è negativo pensa sia giusto dare la cittadinanza a chi aderisce a valori e cultura italiani»

Il sondaggio è chiaro: «Serpeggia, ed è in crescita, un sentimento di ostilità verso i migranti», sintetizza il sociologo Daniele Marini. Che però osserva anche un altro fenomeno altrettanto concreto, e anche questo lo fa asuon di numeri: c’è una diffusa scarsa conoscenza della realtà dell’immigrazione in Italia, e questo «inficiale opinioni e gli orientamenti». E la sintesi dell’ultima rilevazione di Community Media Research (in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Cassa Risparmio Veneto), diretta dal sociologo vicentino e dedicata a «quanto siano mutate le percezioni dei nordestini verso gli immigrati e quali siano gli orientamenti verso l’ipotetica legge sull’integrazione dei figli dei migranti».

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corsera

MONITOR SUL LAVORO (CORRIERE DELLA SERA)

Il welfare metalmeccanico va
Ora tocca alla formazione

Federmeccanica tiene il punto e lavora all’implementazione del contratto firmato un anno fa. Community media research ha condotto, per conto dell’associazione di rappresentanza delle imprese meccaniche, un’indagine sul welfare aziendale. Intervistati io6o lavoratori dipendenti. Alla presentazione dei risultati, ieri, hanno partecipato anche il presidente del Cnel Tiziano Treu e il consigliere economico di Palazzo Chigi Marco Leonardi. Obiettivo dello studio: monitorare la percezione del welfare garantito dalle aziende ora che il contratto prevede ioo euro di «benefici in natura» per quest’anno, 150 nel 2018 e Zoo nel 2019. Già nel luglio scorso, quando sono state fatte le interviste, iniziative di welfare erano presenti nel 54,2% delle aziende.

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IlSole

MONITOR SUL LAVORO (IL SOLE 24 ORE)

Industria meccanica. Nel 40% dei casi gli istituti sono stati introdotti con la contrattazione di secondo livello negli ultimi due anni

Il welfare in un’impresa su due

Migliora il benessere aziendale, ma il 90% degli addetti preferisce aumenti salariali

Per ora la maggior parte degli operai continua a preferire denaro in busta paga, piuttosto che benefits. Ma la strada, dopo il rinnovo del contratto dei metalmeccanici dello scorso novembre, è tracciata: l’adozione di strumenti di welfare aziendale è sempre più ampia (l’ha scelta una impresa su due), un nuovo corso che sta facendo germinare nuove relazioni industriali e una maggiore diffusione anche della contrattazione di secondo livello nei territori. L’impegno di Federmeccanica, che ieri ha presentato i risultati del quarto Monitor sul Lavoro (realizzata da Community media research) è finalizzato proprio a superare il clichè del «pochi, maledetti e subito», promuovendo un approccio in grado di mettere la persona al centro, creando valore. «Questi strumenti devono portare un valore economico e migliorare la performance delle nostre aziende – ha spiegato il presidente di Federmeccanica, AlbertoDal Poz-.Il nuovo contratto non è stato un traguardo, ma un punto di partenza da qui si parte per la personalizzazione delle piattaforme, per una maggiore diffusione nei territori. La prossima sfida è la formazione: non un costo, ma un vantaggio competitivo che, magari strutturando i rapporti già attivi lungo la filiera fornitore-cliente, potrà servire per adeguare le persone ai nuovi bisogni del digitale».

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Indagine LaST (Il Giornale di Vicenza)

L’INDAGINE II laboratorio Cmr evidenzia ancora una grande ricchezza di istituzioni no profit e associazioni che animano la comunità, ma cresce il numero di chi evita tutto

Nordest, rischio di “partecipazione assente”

Il caso più emblematico: in 4 anni dimezzati quelli che intervengono a sagre e feste. Marini: «Bisognerà interrogarsi, la socializzazione costituisce la società»

Si pensa bastino le tecnologie per essere attivi, ma come diceva Gaber la libertà non è uno “spazio libero”.

E’ forse presto per sostenerlo, ma se il trend sarà confermato in futuro, potremmo essere di fronte a un fenomeno di erosione e disintermediazione sul quale l’associazionismo dovrebbe interrogarsi. Le nuove tecnologie consentono di aiutare gli altri anche dalla poltrona di casa, senza mobilitarsi più di tanto: è sufficiente inviare 1 euro via sms.
Si può ritenere di partecipare alla politica davanti al proprio pc, via web o tramite i social. Una partecipazione light e individuale a scarso tasso di coinvolgimento” così il sociologo vicentino Daniele Marini fotografa i risultati dell’indagine del laboratorio CMR-Community Media Research, da lui diretto, in collaborazione con Intesa Sanpaolo Cassa.

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Cooperazione in Veneto (Quotidiani Finegil)

La cooperazione torna a marciare

Secondo semestre: ricavi in Veneto previsti in crescita del 15,3%. Campagnaro: «AI lavoro con gli enti pubblici»

Una ripresa a “macchia di leopardo” quella che caratterizza il mondo della cooperazione veneta. E pure in un contesto complesso, fatto di un caleidoscopio di attività e dimensioni, di settori e di mercati, le migliori performance le hanno registrate le imprese della provincia di Treviso, le aziende del settore della solidarietà, dei servizi e quelle che hanno una dimensione media (tra i 50 e 249 addetti). Stabili sono le cooperative dell’area del bellunese, le coop dell’agricoltura e quelle che per dimensioni superano i 250 addetti. Ad andare peggio invece sono le coop del rodigino e del veneziano e quelle le cui dimensioni non superano i 9 addetti. A dirlo sono i dati di una ricerca presentata ieri mattina a Padova da Irecoop Veneto e Confcooperative, condotta da Daniele Marini su un campione di quasi 500 società cooperative venete.

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L'Arena

INDAGINE LAST (L’ARENA)

L’INDAGINE. Evidenziato un divario tra la realtà di questa terra e l’immaginario collettivo

Veneti, molto lavoratori ma egoisti e insoddisfatti

Marini sonda cosa pensa di se stesso il Nordest e mette in guardia: «Pare che nell’immagine veda soltanto i lati oscuri e meno positivi.»

I veneti si sentono lavoratori, di sicuro. Ma anche, per uno su quattro, interessati più ai soldi che alla cultura. E poi mai soddisfatti, e anche egoisti. Solo uno su dieci, in questa regione, ritiene che siamo soprattutto di carattere «autonomista». E molti meno ancora sono quelli che indicano come caratteristica forte l’essere altruisti e solidali. O anche – e non stupisce di meno, in quella che un tempo fu indicata come la «sacrestia d’Italia» – l’essere religiosi. Insomma: i veneti e i nordestini «si guardano allo specchio e l’immagine che riverberano ha un profilo non univoco, con più ombre che luci». Così il sociologo vicentino Daniele Marini sintetizza i risultati su questo versante dell’indagine che ha curato come direttore del Cmr-Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa di risparmio veneto.

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indagine last (giornale di vicenza)

L’INDAGINE. Il laboratorio Cmr evidenzia una “dissonanza cognitiva” tra la realtà di questa terra e l’immaginario collettivo

Veneti allo specchio: lavoratori ma anche egoisti e insoddisfatti

Marini sonda cosa pensa di se stesso il Nordest e mette in guardia: «Pare che nell’immagine veda soltanto i lati oscuri e i tratti meno positivi»

I veneti si sentono lavoratori, di sicuro. Ma anche, per uno su quattro, interessati più ai soldi che alla cultura. E poi mai soddisfatti, e anche egoisti. Solo uno su dieci, in questa regione, ritiene che siamo soprattutto di carattere “autonomista”. E molti meno ancora sono quelli che indicano come caratteristica forte l’essere altruisti e solidali. O anche – e non stupisce di meno, in quella che un tempo fu indicata come la “sacrestia d’Italia” – l’essere religiosi. Insomma: i veneti e i nordestini «si guardano allo specchio e l’immagine che riverberano ha un profilo non univoco, con più ombre che luci». Così il sociologo vicentino Daniele Marini sintetizza i risultati su questo versante dell’indagine che ha curato come direttore del Cmr-Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa di risparmio veneto.

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INDAGINE LAST (Il GIORNALE DI VICENZA, L’ARENA)

L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo vicentino Daniele Marini

Destra e sinistra superate: si sceglie il voto che conviene

«I cittadini usano la preferenza non perché “schierati” ma, di volta in volta, in base a persone e programmi»

Per farsi un’idea basta forse guardare la città di Padova. Tre anni fa, all’election day 2014, i cittadini votarono nelle stesse urne sia alle europee il leader Pd Renzi al 41.4%, sia il leghista Bitonci al 31%, destinato poi a diventare sindaco al ballottaggio. Due anni fa alle regionali votarono per il leghista Zaia al 43%, e al referendum costituzionale di dicembre hanno votato no (quindi contro Renzi) al 53%. Adesso hanno scelto il candidato sindaco Giordani del centrosinistra. Insomma, in politica non c’è più religione. E lo dimostrano i nuovi risultati del sondaggio elaborato dal sociologo Daniele Marini, direttore scientifico del Community Media Research, in collaborazione con Intesa SanPaolo-Cassa di risparmio del Veneto: «A dispetto di un immaginario diffuso i nordestini sono attenti alla politica più di quanto non si ritenga». L’ELETTORATO SI MUOVE A 25 anni dalla fine della Prima Repubblica il processo di assestamento del sistema politico nazionale non si è consolidato: la stessa vicenda della legge elettorale insegna che i cambiamenti di rotta sono repentini e continui. E che a Nordest il rapporto tra cittadini e politica sia contrastato, sottolinea Marini, lo dicono anche le ultime elezioni comunali: «Attratti più dalle liste civiche che dai partiti, quanti sono andati a votare. Invogliati all’astensione, gli altri». Morale, l’elettorato è «disorientato, talvolta disilluso e distaccato.

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INDAGINE LAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo vicentino traccia il quadro di quanto è cambiato a distanza di un anno il sentimento della popolazione verso le sue “guide”

Istituzioni, la fiducia dei veneti non c’è più

Solo le forze dell’ordine oltre il 50%di gradimento. Calo deciso per il Capo dello Stato e la magistratura. La curiosità: c’è più consenso nelle regioni autonome Marini: «Prevale l’identikit dei “diffidenti” verso tutto, con molti “esitanti” e ben pochi “fiduciosi”»

Ce lo ricorda ogni giorno anche la tremenda vicenda delle banche: «La fiducia è un ingrediente sempre più labile nella nostra vita: non si può dare per scontato». Lo sottolinea il sociologo Daniele Marini per presentare l’oggetto della rilevazione di Community Media Research di cui è direttore, svolta in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa risparmio Veneto, su cui accende i riflettori: «Quale sia il sentimento della popolazione verso alcune istituzioni, e come sia mutato nel tempo». C’è da fare i conti con una sorta di “cultura” che nasce dal nostro continuo essere continuamente bombardati da notizie, come anche da fake news, cioè false notizie spacciate come vere, per cui «dubbio e pregiudizio sono due tratti che spesso qualificano i nostri atteggiamenti di fronte agli eventi. E determinano le nostre valutazioni, al di là della oggettività dei fatti. Come se avessimo sviluppato degli “anticorpi” che ci fanno dubitare e diffidare a prescindere».

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INDAGINE LAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo vicentino traccia il quadro della rivoluzione nel mondo dell’occupazione e fotografa una polarizzazione di giudizi sulle organizzazioni

La crisi dei sindacati: persa ancora fiducia Soltanto 16% dei lavoratori afferma di ritenere che stiano tutelando gli interessi di chi ha contratti Marini: «Ma gli esempi per un rinnovamento ci sono»

Da una parte il mondo del lavoro che sta cambiando in maniera incredibile ma proprio per questo fa sentire anche nei sondaggi il suo bisogno di avere anche tutele, servizi a sostegno, rappresentanza forte soprattutto nelle ristrutturazioni aziendali. Dall’altra chi la rappresentanza del mondo del lavoro la fa da sempre, per mestiere, che a sua volta sa di dover cambiare radicalmente perché i suoi primi “clienti” lo guardano sempre meno. C’è soprattutto un dato che fa impressione, a guardare i grafici della nuova a indagine diffusa dal laboratorio di Community Media Research e dal suo direttore scientifico, il sociologo vicentino Daniele Marini (realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa di Risparmio del Veneto). E cioè che solo nel 16% dei casi (-2% rispetto a due anni fa) i lavoratori intervistati dicano che sì, per loro i sindacati stanno tutelando gli interessi dei lavoratori.

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testata

MONITOR SUL LAVORO (AVVENIRE)

Industria 4.0. Arrivano i lavoratori “imprenditivi”

Cambia il lavoro e cambiano i lavoratori. Con l’industria 4.0 si sta assistendo a una rivoluzione culturale all’interno delle aziende. Più competenze, più partecipazione e più welfare stanno trasformando anche le relazioni tra dipendenti, imprenditori e rappresentanti sindacali. Forse la crisi ha accelerato i processi produttivi e gli stessi rapporti tra i vari attori impegnati a realizzarsi con il lavoro.

Questi i contenuti della terza rilevazione del Mol-Monitor sul lavoro: un percorso di analisi volto a narrare i mutamenti negli orientamenti dei lavoratori e nelle culture del lavoro realizzato da Community Media Research per Federmeccanica.

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IlSole

MONITOR SUL LAVORO (IL SOLE 24 ORE)

Monitor. Secondo l’indagine di Federmeccanica nelle fabbriche si assiste a un forte cambiamento dei profili

Operai più coinvolti nell’impresa

Tra riunioni e lavoro in team, le tute blu hanno più peso decisionale

Sono coinvolti in “riunioni periodiche con il management”; utilizzano “strumentazioni a elevato contenuto tecnologico”; operano “in team, sviluppando competenze diversificate”; e quando c’è bisogno, “prendono anche decisioni in autonomia”.

Non solo: l’”occupazione sicura” (come quella nella Pa) o “l’inamovibilità” non sono più ‘dogmi’ tra le “tute blu” specie giovani e in possesso di titoli di studio medio-alti: al concetto di “posto fisso” si preferiscono “percorsi di crescita e formazione professionale”.

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MONITOR SUL LAVORO (LASTAMPA.IT)

Operai, arrivano i lavoratori del terzo tipo più imprenditivi 4.0 che esecutori di ordini

Il Monitor realizzato per Federmeccanica scopre le trasformazioni dei dipendenti

E’ finita la classica distinzione tra lavoratori manuali e intellettuali, la divisione tra dipendenti che eseguono e capi che comandano. Oggi si fanno i conti con la conoscenza e le tecnologie. Nascono così i lavoratori del terzo tipo, che chiedono alle imprese più autonomia, più partecipazione e diversi modelli di lavoro e contrattuali. Sono i cosiddetti lavoratori imprenditivi”, lavoratori che sviluppano caratteristiche più vicine al lavoro autonomo, protagonisti della quarta rivoluzione industriale. E’ questo il risultato della terza rilevazione del Monitor sul Lavoro, il percorso di analisi volto a narrare i mutamenti negli orientamenti dei lavoratori e nelle culture del lavoro, realizzato da Community Media Research per Federmeccanica.

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testata eco mktg def

MONITOR SUL LAVORO (L’ECONOMIA)

Diario sindacale – Dalla Cgil community on line per il lavoro 4.0

Una community on line di cento persone tra sindacalisti, docenti universitari, ricercatori e imprenditori per discutere di industria 4.0, la rivoluzione produttiva conseguente agli ultimi sviluppi della tecnologia: dalla robotica al telelavoro alla cibernetica. E’ la piattaforma “Idea diffusa” che la Cgil lancia mercoledì in una sede non scelta a caso: il Luiss EnLabs, l’incubatore di start up aperto nel 2016 dall’università della Confindustria alla stazione Termini di Roma. “Idea diffusa – spiega Chiara Mancini, coordinatrice del progetto – è una piattaforma collaborativa on line per scambiarsi conoscenze ed esperienze in un ambiente protetto, mantenendo un livello di elaborazione e confronto alto.”

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Linkiesta

MONITOR SUL LAVORO (LINKIESTA.IT)

Accadono trasformazioni che sfuggono alla nostra attenzione, presi come siamo dal rapido fluire della quotidianità o catturati dalle emergenze. Più spesso però i cambiamenti seguono linee sotterranee, quasi carsiche: riusciamo a coglierli solo quando emergono alla superficie. Ma allora può essere troppo tardi per incanalarli o governarli. La metafora è utile per cercare di comprendere quanto rilevato dalla terza rilevazione del Monitor sul Lavoro realizzato da Community Media Research per Federmeccanica (www.federmeccanica.it), un percorso di analisi volto a narrare i mutamenti negli orientamenti dei lavoratori e nelle culture del lavoro.

La soggettività nel lavoro
Le dimensioni delle relazioni e della soggettività legate al lavoro risultano centrali nell’immaginario collettivo e nel vissuto quotidiano dei lavoratori. In questo senso, la locuzione “la persona al centro” non è retorica, né risponde a un sentimento buonista, ma fa comprendere come i processi di individualizzazione abbiano preso piede anche nelle culture del lavoro.

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MONITOR SUL LAVORO (L’ECONOMIA)

CON RECCHI NEL MAUSOLEO DELLA SINDACA PIRELLI NEGLI USA

Tronchetti Provera porta negli Usa la prossima edizione di The Cal. Lo stop della presidente di Acea ai Cinque Stelle. Il richiestissimo consigliere di Palazzo Chigi. Quanto prenderà Baracl a Milano?

Pirelli toma a New York. A sei anni di distanza dal super-gala al The Armory a Park Avenue, Marco Tronchetti Provera ha deciso di fare di nuovo rotta su Manhattan per la prossima edizione di «The Cab , il mitico calendario Pirelli. Le interpreti del calendario sono top secret, come il nome del fotografo (dicono che potrebbe essere un artista inglese), che inizierà a scattare nei prossimi giorni a Londra. Le due edizioni precedenti sono state realizzate da Annie Leibovitz e Peter Lindbergh. Gli ospiti saranno, come sempre, quasi mille.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (NORDEST ECONOMIA)

START UP E DRONI COLTIVARE I CAMPI DIVENTA “SMART”

Lo scenario generale è difficile, ma in agricoltura si affaccia una generazione che scommette su tecnologie e ambiente

di CHRISTIAN BENNA Laggiù, tra i campi giallo-verde e le bianche cascine, si alzano neri e silenziosi i droni di ultima generazione. Li pilotano giovani contadini che, al posto della vanga che stringevano i loro nonni, hanno in mano il joystick di comando dei velivoli. Mappano il terreno in vista della semina, dall’alto scattano foto per capire quanta acqua serve per l’irrigazione. A terra intanto i lavoranti ammassano i “tradizionali” covoni di grano: il prodotto però è tutto nuovo, o meglio, è il ritorno alla farina antica, “millesimata”, macinata a pietra, ricca di proteine e poco glutine. Accanto, sulle colline cresce l’ulivo simbolo del Mezzogiorno che si affianca ai tradizionali vitigni, e spuntano anche cultivar di varietà esotiche: carcadè, arachidi, melanzane amare. La raccolta richiede ancora il sudore della fronte e lo sferragliare delle macchine agricole, ma ci sono i software sviluppati da startup innovative per ottimizzare i processi, e gli ordini di vendita vengono presi online.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (QUOTIDIANI FINEGIL)

«Il food traina il made in Italy»

Tavola rotonda con Ghisellini (Friuladria), Fantinel, Illy, Zoppas e Zanette

VERONA Più effervescenti e con risultati migliori. Le imprese venete del settore agroalimentare denotano performance più brillanti rispetto alle “colleghe” friulane, che inoltre hanno una dimensione media più contenuta e sono meno proiettate sui mercati internazionali. Questi i risultati più significativi del Monitor sull’industria agroalimentare di Veneto e Friuli Venezia Giulia, attivato da Credit Agricole FriulAdria e Community media research (Cmr), presentato ieri al Vinitaly nello stand del Prosecco Doc. All’illustrazione dei dati, affidata al professor Daniele Marini, è seguita una tavola rotonda, moderata dalla giornalista del Tg5 Cesara Buonamici e alla quale hanno preso parte il presidente del gruppo Illy, Riccardo Illy, il presidente del Consorzio del Prosecco Doc Stefano Zanette, il numero uno degli industriali veneti Matteo Zoppas e il vice presidente del Consorzio del prosciutto di San Daniele Stefano Fantinel. E’ stato il direttore generale di Credit Agricole FriulAdria Roberto Ghisellini a fare gli onori di casa.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (IL GIORNALE DI VICENZA)

IL VINITALY A VERONA. Presentata l’indagine sul settore curata da Crédit Agricole e Cmr: solo poco più della meta delle imprese interpellate ha rapporti con l’estero

Agroalimentare, paura per i dazi di Trump
È calato di un quarto il numero di aziende di settore che ha fiducia nel 2017 per fatturati e occupazione «Ma gli Usa influenzerebbero solo il 5% dell’export»

Francesca Lorandi - VERONA Cala l’ottimismo delle aziende venete dell’agroalimentare: colpa della Brexit e, soprattutto, del rischio che i dazi minacciati dal presidente Usa Donald Trump diventino realtà. Lo scorso anno il 46% delle imprese del settore si erano dette fiduciose per i fatturati e i livelli occupazionali di fine 2016: oggi quella percentuale si è ridotta a un 34,9%, con la convinzione che nell’elenco dei mercati più promettenti ci sia al primo posto l’Italia (per il 73% delle aziende) e i Paesi dell’area Euro (per 1’11,9%). L’America del Nord la scelgono l’8% degli imprenditori, e l’era Trump sicuramente incide. «Eppure il presidente americano tende a cambiare posizione anche di 180 gradi da un giorno all’altro», è l’auspicio di Riccardo Illy, presidente dell’omonimo gruppo triestino specializzato nella produzione di caffè.

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L'Arena

MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (L’ARENA)

REPORT. Imprese dell’agroalimentare preoccupate per le esportazioni

Aziende venete, Brexit e dazi tolgono la fiducia
«Ma solo il 5% del fatturato export ne risentirebbe»

Francesca Lorandi – Cala l’ottimismo delle aziende venete dell’agroalimentare: colpa della Brexit e del rischio che i dazi minacciati da Trump diventino realtà. Lo scorso anno il 46% delle imprese del settore si era detto fiducioso per i fatturati e i livelli occupazionali di fine 2016: oggi quella percentuale si è ridotta a un 34,9%, con la convinzione che nell’elenco dei mercati più promettenti ci sia al primo posto l’Italia (per il 73% delle aziende) e i Paesi dell’area Euro (per 1’11,9%). L’America del Nord è scelta dall’8% degli imprenditori, e l’era Trump sicuramente incide. «Eppure il presidente americano tende a cambiare posizione anche di 180 gradi da un giorno all’altro», è l’auspicio di Riccardo Illy, presidente dell’omonimo gruppo triestino specializzato nella produzione di caffè. E Matteo Zoppas, alla guida della San Benedetto e presidente di Confindustria Veneto, è ancora più speranzoso: «Ad oggi non è stato avviato alcun percorso burocratico per la creazione di questi dazi», spiega, sottolineando che «dei 4,8 miliardi di fatturato dell’export agroalimentare veneto, solo il 5% sarebbe toccato da queste tassazioni, quindi l’impatto sarebbe meno grave di quanto si teme».

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (MESSAGGERO VENETO)

IL REPORT DI CREDIT AGRICOLE Il Friuli domina nella lavorazione di carni e pesce

II Veneto spadroneggia per frutta e ortaggi
Previsioni 2017: in crescita export e fatturato

di Maurizio Cescon INVIATO A VERONA Più effervescenti e con risultati migliori. Le imprese venete del settore agroalimentare denotano performance più brillanti rispetto alle “colleghe” friulane, che hanno una dimensione media più contenuta e sono meno proiettate sui mercati internazionali. Questi i risultati più significativi del monitor sull’industria agroalimentare di Veneto e Fvg, attivato da Credit Agricole FriulAdria e Community media research (Cmr), presentato ieri a Vmitaly nello stand del Prosecco Doc. All’illustrazione dei dati, affidata a Daniele Marini, è seguita una tavola rotonda, moderata dalla giornalista del Tg5 Cesara Buonamici, cui hanno preso parte i presidenti del gruppo Illy, Riccardo I I ly; del Consorzio del Prosecco Doc, Stefano Zanette; il numero uno degli industriali veneti Matteo Zoppas e il vice presidente del Consorzio del prosciutto di San Daniele Stefano Fantinel.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (IL GAZZETTINO ED. PORDENONE)

L’agroalimentare vede rosa

Il “monitor”di CréditAgricole e Cmr: il Friuli beneficerá della domanda interna

PORDENONE – È improntato ad un moderato ottimismo il 2017 per le imprese operanti nell’industria agroalimentare del Veneto e del Friuli. Una crescita meno marcata di quella fatta registrare nel secondo semestre del 2016, ma con prospettive positive. Rispetto alle “colleghe” venete, le imprese del Fvg pagano il fatto di essere meno reattive, di avere una dimensione media più contenuta e, soprattutto, una minore proiezione sui mercati esteri (55,8% per le imprese venete, 47,2% per quelle del Fvg). Sono le indicazioni che emergono dal monitoraggio condotto da Crédit Agricole e Community Media research sull’industria agroalimentare del Veneto e del Fvg. Condotta in due periodi (a luglio 2016 con un campione di 557 imprese; e a gennaio-febbraio 2017, con un campione di 591), l’indagine ha interessato realtà appartenenti ai diversi comparti.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (IL PICCOLO)

Segnali di ripresa nell’agroalimentare Le imprese del comparto dell’industria agroalimentare di Veneto e Friuli Venezia Giulia dimostrano un rilevante miglioramento rispetto al primo semestre 2016: lo sostiene il Monitor Credit Agricole FriulAdria e Community Media Research. Trainano il settore l’industria delle bevande, del lattiero-caseario, della fruttae ortaggi: proprio il comparto delle bevande e quello più esposto sui mercati internazionali (80,3%). Segnali «tendenzialmente positivi ma più contenuti» per quest’anno.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (CORRIERE DI VERONA)

Voucher, caporalato e l’incubo dei dazi Usa «Roma ci dia risposte»

Coldiretti: senza buoni lavoro in Veneto si perdono 25 mila posti. Confindustria: «Subito un’alternativa»

VERONA Al secondo giorno del Vinitaly esplode l’allarme per il settore agroalimentare. I produttori chiedono al governo di impegnarsi in tempi certi (e brevi) per trovare uno strumento legislativo alternativo ai voucher, aboliti per far saltare il referendum del 28 maggio. Dall’altra parte i sindacati che tutelano i lavoratori agroalimentari chiedono anche importanti modifiche alla legge 199 sul fenomeno del «caporalato» che ha aspetti «iniqui ed eccessivamente penalizzanti anche per le imprese che operano nella legalità». Queste richieste emergono in un clima dove c’è una forte preoccupazione per la possibile è minacciata introduzione dei dazi ai prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano. A lanciare l’allarme sui voucher è uno studio della Coldiretti.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (CORRIERE DEL VENETO)

«Vendemmie a rischio senza voucher» E l’export teme l’introduzione dei dazi

VERONA Al secondo giorno del Vinitaly esplode l’allarme per il settore agroalimentare. I produttori chiedono al governo di impegnarsi in tempi certi (e brevi) per trovare uno strumento legislativo alternativo ai voucher, aboliti per far saltare il referendum del 28 maggio. Dall’altra parte i sindacati che tutelano i lavori agroalimentari chiedono anche importanti modifiche alla legge 199 sul fenomeno del “caporalato” che ha aspetti «iniqui ed eccessivamente penalizzanti anche per le imprese che operano nella legalità». Queste richieste emergono in un clima dove c’è una forte preoccupazione per la possibile e minacciata introduzione dei dazi ai prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano. A lanciare l’allarme sui voucher è uno studio della Coldiretti. «Ci prepariamo alla prima vendemmia senza voucher con la perdita di 25 mila posti di lavoro tra le vigne per giovani e pensionati». «Occorre individuare una valida alternativa – ha detto il presidente nazionale Roberto Moncalvo – perché con l’abrogazione della disciplina del voucher il sistema agricolo è stato penalizzato». Appoggia la richiesta di Coldiretti anche Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto. «I voucher – ha detto a margine di una tavola rotonda – erano uno strumento notevole di flessibilità. Ora governo e parlamento devono trovare quanto prima una soluzione che dia altrettanti sensibilità, altrimenti la loro abolizione si rivelerà un costo aggiuntivo per le nostre aziende agricole».

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L'Arena

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L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo Marini misura come ogni area d’Italia si percepisca sui due fronti di maggior rilievo per l’analisi di quanto conta il territorio

«Veneti al top in economia non in politica»

I residenti sentono più forte l’autorità regionale sul fronte dello sviluppo produttivo e dell’impresa Però avvertono un «non peso» rispetto a Roma Differenze con il Friuli Venezia Giulia e il Trentino

Il made in Veneto sa farsi valere a livello internazionale per quello che riguarda l’economia e la capacità produttiva, legate al patrimonio territoriale (basta pensare alla fortuna di alcuni marchi agroalimentari). Ma il made in Veneto politico rischia di valere molto meno, anche restando a guardare solo il livello nazionale. E un quadro irrisolto che torna, quello dipinto dall’indagine del laboratorio di Community Media Research, direttore dal sociologo Daniele Marini, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa Risparmio del Veneto. «CASEGGIATO GLOBALE».Nella seconda metà degli anni Novanta del Novecento e all’inizio del Duemila o quasi, si era creato il mito del Nordest, territorio che si arricchiva a ritmi sostenuti e corteggiato da politica, opinione pubblica, e dagli studiosi dell’evoluzione della società.

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MONITOR INDUSTRIA AGROALIMENTARE (L’ECONOMIA)

LA NUOVA PIENA DELL’ANIENE ASTROSAMANTHA A PIAZZA AFFARI I manager e gli sportivi di rango tra nuovi soci del circolo di Giovanni Malagò. La sfida sui campi di calcio tra gli aristocratici degli altri club. L’agroalimentare al tavolo di Verona con Illy e Zoppas

Nessuno a Roma ha la capacità di essere trasversale come lo è lui. Di muoversi dietro le quinte dei palchi che contano, senza mai lasciare traccia. E la nuova infornata di soci del Circolo Canottieri Aniene è una perfetta sintesi del modo di fare, e del mondo, di Giovanni Malagò. Dopo Francesco Toth, Dino Zoff, Roberto Mandni, Marco Tardelli, Marcello Lippi, il presidente del circolo, ma soprattutto del Coni, ancora una volta è riuscito a coniugare sport e finanza aprendo il sodalizio a un gruppo piuttosto eterogeneo. Per ora sono (non tutti) solo «soci frequentatori». C’è il mondo del pallone, con l’iscrizione del presidente dell’As Roma, James Pallotta e dell’ex allenatore romanista del Leicester, Claudio Ranieri, mandato via in malo modo dopo aver portato la squadra alla vittoria in Premier League, che l’amico Enrico Vanzina ha convinto ad iscriversi. E poi l’economia, con il prossimo amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante e il supermanager Fabio Corsico. E la politica con il deputato siciliano Ignazio Abrignani.

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INDAGINE LAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE. Il laboratorio Cmr del sociologo Marini misura come ogni area d’Italia si percepisca sui due fronti di maggior rilievo per l’analisi di quanto conta il territorio

I veneti: « In economia al top, in politica no»

I residenti sentono il forte peso della nostra regione sul fronte dello sviluppo produttivo e d’impresa Però avvertono decisamente un “non peso” rispetto alle decisioni di Roma. Differenze con Friuli e Trento

Il “made in Veneto” sa farsi valere anche a livello internazionale per quello che riguarda l’economia e la capacità produttiva, legate al patrimonio territoriale di questa regione (basta pensare alla fortuna di alcuni “marchi” anche a livello di produzione agroalimentare). Ma nello stesso tempo la politica “made in Veneto” rischia di valere molto meno, anche restando a guardare solo il livello nazionale. E un quadro irrisolto che torna, quello dipinto dalla nuova indagine diffusa dal laboratorio di Community Media Research, con direttore scientifico il sociologo Daniele Marini, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa Risparmio del Veneto. DAL “CASEGGIATO GLOBALE” ALLA SPECIFICITÀ DEL TERRITORIO. Nella seconda metà degli anni ’90 e all’inizio del Duemila o quasi, lo ricordano tutti, si era creata una sorta di mito del Nordest, un territorio che si arricchiva a ritmi sostenuti e che veniva corteggiato dalla politica, dall’opinione pubblica, e dagli stessi studiosi dell’evoluzione della società.

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L'Arena

INDAGINE LAST (L’ARENA)

INDAGINE Studio del Cmr (diretto da Marini) sulle idee per rimediare a povertà e disuguaglianze

Tre ricette «made in Veneto» per aiutare l’uscita dalla crisi

Un terzo crede nella competizione, un terzo nell’intervento pubblico. I rimanenti vorrebbero un mercato calmierato che riduca la povertà

Se l’Italia politicamente ha vissuto in questi ultimi anni l’era del tripolarismo e ora di una frammentazione politica che via via si amplia, un perché non banale c’è. Le idee su come togliersi di dosso la crisi, infatti, spezzano in almeno tre parti gli stessi veneti, divisi tra liberisti, statalisti e riformisti (vedi grafico più a lato). Lo rende evidente l’indagine del laboratorio di Community Media Research, con direttore scientifico il sociologo Daniele Marini, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa Risparmio del Veneto. GLOBALI E NAZIONALI «Gli scenari», spiega Marini, «mutano con elevata rapidità. Nel giro di pochi anni siamo passati dal diffondersi della globalizzazione e dell’apertura dei mercati internazionali, al riemergere con forza di spinte centripete, alla tendenza ai protezionismi e al riaffermare le sovranità nazionali. È la conseguenza a un processo avvenuto in modo accelerato e disomogeneo, non adeguatamente regolato. I movimenti di opinione populisti e sovranisti, tesi a un ritorno alle vecchie regole, hanno buon gioco e trovano in una parte consistente della popolazione accoglienza elevata. Il cambiamento non è mai neutro.

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INDAGINE LAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE. Il laboratorio Cmr del sociologo Marini verifica le idee a Nord Est sulle ricette per superare la crisi e per combattere la crescita di povertà e disuguaglianze

Il Veneto si è diviso tra liberisti e statalisti

Un terzo crede nella libera competizione come via dopo la crisi, un altro terzo nell’intervento pubblico. Tra i restanti si punta su un mercato “calmierato”

Se l’Italia politicamente ha vissuto in questi ultimi anni l’era del tripolarismo, e ora di una nuova frammentazione politica che via via si amplia, un perché non banale c’è. Le idee sul come togliersi di dosso la crisi, infatti, spezzano in almeno tre parti nette gli stessi veneti, divisi tra liberisti, statalisti e riformisti (vedi grafico più in basso). Lo rende evidente la nuova indagine diffusa dal laboratorio di Community Media Research, con direttore scientifico il sociologo Daniele Marini, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo-Cassa Risparmio del Veneto. «Gli scenari – spiega Marini - mutano con elevata rapidità. Nel giro di pochi anni siamo passati dal diffondersi della globalizzazione e dell’apertura dei mercati internazionali, al riemergere con forza di spinte centripete, alla tendenza ai protezionismi e al riaffermare le sovranità nazionali. È la conseguenza a un processo avvenuto in modo accelerato e disomogeneo, non adeguatamente regolato.

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corimprese

MONITOR AGROINDUSTRIA (CORRIERE IMPRESE)

II report: Non solo Prosecco: il business legato al mangiare (e bere) bene segna ottime performance. Con qualche diversità a Nordest

II settore più eftervescente. Decolla l’agroindustria

A suo modo – un modo sorprendentemente gustoso al palato – è una piccola rivoluzione. Perché il Nordest, inteso come territorio ad alta densità produttiva, è stato sinonimo nel mondo di manifattura, di officina, di laboratori artigiani inimitabili per capacità lavorativa e flessibilità. Tutto verissimo, per carità. Ma oggi, dopo una crisi che ha inciso nel profondo, il Nordest che «tira» è soprattutto un altro: sempre di industria si tratta, però è l’industria del mangiare – e soprattutto del bere – bene. E il comparto agroalimentare la realtà più effervescente del momento. Un aggettivo scelto non a caso: è il vino, in particolare quello con le bollicine, a trainare le esportazioni nordestine e a collocare il settore delle «bevande» ai vertici delle performance economiche. Non tutto l’om è in cantina, però. I prodotti alimentari nel loro insieme stanno aprendo nuove strade alla ritrovata espansione del Nordest, e del Veneto in particolare (il Friuli Venezia Giulia, come vedremo più avanti, soffre invece di una maggiore staticità): le birre (Antoniana e 32 Via dei Birrai, solo per fare due nomi), i pastifici (Zara e Sgambaro nell’area di Castelfranco), il settore dolciario (Melegatti, storico marchio del pandoro di Verona, ha appena aperto uno stabilimento nuovo di zecca, dedicato completamente ai croissant). Sono soltanto alcuni esempi per focalizzare il concetto: l’agroalimentare di casa nostra ha conosciuto dal 2014 un processo di crescita tendenziale, con un saldo sul fatturato che in media fa segnare 9,2, una sostanziale stabilità dei livelli di occupazione (74,796) e un saldo fra aumenti e diminuzioni del personale in campo positivo di 11,3.

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#INDAGINELAST (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE. Il laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza la cosiddetta polarizzazione delle condizioni economiche del Nordest, dove, peraltro, il Pil rimane elevato.

Veneto, il ceto medio scivola verso il basso

In cinque anni si è dimezzata la quota di chi diceva di appartenere a una classe sociale medio-alta «Viviamo in un Paese vischioso e senza mobilità»

Piero Erle – Avanti adagio? No, quasi indietro. Quella che era celebrata come la locomotiva d’Italia, il Nordest, si guarda allo specchio e si sente ferma o, in molti casi, con la retromarcia innestata. E questo nonostante i dati oggettivi sul Pil pro capite diano ancora questa parte d’Italia nella classifica medio-alta della nazione, con trentini e bolzanini anzi al primo posto. È il curioso quadro che emerge dalla nuova indagine di Community Media Research, laboratorio di cui è direttore scientifico il sociologo Daniele Marini, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Cassa Risparmio del Veneto. «Il fenomeno della polarizzazione delle condizioni», afferma Marini «è uno dei lasciti della crisi finanziaria ed economica avviata nel 2008. Quello più evidente ha investito il sistema produttivo: le imprese si sono divise in modo sempre più netto» fra quelle che hanno comunque ottenuto performance positive, soprattutto perché hanno investito in processi di innovazione e sui mercati esteri, e quelle sempre più in difficoltà perché sono rimaste ferme e chiuse in casa. L’attesa passiva, rimarca Marini, «ha prodotto solo esiti negativi e fatto scivolare fuori dal mercato».

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L'Arena

#INDAGINELAST (L’ARENA)

L’INDAGINE. Il laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza la cosiddetta polarizzazione delle condizioni economiche del Nordest, dove, peraltro, il Pil rimane elevato.

Veneto, il ceto medio scivola verso il basso

In cinque anni si è dimezzata la quota di chi diceva di appartenere a una classe sociale medio-alta «Viviamo in un Paese vischioso e senza mobilità»

Piero Erle – Avanti adagio? No, quasi indietro. Quella che era celebrata come la locomotiva d’Italia, il Nordest, si guarda allo specchio e si sente ferma o, in molti casi, con la retromarcia innestata. E questo nonostante i dati oggettivi sul Pil pro capite diano ancora questa parte d’Italia nella classifica medio-alta della nazione, con trentini e bolzanini anzi al primo posto. È il curioso quadro che emerge dalla nuova indagine di Community Media Research, laboratorio di cui è direttore scientifico il sociologo Daniele Marini, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Cassa Risparmio del Veneto. «Il fenomeno della polarizzazione delle condizioni», afferma Marini «è uno dei lasciti della crisi finanziaria ed economica avviata nel 2008. Quello più evidente ha investito il sistema produttivo: le imprese si sono divise in modo sempre più netto» fra quelle che hanno comunque ottenuto performance positive, soprattutto perché hanno investito in processi di innovazione e sui mercati esteri, e quelle sempre più in difficoltà perché sono rimaste ferme e chiuse in casa. L’attesa passiva, rimarca Marini, «ha prodotto solo esiti negativi e fatto scivolare fuori dal mercato».

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IMPRENDITORI NELLA METAMORFOSI (CORRIERECONOMIA)

Aziende Costretti a saltare l’Italia (per poter crescere)

C’è chi fattura solo all’estero. E chi inizia direttamente là. Va le origini contano..

Cervelli in fuga Consumi fermi e con un mix diverso. Fortis: lavoro indipendente in calo da molto prima della crisi. Ricostruire l’humus imprenditoriale

DI MARIA SILVIA SACCHI Diceva poco tempo fa Alberto Bombassei in una intervista a Corriere Economia che l’Italia deve recuperare la voglia di fare impresa che aveva caratterizzato gli anni del Dopoguerra. II fondatore di Brembo è ben conscio del fatto che fare impresa in Italia sia difficile ma ritiene che l’industria 4.0 possa offrire le opportunità giuste. Ragionando su questa mancanza di un ricambio nel tessuto imprenditoriale viene da chiedersi se, e/o quanto, la «fuga dei cervelli» possa tramutarsi in una fuga di voglia di fare impresa. Che le energie, insomma, finiscano per andare altrove. Numeri è difficile trovarne. Giovanni Bozzetti, tramite delle imprese italiane ad Abu Dhabi della cui Camera di commercio è referente in Italia, sottolinea una gran voglia di estero degli imprenditori data «dal blocco mercato interno; dal ritardo cronico dei pagamenti che in Italia mandano in sofferenza; e da un sistema normativo estero più tutelante per le imprese».

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L'Arena

MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (L’ARENA)

MONITOR. Indagine di Cmr e Crédit Agricole FriulAdria in Friuli e Veneto

L’agroindustria cresce con export e innovazione

Marginalità ridotta ma i prezzi rimangono stabili

L’agroindustria del Nordest che ha in Verona uno dei poli d’eccellenza, ha chiuso il primo semestre 2016 in territorio positivo. Il merito è di una domanda interna in leggera ripresa, anche se le imprese strutturate e internazionalizzate risultano più performanti, grazie al contributo dell’export. Per analizzare uno dei settori caratterizzanti del made in Italy, Cmr, Community media research e Crédit Agricole FriulAdria hanno attivato il Monitor sull’industria agroalimentare del Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’indagine, curata da Daniele Marini, direttore scientifico di Cmr che ha partecipato all’incontro, risale a luglio. Sono state intervistate 557 imprese appartenenti ai comparti della lavorazione delle carni e del pesce, frutta-ortaggi, bevande, oli-grassi, lattiero-caseario, granaglie, prodotti da forno, alimenti animali e altro.

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MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (QUOTIDIANI FINEGIL)

Agroalimentare in crescita l’occupazione resta al palo

Aziende venete ottimiste sul futuro, il 46% ha già innovato prodotto e processo

II report Cmr-Friuladria: «All’estero vince la dimensione». Ma l’Italia è in ripresa

di Eleonora Vallin PADOVA E’ dimensione d’impresa il driver delle performance dell’agro-industria. Questa la prima evidenza che emerge dal report condotto da Community media research per Credit Agricole Friuladria presentato ieri da Daniele Marini e dal direttore della banca Roberto Ghisellini con al fianco Giovanni Taliana, presidente sezione Alimentari Confindustria Padova e Pietro Biscontin del Consorzio Doc Fvg e Cantina la Delizia. L’indagine fa riferimento al primo semestre 2016 su un campione di 557 imprenditori veneti e del Fvg. L’agroindustria a Nordest naviga in buone acque e anche le prospettive sono a segno più. A pesare sul conto economico sono i rincari delle materie prime, mentre i prezzi dei prodotti finiti restano al palo: per il 65,7% non sono aumentati.

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MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (MESSAGGERO VENETO)

AGROALIMENTARE IL RAPPORTO FRIULADRIA

Chi non esporta fatica a restare a galla

II 30% del le imprese Fvg in difficoltà, soprattutto nel settore lattiero-caseario. Fruttano gli investimenti in innovazione

di Elena Del Giudice – II 78,4% delle imprese industriali dell’agroalimentare con sede in Friuli Venezia Giulia ha realizzato investimenti in innovazioni di processo e di prodotto. Una scelta più forte e marcata da parte di imprese che hanno sbocchi sui mercati esteri (79,3%) rispetto a chi ha solo un mercato domestico (70,5%). La maggior parte ha accresciuto nell’ultimo triennio questi investimenti (upgrade): 51,3%. E uno dei dati presentati ieri a Padova nel corso del Monitor sull’industria agroalimentare di Veneto e Fvg, con la congiuntura e il focus sull’innovazione realizzato da Community Media Research per conto di Crédit Agricole FriulAdria. A illustrare la ricerca Daniele Marini, direttore scientifico di Community Media Research, Roberto Ghisellini, direttore generale di FriulAdria, Giovanni Taliana di Confindustria Padova, e Pietro Biscontin, direttore generale delle Cantine La Delizia di Casarsa e presidente del Consorzio delle Doc Fvg.

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MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (IL GIORNALE DI VICENZA)

LE PROSPETTIVE. Le sfide per chi deve cambiare e investire sulle idee

«Il futuro si studia e scrive in sinergia con l’università»

Taliana: «II sito personale non ha più senso, serve puntare su piattaforme con la filiera di produttori»

Metti, per esempio, l’insalata in busta. Quanto c’è stato di innovativo per il cliente italiano? Tanto. Ed è un prodotto che è volato alle stelle. Ma tanta innovazione ha richiesto soprattutto alle industrie che la producono per definire l’idea, il packaging e anche la filiera. E ancora. Metti un qualsiasi altro prodotto agroalimentare Made in Veneto. Come farlo apprezzare anche all’estero? La ricetta prova a offrirla Giovanni Taliana, presidente sezione Alimentari Confidustria di Padova. «Serve investire in ricerca, studi di mercato sul Paese dove si intende arrivare e un lavoro in filiera perché ormai anche solo il proprio sito aziendale, da dove fare “e-commerce” è un modo di pensare superato che non basta più.

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MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (IL GIORNALE DI VICENZA)

ECONOMIA. Presentati i dati del monitor sui settore curato da Marini direttore scientifico di Community Media research e promosso da Crédit Agricole FriulAdria.

Agroindustria, tre su quattro si rinnovano

I numeri migliori sono quelli delle aziende più grandi che puntano in parte all’estero e che sanno investire sull’innovazione tecnologica Brilla il Veneto nel consuntivo del primo semestre

Gli ultimissimi dati disponibili sono positivi. Confermano che le imprese dell’industria agroalimentare del Nordest mantengono un trend positivo. L’analisi di Community Media Research per Crédit Agricole FriulAdria indica l’innovazione come fattore chiave per avere performance positive . Tre imprese su quattro, il 70%, ha realizzato una forma di innovazione negli ultimi tre anni. Solo il 29% è rimasta ferma al palo. E chi non è riuscito a cambiare l’ha fatto perché è di piccola dimensione. I numeri dimostrano insomma una correlazione tra chi, piccolo, non riesce ad aggredire i mercati globali determinanti per crescere e rimane fuori dai giochi.

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gazzettino

MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (IL GAZZETTINO)

LA RICERCA Studio Community-FriulAdria sull’andamento di un settore in salute

Agroindustria: il Nordest va ma l’estero non è per tutti

Taliana: «Imprese ancora troppo piccole e manca l’organizzazione»

PADOVA Le potenzialità dell’agroalimentare italiano sono decantate da decenni, ma se le aziende del settore vogliono aumentare la propria redditività e continuare ad esistere in un mondo globalizzato, devono darsi da fare sul fronte dell’export e di una maggiore capacità organizzativa e di gestione. Il Monitor sull’industria agroalimentare del Veneto e Friuli Venezia Giulia elaborato da Community Media Research per conto di Friuladria, presentato ieri nella sede di Confindustria Padova, focalizzatosi sul consuntivo del primo semestre 2016, ha delineato un quadro quantomeno confortante del settore. L’indagine ha coinvolto oltre 500 aziende. Nell’ultimo triennio il 70,1% delle imprese agroindustriali ha realizzato una forma di innovazione, di processo o di prodotto: se poco più della metà (51,9%) ha investito su entrambi i versanti, accelerando quindi verso un rinnovamento a tutto tondo, quasi un terzo delle aziende (29,9%) è rimasta al palo, non realizzando alcun tipo di intervento.

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MONITOR AGROINDUSTRIA VENETO FVG (IL PICCOLO)

RAPPORTO COMMUNITY

Agroindustria, il Fvg innova di più

Ma il fatturato delle imprese nei primi sei mesi è in calo del 3%

TRIESTE Nell’ultimo triennio il 70,1% delle imprese agroindustriali ha realizzato una forma di innovazione, di processo o di prodotto, nei primi 6 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2014 ha visto un 12,4% di fatturato (in Veneto) e del -3,9% (in Friuli Venezia Giulia), punta all’estero e prevede un secondo semestre 2016 in crescita (più marcatamente in Veneto 30,7 rispetto al Friuli Venezia Giulia 11,6). È l’identikit dell’agroindustria fotografato dall’indagine realizzata da Community Media Research e promossa da Crédit Agricole FriulAdria relativa alle imprese di Veneto e Friuli Venezia Giulia. I dati, diffusi ieri, dimostrano che si confermano più performanti le imprese maggiormente strutturate e internazionalizzate.

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IlSole

IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (IL SOLE 24 ORE)

Le prospettive. Nell’area sono stati censiti 15mila contratti aziendali – Stirpe: la revisione dei modelli contrattuali è un processo in corso Nord-Est laboratorio di relazioni sindacali

Il 95,3% degli imprenditori e il 91,9% dei lavoratori ritiene che l’azienda sia un valore anche per la comunità. I dati dell’indagine Community Media research, presentati dal direttore scientifico Daniele Marini, fanno da sfondo al confronto: «Impresa e lavoro sono categorie dal confine labile: a maggior ragione in una società dove il 6o% dei lavoratori dipendenti ha la possibilità e la volontà di avviare un’attività autonoma – sottolinea Marini-Il lavoro come valore condiviso e fattore di riscatto sociale ha creato il benessere e alimentato lo sviluppo del Nordest, ma ora che lo scenario è cambiato serve un nuovo paradigma nelle relazioni fra impresa e lavoratori». Qui, dove sono stati censiti 15mila contratti aziendali (terza regione d’Italia: coinvolti circa il 3o% degli addetti, ma l’obiettivo è II 6o%), le relazioni sindacali possono superare il conflitto e trasformarsi in un fattore di competitività: «Ben sapendo-dice Giuliano Poletti, ministro del lavoro – che il lavoro è di fronte ad un cambiamento epocale dobbiamo essere pronti a governarlo.

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voce rovigo

IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (LA VOCE DI ROVIGO)

A MARGHERA – Prima assemblea unita per le Confindustrie più importanti del territorio

Autonomia nei contratti Zafia: “Le nostre esigenze non sono le stesse di altre regioni”. Boccia: “Così salviamo le imprese”

VENEZIA – “Bene i contratti di secondo livello perché sono una forma di autonomia”. Così a Marghera Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, a margine dell’assemblea degli industriali di Treviso, Padova e Vicenza, incentrata proprio sul tema della contrattazione aziendale. “Abbiamo parlato in tempi non sospetti di contrattazioni territoriali e siamo stati attaccati da tutta Italia – ha ricordato Zaia -, anche chi non è autonomista è criptoautonomista, nel senso che condivide le istanze dell’autonomia. Le esigenze dell’industria e dei lavoratori in Veneto non sono le stesse delle altre Regioni ed è bene che in ognuna ci siano le proprie contrattazioni”. Per la prima volta gli industriali delle 3 province più produttive hanno tenuto insime l’assemblea annuale, fra l’altro alla presenza del presidente nazionale Vicenzo Boccia, del ministro al Lavoro Giuliano Poletti e di Susanna Camusso, leader della Cgil. Gli imprenditori hanno deciso di puntare sulla contrattazione territoriale, quindi sganciata dai contratti nazionali, e su questa proposta stanno trovando largo consenso.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (IL GIORNALE DI VICENZA)

L’indagine del sociologo Marini «Ora più che il posto fisso i dipendenti chiedono di poter fare carriera»

E’ forse la prima volta che i vertici degli industriali vanno a promuovere un’indagine che dica loro non solo come la pensano i loro iscritti, ma anche gli stessi lavoratori. Ed è questa novità che il sociologo vicentino Daniele Marini, direttore scientifico di Community Media Research, ha presentato rapidamente ieri con l’indagine”Le relazioni nell’impresa – Una ricerca tra gli imprenditori e i lavoratori del Nordest”. C’è un’identificazione tra impresa e lavoro: «Vengono a essere concetti che si sovrappongono», spiega Marini che ha coniato per questo il termine “lav-impresa” e mostra nelle slides come l’impresa sia considerata”un valore perla comunità” dal 95,3% degli imprenditori e dal 92% dei lavoratori, e poi come la collaborazione tra lavoratori e imprenditori sia vista come opportuna dal 76% degli industriali e dal 56% dei dipendenti.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (AVVENIRE)

Un contratto targato Nordest per rilanciare la produttività

Nel Nordest vogliono un nuovo modello contrattuale. Lo sollecitano gli imprenditori, primi fra tutti quelli di Treviso, Vicenza e Padova che per la prima volta hanno tenuto l’assemblea annuale insieme, a Mestre. Sono d’accordo anche tanti lavoratori, a partire da quelli della Cisl, con l’intento di territorializzare i contratti per beneficiare di maggiori opportunità, specie reddituali. Il sociologo dell’Università di Padova, Daniele Marini, intervistando 1300 lavoratori a campione e un migliaio di imprenditori del Nordest, ha scoperto che i lavoratori considerano l’impresa come la propria casa, considerano la necessità di un salario minimo e di aumenti ricontrattati in fabbrica.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (IL GAZZETTINO)

La sfida degli imprenditori: «Contratti aziendali ai lavoratori dell industria»

Piovesana (Treviso) ai sindacati: «Dare maggiore competitivitá alNordest» Vescovi (Vicenza): «Veneto pronto a sperimentare il nuovo modello di accordi»

Obiettivo contratti sempre più legati al territorio e alle aziende per una Confindustria più connessa a livello regionale. «I tempi sono maturi per estendere la contrattazione aziendale nella nostra regione ad almeno il 60% dei lavoratori dell’industria e questa sarà la più efficace manovra per la giustizia sociale nella nostra area», dicono in coro Massimo Finco (Padova), Maria Cristina Piovesana (Treviso) e Luciano Vescovi che guida Confindustria Vicenza, nell’assemblea comune di Marghera (Venezia) con circa 2mila partecipanti. La sfida della prima assemblea a tre è decisa: «Il Veneto ha le caratteristiche per sperimentare un nuovo modello contrattuale dando un contributo alla riforma nazionale». E questo aprendo al sindacato un po’ sul modello tedesco (dialogo stretto ma senza far entrare le organizzazioni in cda) e partendo da un aspetto segnalato dalla ricerca del sociologo Daniele Marini: oltre il 60% dei lavoratori è pronto a diventare imprenditore.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (QUOTIDIANI FINEGIL)

Marini: i lavoratori chiedono di partecipare

II sociologo dell’Università di Padova Daniele Marini ha presentato i risultati di un sondaggio realizzato tra 1.300 lavoratori e un migliaio di industriali. Gli imprenditori chiedono più autonomia di negoziazione (78,1%) a livello aziendale, mentre i lavoratori sono al 59,8%. A questo si sommano rispettivamente il 15,9% e 19,1% che vorrebbero una contrattazione solo aziendale. Dalla ricerca realizzata da Community Media Research i lavoratori vedono l’impresa come la propria casa, vorrebbero un salario minimo ed aumenti ricontrattati in fabbrica. Più preparati e più pagati è la sfida accettata dal 50% del campione. I lavoratori credono nella propria azienda e vogliono contare di più in fase decisionale. E per i giovani lavoratori (sotto i 34 anni) conta di più un lavoro soddisfacente che il contratto a tempo indeterminato.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (IL GIORNALE DI VICENZA)

CONFINDUSTRIA: LE ASSISE DI VICENZA, TREVISO E PADOVA.

Domani il grande raduno alla vigilia delle nuove trattative nazionali per Federmeccanica: è il tavolo decisivo «Contrattazione, è ora di cambiare le regole» Vescovi, Piovesana e Finco convocano a Marghera i 6 mila iscritti per chiedere ai vertici di categoria e sindacati di fare il salto: accordi flessibili per ridare competitività alle imprese e compensi ai lavoratori

Cambiare le relazioni tra imprenditori e lavoratori nelle imprese del Nordest: «Bisogna ridurre l’area di influenza dal punto di vista economico del contratto nazionale, che si impone di fatto sul 95% delle risorse che vanno messe in busta paga». È questa la parola d’ordine delle Assise generali che domani a Marghera vedranno insieme a tutti gli iscritti delle Confindustrie di Vicenza, Treviso e Padova che già due anni fa hanno creato il “Sistema Aperto” per avviare la libera circolazione delle 6 mila imprese iscritte tra gli uffici e i servizi offerti. E anche se gli accenti e la veemenza degli interventi varia a seconda delle diverse personalità, l’obiettivo di cambiare il sistema contrattuale italiano è quello che unisce con forza i tre presidenti Luciano Vescovi (Vicenza), Maria Cristina Piove-sana (Treviso) e Massimo Finco (Padova), ieri in video-collegamento da Hannover, nel lanciare l’evento di domani al Pala ExpoVenice «dove spero di vedere – rimarca Finco – almeno 2mila dei nostri associati. Perché solo così possiamo farci ascoltare dai nostri interlocutori». Perché bisogna cambiare la struttura dei contratti in Italia? Vescovi lo spiega coi numeri: «Il costo del lavoro per unità di prodotto in Italia, dal 2000 a oggi, è aumentato del 34,7%, mentre in Francia è calato del 2,3%, in Germania è sceso del -0,2% e in Gran Bretagna del -5,4%. Negli ultimi tre anni a livello generale il settore industriale qui ha erogato aumenti del 6% che erano calcolati sull’inflazione programmata, a fronte invece di una situazione reale di deflazione. Sono numeri, non parole.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (CORRIERE DEL VENETO)

Industria: Vicenza, Padova e Treviso lanciano il patto sulla produttività

Massimo Finco lo definisce «un patto sulla produttività tra gli attori della fabbrica». Ovvero, «Un patto per allargare la contrattazione aziendale in Veneto almeno al 609 dei lavoratori. Possiamo sperimentarlo, il nuovo modello di contratto». II leader di Confindustria Padova parla in video dalla Germania, dov’è alla Fiera di Hannover con la sua azienda di impianti avicoli, e pare incombere su Maria Cristina Piovesana e Luciano Vescovi, i colleghi di Treviso e Vicenza, che da Padova lanciano con lui «Cambiare», l’assemblea di domani, al Palaexpo di Marghera, delle tre Confindustrie, riunite in Sistema aperto, la rete che da due anni mette in comune i servizi delle tre territoriali ai seimila associati. Entro questo contenitore il cuore del Veneto delle imprese chiama a raccolta domani gli associati, per rilanciare la proposta del cambio di modello contrattuale, alla vigilia della riapertura, il 7 dicembre, del tavolo nazionale con i sindacati. «Ci vorranno almeno duemila persone – attacca Finco – per esprimere una posizione di cui tutti dovranno tener conto. Altrimenti sarà un insuccesso». Nel dibattito con la leader Cgil Susanna Camusso, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, l’idea è che il Veneto mostri i muscoli a sostegno dello scambio stipendi-produttività, a partire da una serie di tesi e da una ricerca curata da Daniele Marini: ridurre il peso dei contratti nazionali a favore di una contrattazione locale sui risultati.

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IMPRESA E LAVORO: NUOVE RELAZIONI (QUOTIDIANI FINEGIL)

In Veneto la rivoluzione 4.0 dei contratti

Sabato l’assemblea del «Sistema aperto»: Confindustria Padova, Treviso e Vicenza si candidano a laboratorio

PADOVA «Se sabato non ci saranno almeno 2 mila imprenditori, sarà un insuccesso». Così Massimo Finco, in diretta video da Hannover, all’anteprima dell’assise di sabato 19 novembre. La prima del «Sistema aperto» delle Confindustrie di Vicenza, Padova, Treviso che si terrà in territorio neutro: a Marghera. Sul tavolo una proposta concreta per il rinnovamento delle relazioni industriali e un nuovo passo per una rappresentanza senza confini. Un opportunità che sarà testata dal vivo, giacché le stime di affluenza paiono inferiori ai 2 mila pregustati da Finco. Il «Sistema aperto», firmato giusto 2 anni fa a Padova, ha conquistato circa il 10% degli associati che, uniti per le tre territoriali, sono 6 mila. Questi i numeri sull’effettivo spostamento di imprenditori, da una provincia all’altra, per godere del miglior servizio alla Schengen. «Il vero valore di Sistema aperto – spiega la presidente di Unindustria Treviso Maria Cristina Piovesana – è superare la forma associa-riva provinciale rendendo l’impresa libera di scegliere.

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#LASTITALY (GIORNALE DI VICENZA)

L’INDAGINE – Il laboratorio CMR del sociologo Marini analizza il sentire detta popolazione rispetto a un brand ricercato da tutto il mondo: più sensibili le donne e i giovani

“Made in Italy”, non siamo al passo coi tempi

Riconosciamo in questo “marchio” valori come la creatività e l’estetica, ma tendiamo a ignorare dimensioni essenziali per il mercato di oggi come sono la tecnologia e anche l’innovazione

Siamo più made in…certi che non sostenitori a tutto tondo del “Made in Italy”, che pure è il marchio che «rappresenta una cifra fondamentale per la nostra economia». Perché ad esempio ne cogliamo tutto il valore per la creatività e l’estetica, ma facciamo molta difficoltà a mettere a fuoco altri ingredienti che sono fondamentali per il mercato di oggi come l’innovazione e la tecnologia. E il sorprendente risultato della nuova indagine divulgata dal laboratorio CMR – Community Media Research di cui il sociologo vicentino Daniele Marini è direttore scientifico.

Il Giornale di Vicenza, 16 novembre 2016

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IlSole

La Fabbri-gitale del futuro (Il Sole 24 Ore)

Una rivoluzione tale che non si può immaginare dove porterà, e non ci sono nemmeno le parole adatte per descriverla A Padova è iniziata ieri la due giorni di interventi, dibattiti e conversazioni per celebrare i 4o anni de l’Industria (una delle più antiche riviste italiane di economia e politica industriale) e portare l’attenzione su uno dei maggiori temi d’attualità, l’avvento del nuovo paradigma dell’Industry4.o.

[...]

Una fase come quella attuale presuppone «un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico – conclude Daniele Marini, sociologo, direttore scientifico Community Media Research – Le stesse capacità richieste agli imprenditori cambiano: sempre meno propensione al rischio, capacità di comandare e decidere da soli, sempre più innovazione, lavoro di squadra e valorizzazione dei lavoratori, e tutto questo senza differenze di genere o di età. Per questo serve un ecosistema favorevole, che orienti le persone e favorisca le imprese che creano un valore sociale condiviso, con politiche trasversali a 36o gradi. Perché se lo spazio e il tempo grazie alla tecnologia si annullano, mantenere una rigida classificazione dell’economia per settori non ha più alcun senso».

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MONITOR SUL LAVORO (GIORNALE DI VICENZA)

«Una parte maggioritaria dei lavoratori, il 42%, si dimostra “(r)innovatrice”, aperta alle novità introdotte dalla proposta contrattuale di Federmeccanica». È il risultato dell’indagine “(R)Innovatori cauti: lavoratori, contratto, formazione e welfare” del Mol-Monitor sul lavoro. L’ha curata il sociologo vicentino Daniele Marini, direttore del del CMR-Community Media Research per Federmeccanica e l’ha presentata alla recente assemblea nazionale di Brescia.

«Legare una parte dello stipendio alla produttività, piuttosto che definire un salario minimo nazionale lasciando la negoziazione al livello aziendale, sono alcune delle dimensioni che incontrano grande favore nella platea dei lavoratori».

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#LASTITALY (GIORNALE DI VICENZA)

Qual è il “brand” dei veneti e dei nordestini, la caratteristica base in cui ci riconosciamo? Anche dopo batoste pubbliche come quelle di maxi-inchieste come il Mose o la vicenda delle grandi popolari, un binomio resta saldo: la passione per il lavoro, coltivata in autonomia.
E certo, va osservato, non è un caso che proprio lavoro” e “autonomia”, tradotti spesso nella concreta attività di “impresa”, sono da sempre parole chiave anche del dibattito pubblico e politico veneti.

Il “brand” dei veneti e del Nordest è l’obiettivo della nuova indagine curata dal laboratorio Cmr-Community Media Research di cui è direttore scientifico il sociologo vicentino Daniele Marini: «Ciascuno di noi – spiega – è riconosciuto per un aspetto particolare che rimane impresso, in noi e negli altri: un soprannome, un modo di fare o di vestire. È sicuramente un’identificazione parziale, má spesso è ciò che ci descrive. E il nostro “marchio di fabbrica” o, per dirla in modo più moderno, il nostro “brand”». Le attività sviluppate nello scorrere del tempo costruiscono spesso il “brand” anche di una collettività, mabastaqualche accadimento della storia per “de-strutturare”.

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IlSole

Monitor sul Lavoro (Il Sole 24 Ore)

Metalmeccanici. Lo studio Federmeccanica fotografa la disponibilità a collegare il salario ai risultati d’impresa e alla flessibilità
Le “tute blu” cambiano volto
Partecipazione e collaborazione per affrontare le sfide proposte dal mercato
Salari collegati ai risultati d’impresa. Buste paga più pesanti se legate alla produttività aziendale. Forme di automatismo negli incrementi retributivi da superare, profili professionali da rivedere, maggior peso alla formazione. Queste proposte raccolgono il consenso della maggiornaza dei lavoratori metalmeccanici, secondo la ricerca Monitor sul Lavoto realizzata da Community Media Research, promossa da Federmeccanica che ha coinvolto lavoratori e imprenditori.

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Monitor sul Lavoro (Corriere della Sera)

La classe operaia si fa in tre, divisa dalla fabbrica digitale. Tanti stranieri nei servizi

Non una ma tre. Ormai gli studiosi cominciano a sostenere che di classe operaia ne esiste più d’una e la tendenza alla differenziazione è sempre più veloce. Non basta essere sotto lo stesso capannone per avere una condizione di lavoro omogenea, anzi per molti versi lo schema organizzativo rigido applicato agli operai delle linee di montaggio è più vicino a quello di una cassiera del supermercato o di un addetto al call center di quanto lo sia rispetto alle nuove figure di lavoratore manual-cognitivo che la tecnologia richiede. I cambiamenti investono la qualità del lavoro ma si intravedono processi di distinzione che nel medio periodo investiranno i sistemi di retribuzione, il rapporto con il sindacato e più in generale l’identità. Anche perché nel frattempo si sono sviluppati segmenti del lavoro manuale con caratteristiche in parte nuove dentro settori come la logistica (i facchini) e i servizi alla persona (le badanti) e di conseguenza de classi operaie sono tre», come sostiene il sociologo Antonio Schizzerotto. Per ridisegnare una mappa conviene partire dalle novità della tecnologia, dalle imprese che applicano tecniche di lean production e Kaizen per passare a quelle che hanno adottato il sistema Wcm fino ai primi esperimenti di Industria 4.o, tutte richiedono una forza lavoro cognitiva molto coinvolta nei processi di controllo/regolazione delle macchine.

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Amministrative 2016 (Messaggero Veneto)

L’ESITO DEL VOTO » L’ANALISI DI MARINI
Scordatevi i luoghi comuni ci si astiene anche a sinistra»
Il direttore di Cmr: gli elettori maturi come i friulani privi di riferimenti «Lega in Veneto e centrodestra in Fvg concorrenziali, ma il 2008 è lontano»
Cancellate il “vecchio” cliché secondo cui la bassa affluenza penalizza più il centrodestra che il centrosinistra perché dalla caduta della Prima repubblica in poi il trend è mutato. Daniele Marini, direttore scientifico di “Community Media Research”, analizza i risultati del primo turno alle amministrative di Trieste e Pordenone tracciando una linea secca tra passato e presente. Non solo, però, perché la valutazione va oltre e spiega le motivazioni per cui il centrodestra, a Nordest, è più forte del resto d’Italia, perché il M5s tra Veneto e Friuli Venezia Giulia non sfonda, con un occhio di riguardo anche ai ballottaggi del 19 giugno dove Roberto Dipiazza e Alessandro Ciriani partono in netto vantaggio, non esclusivamente in virtù del margine ottenuto domenica alle urne.

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#Lastitaly (Giornale di Vicenza)

II laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza i mutamenti a Nordest e individua un quarto di popolazione che è”fragilé’perché può contare su pochi aiuti

Il sociale cambia e prova la Rete “km zero”

A chi affidarsi se c’è necessità? Dai veneti emerge che l’unica vera risorsa è la famiglia, con gli amici
Però grazie alla tecnologia nasce il social “di strada”

C’è la grande Rete tecnologica che ci collega sempre più al mondo intero, ma c’è quella dei rapporti sociali su cui davvero contiamo in caso di necessitàchesi restringe sempre più. E le due si intrecciano tra loro in uninedita innovazione sociale. «Seppur sotto traccia e silenziosamente una nuova forma sta crescendo, peraltro proprio utilizzando le nuove tecnologie della comunicazione come i social network: è il “welfare social” e “fai-da-te”». Così la definisce il sociologo Daniele Marini nella nuova indagine del laboratorio Cmr-Community media research di cui è direttore scientifico.

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Imprenditori prima e dopo la crisi (CorrierEconomia)

Che cosa è cambiato dal crollo delle economie del 2008

Imprenditori, non basta più essere capitani coraggiosi (e solitari)

II capitano coraggioso che guida solitario la propria impresa non va più. D’altra parte, «saper comandare» è scivolata in fondo alla classifica delle abilità più importanti da possedere, insieme al «saper decidere da solo». Non è questo, infatti, che conta oggi per fare impresa. Ciò che è importante è saper innovare e saper lavorare in squadra. Due caratteristiche che contano ben di più anche della capacità di rischiare che prima del 2008 era al primo posto assoluto. Le competenze «Imprenditori pima e dopo la crisi» l’ultima ricerca prodotta da Daniele Marini, direttore scientifico di Community media research, per il Centro studi di Confindustria. L’analisi mette in evidenza cosa è cambiato a quasi otto anni dall’anno-spartiacque, il 2008. «Prima — sottolinea Marini — la capacità di rischiare costituiva l’abilità maggiormente necessaria,soprattutto presso la componente maschile, le persone con un basso livello di studi, quelle operanti nell’industria e residenti al Nord.

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Italiani e lavoro a tempo indeterminato (La Stampa)

Sempre più giovani italiani puntano a mettersi in proprio

La ricerca di Adecco: ma la tentazione contagia anche gli anziani

E’ il segno del cambiamento di culture, la conferma di una mutazione antropologica, che vede nel lavoro l’occasione di una sfida e nel lavoro autonomo e imprenditoriale la possibile futura destinazione. «Gli italiani e il lavoro a tempo indeterminato, tra miti e desideri» è il titolo della ricerca commissionata da Adecco a Community media research, di cui pubblichiamo in esclusiva un approfondimento. Il lavoro del futuro non sarà solo dipendente ma intraprendente: è questo il segnale più rilevante, anche se permangono a chiaroscuro molti dei miti del posto fisso.

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Italiani e lavoro a tempo indeterminato (Vanity Fair)

Davvero non vuoi più un contratto a tempo indeterminato?

Meno interessati al posto fisso e più all’occupabilità e alle prospettive di crescita. Così Adecco presenta una nuova ricerca sul mondo del lavoro

Che ne è del mito del posto fisso? Sempre più attenti alla carriera, sempre meno interessati alle sicurezze di un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Questo è quanto emerge da una ricerca Adecco commissionata a Community Media Research. Oltre la metà degli intervistati è d’accordo, infatti, nel dire che nella scelta di un lavoro più che il tempo indeterminato, ciò che conta sono le prospettive di crescita professionale (56,9%). Risultati che possono essere causati anche da cambiamenti nelle condizioni di lavoro percepite dagli italiani: per il 39% del campione la situazione di stress mentale e psicologico nell’ambiente di lavoro è peggiorata negli ultimi anni così come il 33,6% degli intervistati percepisce un carico di lavoro in termini di ritmi e fatica in aumento.

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IlSole

Italiani e lavoro a tempo indeterminato (Il Sole 24 Ore)

Adecco: 5mila assunti e 160mila contratti

È un mercato del lavoro che, come gli indicatori economici e finanziari, dà una forte sensazione di incertezza quello raccontato  dalle risposte di un campione rappresentativo di mille lavoratori attivi a un’indagine di Adecco, commissionata a Community Media Research.

Prendiamo il tema del posto fisso per esempio. Se è vero che per il 75% degli intervistati il contratto a tempo indeterminato consente di fare progetti e guardare con serenità al futuro, è ancora più vero – e a dirlo è oltre un lavoratore su due (56,8%) – che non è più una garanzia come qualche anno fa perchè oggi è possibile licenziare più facilmente. Effetto Jobs Act?

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Italiani e lavoro a tempo indeterminato (Avvenire)

Il posto fisso perde fascino. Si guarda alle “prospettive”

Nel film record d’incassi Quo Vado? la maestra chiede al bambino Checco Zalone: “Che cosa vorresti fare da grande?”. Risposta secca del piccolo attore: “Il posto fisso”. La battuta – certamente divertente – nasce dal fatto che da decenni la massima aspirazione degli italiani è strappare un contratto a tempo indeterminato.

In realtà, però, sembra che il mito dell’impiego sicuro stia cominciando a scalfirsi. Sarà la consapevolezza che ottenere una stabilità occupazionale è sempre più difficile o sarà il desiderio di non sentirsi vincolati per un’intera carriera nello stesso lavoro, comunque le priorità stanno cambiando.

Il mutamento in corso viene confermato dalla ricerca commissionata a Community Media Research da Adecco.

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#lastitaly (Giornale di vicenza)

II laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza le opinioni dei veneti in rapporto a quelle di trentini-friulani e degli italiani: scandali e corruzione pesano molto

Nordest, crollo di fiducia: si salvano solo in tre

Sono i nostri piccoli e medi imprenditori, le forze dell’ordine e il capo dello Stato: indici bassi invece per gli altri operatori dell’economia e le istituzioni

Un vero e proprio crollo per alcuni, un recupero per qualcun altro. Una decina di anni fa, nel 2007, il sociologo Daniele Marini e i suoi colleghi, dopo aver testato la fiducia nelle istituzioni in Italia e a Nordest, parlavano di “arrabbiatura dei veneti” con le istituzioni nazionali, soprattutto per il diverso trattamento che lo Stato riserva al Veneto rispetto ai vicini “speciali” trentini e friulani. E segnalava come tra i veneti le forze dell’ordine avessero un indice di fiducia quasi all’80%, la Chiesa al 60%, l’Ue al 44%, la magistratura al 37%, lo Stato al 30%, le banche al 20%, il Parlamento al 18%, le associazioni degli imprenditori al 28,7%, i sindacati al 26,4%. Adesso, basta dare un’occhiata al grafico a destra per capire come molti valori siano nettamente cambiati.

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#lastart (Giornale di Vicenza)

Il laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza le opinioni dei cittadini sui patrimonio di palazzi, monumenti, opere che l’Italia fa fruttare, ma ancora poco

Musei, sì a una gestione anche con privati

I veneti e i nordestini aprono a un loro coinvolgimento per dare più efficienza e poter valorizzare i nostri “beni estetici”

I nordestini – e in particolare i veneti – vedono favorevolmente l’ingresso dei privati nella gestione delle risorse culturali e di bellezza del nostro Paese, anche se va detto che «il confronto con il resto dell’Italia restituisce un’immagine mediamente più restia a un’apertura decisa». E il sorprendente quadro che emerge dalla nuova indagine diffusa dal laboratorio Community Media Research diretto dal sociologo Daniele Marini.

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Brand Treviso (Gazzettino Treviso)

L’INDAGINE Promozione della città

Radicchio e Mura: così nasce il brand

La prima cosa a venire in mente quando si pensa a Treviso? Il radicchio rosso (potenza, chissà, della moda imperante della gastronomia). Poi il Sile e il Cagnan e, ancora, le Mura. Lo conferma un’indagine, condotta su un campione di oltre mezzo migliaio di persone, tra rappresentanti delle categorie economiche, studenti universitari ed utenti del sito internet del Comune. Oltre sette su dieci citano la celebre cicoria come primo elemento identificativo della città. Più in generale, però, secondo la rilevazione, a caratterizzare Treviso nell’immaginario collettivo sono l’arte e l’architettura.

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Brand Treviso (Tribuna Treviso)

Cibo, Sile e cultura. La Treviso “green” che piace alla gente

Indagine di Community per trovare il marchio del capoluogo

Radicchio simbolo del gusto. «Basta con Signore e Signori» Treviso è anzitutto radicchio e Sile. Ma anche arte e architettura: contando le preferenze accordate a mura o Duomo. Una città che piace a residenti e frequentatori, specie per l’organizzazione di eventi culturali e la valorizzazione di alcune tipicità, ma anche per la pedonalizzazione. Le indicazioni emergono dal questionario promosso da Community Media Research per conto del Comune di Treviso con l’obiettivo di coniare il “brand” del capoluogo e realizzare un logo che rappresenti la città.

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Ruolo della Camera di commercio (La Nuova Venezia)

Le richieste delle aziende «Servono più investimenti»

Formiche operose (o al massimo cani fedeli), a cui rivolgersi a più riprese certi di ricevere aiuto, ma anche a cui chiedere un maggiore impegno sul fronte dell’internazionalizzazione, dell’assistenza digitale e della capacità di attirare investimenti: è così che le aziende vedono la Camera di Commercio del Delta Lagunare. A pochi mesi dall’accorpamento degli enti di Venezia e Rovigo, l’ente traccia le priorità e, per farlo, ha deciso di rivolgersi alle imprese: ieri, nella sede di via Forte Marghera, il segretario generale Roberto Crosta ha presentato i risultati di un’indagine su un campione di 612 imprese delle due province, cui è chiesto un giudizio sull’operato degli enti pubblici, sullo stato di efficienza del proprio comparto e sulle azioni da realizzare a sostegno della competitività. «Emerge una valutazione tendenzialmente positiva nei confronti della Camera», ha commentato Daniele Marini, direttore scientifico di Community Media Research

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Ruolo della Camera di Commercio (Gazzettino Rovigo)

La pubblica amministrazione viene bocciata dalle imprese

Pubblica amministrazione dietro alla lavagna. Il mondo delle imprese boccia il «pubblico» e la sua burocrazia. Secondo un’indagine della Camera di commercio Delta Lagunare Venezia e Rovigo, condotta da Community su un gruppo di 612 aziende, ben il 62% delle aziende del territorio si dicono insoddisfatte dalla pubblica amministrazione. Si salvano solo i Vigili del fuoco (positivi per V81,8%) e i Nas (77,4%), così come Camere di Commercio (63,6%) e Regione (59,3%). Maglia nera nel «pubblico» per il Comune (40,4% per i rodigini, 48,6% per i veneziani), ma anche per Equitalia (38,8%) e per l’ispettorato del Lavoro (35,7%), indigesti a quasi tutti gli imprenditori.

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RUOLO DELLA CAMERA DI COMMERCIO (Voce di Rovigo)

Imprese: ok all’ente Delta lagunare

Fusione promossa sul campo

Una bussola capace di guidare le imprese in un mercato sempre più competitivo e facilitarle nello sviluppo di nuove opportunità e relazioni. E’ questo il ruolo della Camera di Commercio secondo gli imprenditori veneziani e polesani, che subito dopo l’accorpamento, sono stati ascoltati dall’ente Delta lagunare, per conoscere le loro istanze rispetto a questo nuovo soggetto, le azioni da realizzare a sostegno della competitività del sistema produttivo locale e cogliere una valutazione sulle performance della pubblica amministrazione. L’indagine, presentata ieri mattina, è stata condotta su un campione di 6n imprese della provincia di Venezia e Rovigo, estratto dall’anagrafe di Infocamere ed ha evidenziato in primo luogo come gli imprenditori chiedano alla Camera di Commerio di funzionare da “bussola”.

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#lastart (Giornale di Vicenza)

Il laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza a distanza di un anno il pensiero della popolazione: rispetto alla media italiana qui il 2016 incute più timore

Futuro? I veneti sono quelli più preoccupati

Sono cresciuti sia i pessimisti che quelli che temono un peggioramento delle condizioni per le famiglie In netta minoranza quelli che esprimono ottimismo

Il futuro? Non ci farà più ricchi: se tutto va bene, non saremo rovinati. Sarà per la crisi generale che si trascina dal 2008, sarà per la batosta vissuta in questi mesi dalle due grandi popolari regionali, ora trasformate in Spa, sarà perché da queste parti l’ottimismo a buon mercato non è di casa, ma sono i veneti – rispetto agli italiani e anche ai nordestini – a esprimere più preoccupazione di tutti su quello che ci aspetta dal punto di vista del benessere economico. È il sorprendente quadro che emerge dalla nuova indagine curata dal laboratorio Community Media Research diretto dal sociologo Daniele Marini. «Una dinamica frenata: sembra un ossimoro, ma è questa – spiega Marini – la prospettiva che i nordestini intravedono per la propria famiglia e per l’economia nei prossimi anni. D’altro canto, non si può dar loro torto. Ascoltandole notizie che provengono dai mercati finanziati e dalle istituzioni economiche non c’è di che stare allegri. La borsa è volatile e instabile; le stime di crescita mondiale sono positive, ma progressivamente riviste al ribasso». Dei famosi Brics, economie mondiali emergenti, Russia e Brasile sono in affanno e la Cina ha rallentato e si concentra sul mercato interno. Vicende internazionali come migrazioni, terrorismo, Siria, Libia, appesantiscono il quadro.

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#lastart: ripresa economica (il Giornale di Vicenza)

La ripresa c’è ma il Nordest ancora non la vede
Ripresa? A Nordest per due su tre non c’è
Oltre il 64% la vede spostata a più di un anno e mezzo da oggi, nonostante i segnali giunti in questi mesi. Nel gruppo dei pochi ottimisti ci sono più imprenditori
La ripresa? A Nordest due su tre non ci credono: secondo loro se ne riparlerà tra un anno e mezzo, forse. E’ il sorprendente quadro che emerge dalla nuova indagine curata dal laboratorio Community Media Research, diretto dal sociologo Daniele Marini. “E’ un atteggimaneto guardingo quello della popolazione del Nordest verso il futuro, nonostante – sottolinea Marini – sistema produttivo e mercato del lavoro diano segnali di risveglio. La sensazione è che in questa parte d’Italia, più che altrove, la cautela tenda a precalere sui dati oggettivi che le rilevazioni ufficiali testimoniano”.

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Monitor sul lavoro (Corriere Economia)

Il lavoro? Per le donne resta ancora solo una delle opzioni

Se si guarda la fotografia complessiva, le differenze non sono poi così marcate. Uomini e donne hanno nei confronti del lavoro e del luogo in cui il lavoro si svolge un atteggiamento analogo. Ma i dettagli finiscono per restituire in conclusione una differenza importante. «Le donne — dice Daniele Marini, docente di Sociologia all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Media Research —presentano in generale un minor livello di identificazione con il lavoro. Hanno una pluralità di identità, sono mogli, madri, amiche. II lavoro non è il loro centro esclusivo». Non era il centro in passato e non lo è nemmeno oggi per le nuove generazioni di donne che hanno studiato, che spesso sono andate a formarsi e a muovere i primi passi lavorativi all’estero. La conclusione arriva dal Monitor sul lavoro realizzato da Marini per Federmeccanica e di cui il docente ha elaborato per Corriere Economia i dati suddivisi tra donne e uomini. «L’obiettivo del Monitor è verificare se e come sono cambiate le cultura del lavoro: la ricerca ci dice che sono cambiate moltissimo. Mentre la pubblica opinione si è concentrata sulle regole, dal pacchetto Treu al Jobs Act — prosegue Marini — nessuno finora si era domandato il vissuto dei lavoratori rispetto alla propria professione».

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Monitor sul lavoro (Giornale di Vicenza)

II laboratorio Cmr diretto dal sociologo Marini analizza una rivoluzione nel modo di sentire l’occupazione, ma i dibattiti pubblici restano ideologici e l’ignorano
Il metalmeccanico sceglie la meritocrazia
La larga maggioranza dei lavoratori s’identifica con l’impresa che sente “sua”, tende a condividerne gli obiettivi e vuole contribuire anche alle decisioni
Il 75,6% è disposto alla flessibilità negli orari e nei turni, il 77,8% vuole contribuire a fare innovazione
Non solo accettano che gli stipendi possano essere diversi in base ai meriti del lavoratore. Non solo non fanno più barricate in difesa del posto fisso per legge. Non solo sono disposti anche alla flessibilità sia negli orari che nelle retribuzioni. Ora, almeno in parte sono disponibili perfino a dare le loro idee all’imprenditore e a partecipare al finanziamento di progetti innovativi, ed essere poi ricompensati in base ai risultati. Insomma, “post.ideologici e caratterizzati da una forte soggettività: si presentano così o lavoratori del Nordest”, sintetizza il sociologo Daniele Marini nella nuova indagine curata dal laboratorio Cmr-Community media research, di cui è direttore scientifico, per conto di Federmeccanica.

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Monitor sul lavoro (Italia Oggi)

Flessibilità ben accetta - Interessa un dialogo continuo con l’azienda

A ridosso dell’apertura dei negoziati con le organizzazioni sindacali per l’importante rinnovo del Ccnl Federmeccanica, che si presenta particolarmente complicato per la situazione generale che abbiamo già descritto nei precedenti articoli, la Federmeccanica ha presentato, in un interessante convegno, una ricerca sulle tendenze e i comportamenti dei lavoratori metalmeccanici italiani. La ricerca è stata progettata e realizzata da Community Media Research e già nel titolo si presenta un particolare interesse: «Fuori Classe, Lavoratori e Rappresentazione del lavoro». La ricerca si basa su un campione di 1.224 casi su tutto il territorio nazionale e per tutti i settori produttivi, sia di lavoratori dipendenti (1.123) che di manager e imprenditori (101). La ricerca comprende dipendenti e datori di lavoro proprio al fine di catturare la trasformazione del lavoro osservata da diversi punti di vista. E’ la prima volta che un’organizzazione di imprese commissiona uno studio di questo genere per conoscere le esigenze dei lavoratori nel nuovo mercato del lavoro, non affidandosi al filtro del sindacato e dei freddi dati statistici, messi a disposizione da Istat e altri società di rilevazione, per apprenderle.

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IlSole

IMPRESA E’ CULTURA (SOLE 24 ORE ONLINE)

Teatro e industria: connubio che crea valore

L’obiettivo è creare una cultura d’impresa che riporti l’opera industriale al centro della discussione sullo sviluppo del territorio. Per far questo si parla da anni di formazione, scuola, mediazione. E ora anche di teatro. Come può il teatro contribuire ad accrescere la cultura d’impresa e, d’altro canto, a rendere gli imprenditori consapevoli del proprio valore e della valenza territoriale della loro produzione manifatturiera? (…)

Per ripensare e rivisitare la sua mission nell’ottica dell’impresa, il teatro Verdi di Pordenone ha affidato al centro studi di Community Media Research guidato dal professore dell’università di Padova Daniele Marini un’indagine sugli opinion leader del territorio per una nuova vision del teatro, da cui emergono tre aspetti considerati imprescindibili: il teatro come luogo di contaminazione, in cui cultura ed economia trovano punti di incontro e di dialogo, ipotizzando iniziative per filiere intellettuali e produttive; il teatro come imprenditore intellettuale, che deve sollecitare la creazione di scenari futuri, ipotizzando iniziative e momenti di elaborazione e di educazione sulle prospettive di sviluppo; il teatro come mediatore culturale, ruolo simile a quello di un educatore e orientatore.

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IMPRESA E’ CULTURA (MESSAGGERO VENETO)

«L’impresa è cultura I teatri regionali vanno specializzati»

Ricerca sul Verdi di Pordenone: «Media(t)tore del territorio» Lessio: «A Trieste la lirica, da noi i giovani talenti»

ìNon solo teatro, non solo un contenitore di spettacoli ma un «mediattore», un luogo di «mediazione tra impresa e cultura inteso come ponte per creare contaminazioni – sintetizza il ricercatore Daniele Marini – e allo stesso tempo attore dello sviluppo, un soggetto che non guidi ma sappia mettere assieme le forze del territorio e narrarle». A incarnare il mediattore – «in un’epoca di trasformazione servono parole nuove» ancora Marini – è il teatro Verdi di Pordenone, protagonista di una ricerca (di Marini e Fabio Marzella) commissionata dal Verdi a Community media reserch con la partnership della Bcc Pordenonese e dell’Unione industriali. Una ricerca qualitativa che parte da interviste a 25 portatori di interessi e che mostra come mondo economico e culturale – come hanno testimoniato anche Pietro Roman di Bcc e Michelangelo Agristi di Unindustria – abbia già condiviso la sfida identitaria a cui è chiamata la cultura.

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#LASTJOBS (IL GIORNALE DI VICENZA)

Il laboratorio Cmr diretto dal sociologo Marini analizzale nuove mentalità in tema di occupazione: a parità di salario si cerca il posta dove si può crescere

Stipendi più alti a chi è migliore nel lavoro
Oltre il 90 per cento dei veneti ritiene fondamentale il criterio della meritocrazia. Anche se nel pubblico ancora si accetta con difficoltà di essere valutati

«La gratificazione personale è data dal salario, dalle opportunità di crescita e dalle relazioni sociali» «Un orientamento meritocratico, seppur venato di solidarismo, è un patrimonio diffuso nel Nordest. Tuttavia, scoprire che nel lavoro ben il 90,1% della popolazione con-dividequestocriterio, racconta di una sua estensione che va oltre le aspettative». Questo l’esito dell’analisi condotta dal Laboratorio Cmr diretto dal sociologo Daniele Marini. Il mondo del lavoro è attraversato da trasformazioni profonde. Stavolta però sotto la lente d’ingrandimento non sono finitele imprese in difficoltà, ma ciò che si pensa del lavoro. Solo che bisogna partire proprio da come sta cambiando questo mondo. «La crisi ha imposto flessibilità, adattamento, velocità e competitività – spiega Marini-. Stiamo assistendo a una contaminazione fra settori e a una rottura dei confini tradizionali. Funzioni terziarie che entrano nelle fabbriche, manodopera che diventa “mentedopera”, macchine e app digitali che “disintermediano” lavoratori. Sempre più si parla di Industria 4.0. Insomma, cambiano le filosofie, si ridefiniscono le vision aziendali e l’organizzazione del lavoro.

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IMPRESA È CULTURA (IL GAZZETTINO DI PORDENONE)

Il nuovo ruolo del Verdi tra la cultura e le imprese

Con una ricerca e una tavola rotonda il Teatro Comunale Giuseppe Verdi si interroga sul proprio ruolo, che va oltre la proposta di un cartellone, ma lo pone interlocutore privilegiato della società civile a tutti i livelli tra cultura, sociale ed economia. Un percorso intrapreso da tempo che va sempre più consolidandosi guardando al futuro. Ma è la strada giusta? Sembrerebbe proprio di sì dal quadro delineato dalla ricerca affidata a Community Media Research (direttore scientifico Daniele Marini) dal Teatro in collaborazione con Unindustria Pordenone e Bcc Pordenonese, che ha raccolto le conclusione di un’intervista mirata a 25 testimoni e rappresentati significativi del territorio. Ne risulta un Teatro portatore e focalizza-tore dell’identità territoriale, anzi «media(t)tore» culturale in grado di alimentare scenari futuri condivisi e nello stesso tempo attore dello sviluppo, capace di connettere e alimentare un circuito virtuoso fra imprese e cultura. Emerge però la necessità di una regia, qualcuno che abbia una visione in prospettiva del teatro, che gli assegni un compito in questa direzione, c’è l’aspettativa che emerga una classe dirigente che superi le divisioni e le visioni campanilistiche. Tre sono i concetti chiave emersi dalle testimonianze, per una nuova vision del teatro: contaminazione (con il teatro luogo di incontro e dialogo tra economia e cultura), imprenditore culturale (con progetti propri), mediatore culturale (educatore e orientatore).

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IMPRESA E’ CULTURA (NORDEST ECONOMIA)

Pordenone, il teatro cardine della nuova manifattura
Non più solo contenitore culturale ma luogo aperto e mediatore dei nuovi processi di sviluppo economico del territorio. Lo chiedono gli imprenditori. Lo chiedono i tempi. La nuova vita del teatro Verdi.
In questo 2015 in cui ricorre il decennale, il teatro friulano ha intrapreso un articolato percorso di riflessione per rivisitare la sua mission: non più solo un ruolo di contenitore culturale, ma di attore dello sviluppo, in grado di contaminare l’azione culturale con quella più strettamente economica e delle imprese.
Lo chiede il territorio. Lo chiedono i tempi. E questa necessità emerge da una ricerca presentata proprio a Pordenone il 1 dicembre. Il report, promosso dal Teatro Verdi in partnership con BCC Pordenonese, Community Group e Unione Industriali di Pordenone e realizzata da Community Media Research ha avuto un duplice obiettivo: analizzare il significato del teatro nella vita sociale ed economica della città, il grado d’importanza, ma anche di identità e appartenenza che esso produce; verificare la consapevolezza del rapporto fra economia e cultura, del ruolo che il teatro potrebbe assumere per lo sviluppo socio-economico del territorio e contribuire a prefigurare le sue strategie per il futuro.

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IMPRESA E’ CULTURA (CORRIERE DEL VENETO)

La ricerca – I dieci anni del Verdi di Pordenone
Da teatro ad «attore dello sviluppo»

Fuori dalla città, a neanche dieci chilometri da qui, le ruspe smantellano pezzo dopo pezzo le strutture che furono gloriosa epopea produttiva della Electrolux: l’«acquario» – come viene chiamato il palazzo di vetro di Porcia un tempo sede dell’azienda – ormai sovradimensionato, è svuotato e venduto. Traslocano gli uffici. Chi ha varcato recentemente la soglia dell’antico complesso che dava lavoro a migliaia di persone riferisce che anche il panorama è postindustriale, irriconoscibile. Con gli operai ricollocati o in attesa di ricollocamento e la parola «esubero» come nuovo mantra. Ma intra moenia, nel centro di Pordenone, è un’altra storia, quasi un bianconero. Alle soglie del Natale 2015 è una Pordenone diversa quella che si mette davanti alle vetrine, che fatica a riconoscersi nella città di qualche anno fa; e fa una certa impressione pensare che sia già passato un decennio dalla nascita del «nuovo» Teatro Verdi, nel cuore della città, puntualmente invaso, a ogni settembre, dalle folle portate nel nome del turismo culturale da quell’eccellenza italiana che è Pordenonelegge. Compie dieci anni, e c’è chi comincia a misurarli. Daniele Marini, sociologo dell’Università di Padova e fondatore di Community Media Research, ha intervistato in questi due mesi venticinque testimoni, per conto della società (che unisce diverse amministrazioni pubbliche) proprietaria del teatro. Quello che ne è scaturito è – c’era da giurarci – il ritratto puntuale di una società ormai totalmente terziaria.

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MONITOR SUL LAVORO (CORRIERE DELLA SERA)

Oggi il nuovo operaio si identifica con l’azienda o tendenze

Salari e orari: addio sindacato L’operaio adesso vuole fare da sé

Il sociologo ed ex operaio Aris Accornero coniò diversi anni fa un’espressione fulminante per riassumere l’itinerario politico-culturale delle tute blu del Novecento italiano: «Sono state macchine per la lotta di classe». Detta da uno che di operai e sindacati se ne intende la definizione valeva e vale moltissimo e non a caso mi è tornata immediatamente in mente leggendo i risultati dell’indagine resa nota ieri dalla Federmeccanica e affidata alla supervisione scientifica di Daniele Marini. Il campione è relativamente ristretto (1123 intervistati) ma la tendenza che emerge è netta. Il lavoro sta divorziando dall’ideologia che lo ha tenuto prigioniero lungo tutto il secolo scorso e per buona parte della prima decade del nuovo. Gli operai smettono di essere strumento di lotta politica e diventano persone, si liberano dal copione che l’ideologia aveva scritto per loro obbligandoli a sentirsi comunque e solo merce e a nutrire ostilità pregiudiziale nei confronti del padrone. L’indagine della Federmeccanica ci dice invece che l’operaio ha preso a identificarsi con il proprio lavoro e anche con l’azienda di cui fa parte.

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MONITOR SUL LAVORO (LA STAMPA)

Metalmeccanici 59% di sì al salario legato ai risultati

Per avere una maggiore retribuzione il 59,4% dei lavoratori metalmeccanici sarebbe disposta a legare una parte della propria retribuzione ai risultati dell’impresa e il 69% vorrebbe che il contratto fosse in parte nazionale, ma con molta autonomia aziendale. Sono questi i risultati più rilevanti di un sondaggio realizzata da Community Media Research per conto di Federmeccanica. Dallo studio emerge anche che pur di mantenere il posto di lavoro il 71% delle tute blu italiane sarebbe disponibile a fare lavori diversi da quelli usuali e il 78%accetterebbe più flessibilità negli orari e nei turni.

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IlSole

MONITOR SUL LAVORO (SOLE 24 ORE)

Meccanica alla battuta d’arresto

Dal Poz: rispetto all’inizio della crisi dobbiamo recuperare il 29,7%

Una battuta d’arresto nella produzione metalmeccanica. Dopo tre trimestri positivi, nel periodo luglio-settembre 2015 i livelli sono rimasti gli stessi dei tre mesi precedenti. Un saldo zero, che è stato possibile grazie al 3,3 del comparto dei mezzi di trasporto, che ha bilanciato il segno negativo di altri settori, come la metallurgia (-1,1), computer e apparecchi radio (-0,9), macchine e apparecchi meccanici (-0,5). La ripresa è ancora lontana, è il messaggio dei vertici di Federmeccanica ,che ieri hanno presentato la 136 indagine congiunturale. Anche se le prospettive per il prossimo trimestre, stando alle attese su ordini e produzione, sono positive. Rispetto all’inizio della crisi, ha detto il vice presidente di Federmeccanica,  Alberto Dal Poz, la produzione è ancora al di sotto per il 29,7%, contro un -0,2 della Germania, -3,7 dell’Inghilterra,-21,3 della Francia, «Un terzo di quello che facevamo – ha continuato – è stato perso. Ora è importante ritrovare la fiducia e il settore metalmeccanico, che contribuisce al PII nazionale per l’8%, deve essere considerato una priorità».

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MONITOR SUL LAVORO (CORRIERE DELLA SERA)

Il sondaggio Federmeccanica

Le nuove tute blu, meritocratiche e filo-aziendali

In attesa di andare in paradiso, la classe operaia va in pensione. Nel senso che perde quota come gruppo omogeneo, come organizzazione capace di lasciare il segno nel dibattito politico. E cede il passo al singolo lavoratore, alla persona convinta che il futuro sia nelle sue mani.

Almeno secondo un sondaggio realizzato da Daniele Marini, professore dell’Università di Padova, per Federmeccanica, l’associazione delle imprese del settore. Sono tre i punti chiave dello studio, basato su un campione rappresentativo di 1.123 lavoratori. Chiede il sondaggio come si migliorano le proprie condizioni in azienda. Risponde «facendo bene il proprio lavoro», il 92,4% degli intervistati. In forte crescita rispetto al 6096 fotografato in uno studio analogo di fine anni 90. Approccio soggettivo più che coscienza di classe, dunque, come conferma la seconda risposta possibile alla stessa domanda. Il miglioramento passa per le «iniziative collettive di rivendicazione» solo per il 2,4% dei lavoratori. Quasi nessuno.

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#lastjobs (Giornale di Vicenza)

II laboratorio Cmr diretto dal sociologo Marini analizza nuove mentalità e preoccupazioni rispetto a uno dei valori-base della nostra società a Nordest

Ecco perché il posto fisso non e una priorità

L’83% dei veneti preferisce crescere sul piano professionale e del reddito. Ma il 70% teme anche che i giovani dovranno andarsene o stare peggio L’attività svolta in proprio resta comunque quella preferita per riuscire ad auto-realizzarsi

La prima preoccupazione è la disoccupazione, anche a Nordest dove i tassi sono praticamente i più bassi d’Italia ma il lavoro è un fattore prioritario di identità sociale, una certezza che adesso però traballa. Ci sono state crisi anche nel passato, ma erano «connesse a fasi di sviluppo: dopo un momento di assestamento, l’economia riprendeva a crescere come prima. Cosicché la disoccupazione rientrava nei suoi parametri fisiologici. Le imprese ricominciavano ad assumere e le persone potevano trovare un posto di lavoro: “fisso”, cioè stabile, sicuro». Non solo nel pubblico impiego, ma anche in fabbrica, in azienda, in banca. Adesso non è più così, ed è su questa rivoluzione che si concentra la nuova indagine curata dal sociologo Daniele Marini, direttore scientifico del laboratorio Cmr-Community media research

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IlSole

Monitor Impresa & Burocrazia (Sole 24 Ore)

Confindustria. Assemblea territoriale sul tema: «Cambiare» Treviso, la rete anti-burocrazia

Tempo mensile dedicato alle pratiche burocratiche (l’0,8% del tempo lavorativo se a occuparsene è il titolare, fino al 19,2% se c’è un ufficio dedicato), tempi di attesa per i pagamenti, frammentazione normativa e diversità fra enti e territori che ostacolano le aziende con più sedi; e ancora scarsa trasparenza, contradd izion i normative, ipertrofia burocratica, difficoltà a individuare le responsabilità. Meno di un imprenditore su quattro (il 38,2%) ritiene che la pubblica amministrazione sia migliorata; eppure proprio a un sistema pubblico efficiente guardano le imprese per trovare un partner affidabile, modemo ed efficiente. È questo il tema intorno al quale si snoderà l’assemblea di Unindustria Treviso, in programma oggi a Lovadina di Spresiano. Un titolo secco – “Cambiare” – per ragionare di una nuova possibile alleanza «dove finora ci sono state contrapposizioni e incomprensioni – spiega la presidente Maria Cristina Piovesana-II momento è favorevole: le imprese non si muovono più da sole, ma affrontano i mercati globalizzati e hanno bisogno di avere alle spalle un sistema coeso e forte». La base per la discussione sono i dati raccolti e analizzati da Community Media Research in quasi un anno di lavoro, iniziato con questionari mirati e proseguito in incontri territoriali per raccogliere testimonianze di problemi e spunti di una nuova voglia di dialogo.

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Monitor Impresa & Burocrazia (Tribuna Treviso)

Le sfide della Marca per Renzi II premier oggi dagli Industriali, patto tra imprese e burocrazia Burocrazia, patto con Renzi il premier oggi alle Bandie. Piovesana: imprese e pubblica amministrazione alleate

In testa al gruppo c’erano Alessandro Vardanega e Emma Marcegaglia. Era stata definita la marcia del «disagio», quello di essere imprenditori in un Paese che si dimostra(va?) nemico: troppa burocrazia, ipertrofia legislativa, costi superflui, competitività di sistema a picco. Sono passati quattro anni e mezzo da quel 27 maggio 2011. Oggi c’è Renzi, in ogni senso: al timone del Paese, e fisicamente presente oggi all’assemblea generale di Unindustria Treviso, alle Bandie di Spresiano. «Siamo favorevoli a chiunque voglia riformare la pubblica amministrazione», dice Maria Cristina Piovesana, presidente di Unindustira Treviso. Non vuole, la presidente, che sia visto come un endorsement politico: «Quello che proponiamo è un patto per cambiare l’Italia. In questi ultimi anni ha prevalso lo spirito di contrapposizione, di protesta: ora è il momento della proposta, dei temi comuni».

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Monitor Impresa & Burocrazia (Gazzettino Treviso)

Unindustria: patto con lo Stato anti-burocrazia Meno documenti con poche regole ma chiare oggi l’assemblea delle imprese proporrá a Renzi un’alleanza con la pubblica amministrazione

ASSEMBLEA UNINDUSTRIA Indagine di Community: «Lo chiede il 78 per cento degli iscritti» Meno burocrazia: è la nuova sfida Davanti a Renzi l’associazione proporrá un’alleanza con la pubblica amministrazione

Meno carte e documenti, da consegnare a un unico sportello, con poche regole chiare da rispettare. È la pubblica amministrazione sognata dalle imprese trevigiane. Perchè possa realizzarsi, Unindustria Treviso proporrà oggi, nella sua assemblea generale, una nuova alleanza, sottoponendola anche al presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite d’onore dell’assise. Nel lungo percorso preparatorio, l’associazione degli industriali ha analizzato il rapporto dei propri iscritti con il settore pubblico, con un’indagine ad hoc, affidata a Community Media Research. Due le priorità che più stanno a cuore: snellimento delle procedure e del numero dei documenti (lo ha indicato il 78,4% del campione) e unificazione o integrazione degli uffici (53,5%). Rimane molto da fare. Tanto che Daniele Marini, curatore dello studio, sintetizza in tre parole il sentimento delle imprese verso la burocrazia: peso, lentezza e opacità.

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Monitor Impresa & Burocrazia (IL GAZZETTINO)

La discussione con gli industriali della Marca: il 62 per cento si dice insoddisfatto degli enti pubblici Il premier a confronto con gli imprenditori Quasi il 62 per cento degli imprenditori trevigiani, secondo un’indagine ad hoc, è insoddisfatto degli enti pubblici. Ma gli industriali della Marca sono convinti che il rilancio passi anche attraverso una rinnovato dialogo con questo settore. Per questo, nella sua assemblea generale, in programma oggi, Unindustria Treviso lancerà un nuovo patto, sintetizzato nel titolo della giornata «Cambiare, imprese e pubblica amministrazione alleati per competere». Nella tensostruttura in riva al lago delle Bandie a Lovadina di Spresiano, a partire dalle 10, sono attese oltre tremila persone. Ospite d’onore, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a cui saranno affidate le conclusioni dell’incontro. Il premier potrà anche rispondere alle sollecitazioni, esposte subito prima, nella consueta relazione, dalla presidente di Unindustria, Maria Cristina Piovesana. Ad aprire l’assise, invece, la presentazione della ricerca sul rapporto tra aziende e Pa, curata da Community Media Research

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Monitor Impresa & Burocrazia (Corriere del veneto)

L’ASSEMBLEA DI UNINDUSTRIA
Renzi a Treviso, il «decalogo» delle imprese

Un patto tra le imprese e la pubblica amministrazione. E questo quel che gli industriali di Treviso proporranno oggi al premier Matteo Renzi, nel corso della loro assemblea. «Basta liti, pubblico e privato devono collaborare».

Ispezioni, certficati, tempi di attesa L’agenda degli industriali a Renzi Il premier all’assemblea di Treviso. Piovesana lancia il patto con la Pa «Basta lidi, collaboriamo»

Se a suonare il campanello è il Fisco, o peggio la Guardia di finanza, il batticuore è a mille. E pure con l’Inps e l’Agenzia delle dogane non c’è da stare tanto tranquilli. Se invece dallo spioncino si scorge l’Inail o qualche funzionario del Comune, della Provincia o della Regione, allora la pressione si abbassa perché quasi sempre l’inghippo si risolve in giornata. Non c’è di che preoccuparsi. Ecco, l’obiettivo a cui tende il «contratto sociale» che gli industriali di Treviso vorrebbero stringere con la pubblica amministrazione parte da questa idea, articolata in una curiosa ricerca messa a punto da Community Media Research per Unindustria: tra imprese e burocrazia servirebbe un po’ più di relax.

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Imprese e Pubblica Amministrazione (Corriere Economia)

La stanza dei bottoni

Un bagno di folla, anzi di industriali, a ridosso della presentazione della manovra, evidentemente Matteo Renzi deve aver e in tasca buone carte. Sarà anche che l’ampia vittoria di Luca Zaia ha reso chiaro al Pd che il Veneto è una terra che necessita maggiore attenzione. Insomma ce ne sono di motivi per i quali il premier ha accettato l’invito della presidente di Unindustria Treviso, Maria Cristina Piovesana, e sabato chiuderà l’assemblea annuale dell’associazione che. con tremila persone, è la più partecipata d’Italia. II tema dell’assise, al Parco del Lago Le Ban-die, è conciliante, ma adatto a sollecitare gli istinti della platea veneta: «Imprese e Pubblica Amministrazione alleate per competere». Prima del presidente del Consiglio parleranno Daniele Marini, Dominick Salvatore, Alberto Baban e Tito Boeri.

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#lastjobs (Giornale di Vicenza)

Sindacato, crisi con le nuove generazioni

A Nordest soprattutto da Trento e Trieste piovono bocciature I veneti sono più prudenti, ma giovani e donne lo sentono lontano

Friulani e trentini buttano per lo più a mare il sindacato. I veneti no, tendono a sentire che un valore resta, ma non c’è dubbio che il rapporto sia in crisi, soprattutto per le “nuove generazioni” del mondo del lavoro. E’ il quadro che emerge dalla nuova indagine curata dal sociologo Daniele Marini, direttore scientifico del laboratorio Cmr-Community media research, assieme a Questlab. “Il sindacato ha un problema che non è legato esclusivamente al numero e alla composizione degli iscritti – spiega Marini – ma al valore che gli viene attribuito, al ruolo che occupa nella società. Se sia in grado, cioè di interpretare e rappresentare effettivamente le trasformazioni dei lavori”. Anche se, ricorda Marini, “il lavoro della rappresentanza” oggi è diventato sempre più complicato per tutte le forme associative

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NORDEST (CORRIERE DEL VENETO)

Cassa integrazione in calo. Marini: è merito dell’export
Cig straordinaria, – 55% nel solo mese di luglio

Scende sensibilmente il numero di ore autorizzate di Cassa integrazione nei primi sette mesi di questanno in Veneto, rispetto allo stesso periodo del 2014, secondo una tendenza che riguarda un po’ tutto il Paese, ma che marca un -36% complessivo migliore della media Nordest (-33%) e di quella nazionale (-30%). Lo rileva l’Inps ed il dato più interessante è la flessione della componente di Cig straordinaria, quella normalmente collegata alle crisi aziendali, che vale poco meno dei due terzi del totale e che scende anch’essa del 36% (-55% nel solo mese di luglio).

Tutto bene, l’indicatore ha un andamento negativo ormai da molti mesi ma attenzione a sbilanciarsi su previsioni di lungo periodo. La raccomandazione è di Daniele Marini, direttore scientifico di Community Media Research, il quale, a supporto della stessa, si limita ad una osservazione. «Fino a pochi mesi fa il nostro spauracchio era la Grecia e puntavamo tutti sulla potenza trainante dei paesi Bric. Oggi Brasile e Russia, per motivi diversi, trasudano instabilità e da alcuni giorni si parla di una bolla finanziaria che starebbe per scoppiare in Cina. In compenso, è vero, gli Usa funzionano meglio del previsto ma il panorama dei nostri mercati di sbocco commerciale è assolutamente mutevole”.

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GLI ELETTI RESPONSABILIZZATI (GIORNALE DI VICENZA)

Gli eletti responsabilizzati dalle forti identità partitiche.

Più che una specificità vicentina, la lontananza degli eletti berici dalla prassi del trasformismo nasce da una «responsabilizzazione» legata alla natura dei partiti di appartenenza. Lo sostiene Daniele Marini, vicentino, docente di sociologia all’Università di Padova.

La malattia cronica della politica italiana, il cambio di casacca in Parlamento, vive una fase acuta. Da cosa dipende?
Le cause sono molteplici ma riconducibili ad una: non abbiamo ancora un sistema politico assestato. Dopo Tangentopoli, c’è stata una continua scomposizione e ricomposizione dei partiti. Dura dal ’92, è una ridefinizione continua.

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#lastjobs (Giornale di Vicenza)

Jobs Act promosso da tre veneti su quattro
Ma quasi un quarto lo boccia. Il Nordest si spacca tra chi pensa siano favorite le imprese e chi no
“Sul tema del lavoro si consumano più spesso scontri ideologici che confronti tra idee. Ne abbiamo avuto prova nelle discussioni sulla riforma del Jobs Act. Ma come stanno cambiando l’idea e il significato del lavoro?”. Se lo chiede il sociologo Daniele Marini che ha avviato un percorso di ricerca con Community Media Research puntando in questo primo step a capire come è stata vissuta, anche in base agli orientamenti politici, l’introduzione del Jobs Act. “Si tratta di un tema fondamentale, non a caso il lavoro è iscritto nel primo articolo della Costituzione – spiega-. Eppure non sempre corrisponde un adeguato sostegno da parte del sistema pubblico. Basti pensare al mal funzionamento degli ammortizzatori sociali e all’assenza di un sistema di formazione continua o di orientamento scolastico e professionale”.

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Metamorfosi a Nordest (Quotidiani finegil)

Il Rinascimento possibile del Nordest

L’analisi nel saggio di Daniele Marini, serve una nuova classe dirigente

Metamorfosi a Nordest. La locomotiva d’Italia ha esaurito la sua forza ma potrebbe accelerare all’improvviso. il sistema nordestino sta elaborando nuove strategie, cambia modelli di sviluppo. Nulla sarà come prima.

Professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Padova e Direttore scientifico di Community Media Research, studioso di un’area da sempre laboratorio economico del Paese, Daniele Marini è autore di un saggio “Le metamorfosi. Nordest:  un territorio come laboratorio”, saggi Marsilio, che esplora le dinamiche post-crisi del sistema produttivo e sociale nordestino e traccia le mappe dei nuovi percorsi economici e sociali continua a leggere

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#Lastexpo sviluppo sostenibile (Giornale di Vicenza)

Decrescita felice? No, sviluppo sostenibile

E’ la prospettiva giusta per sette veneti su dieci: continuare il progresso misurandone la sostenibilità. Il 24% preferisce ridurre produzione e consumi

A un estremo c’è chi è convinto che il futuro della nostra società stia in un declino felice, e tra i veneti sono quasi uno su quattro. All’altro estremo c’è chi ritiene – tra noi sono davvero pochi: uno ogni 200 – che l’unica strada è proseguire con lo stesso schema di lavoro e produzione seguito finora. Ma la stragrande maggioranza, più di sette veneti su dieci, è convinta che la strada sia un’altra: trovare un nuovo progresso equilibrato, attento alla sostenibilità ambientale, all’equilibrio dello sviluppo globale in un mondo dove in tanti si affacciano adesso a una qualità della vita maggiore che invece altri vivono già da molto. continua a leggere

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#LASTFUTURE (QUOTIDIANI FINEGIL)

Smartphone e social: a lezione dai nativi digitali

II tema della maturità rilancia la questione generazionale nell’età web. E se gli adulti imparassero dai ragazzi?

II ministero ha scelto un articolo del sociologo Daniele Marini, docente all’Università di Padova, quale traccia per la prova d’esame tecnico-scientifica della maturità. Ecco una sua riflessione.

Uno studente su due ha scelto la traccia sulla comunicazione nell’epoca delle innovazioni tecnologiche per l’esame d’italiano alla maturità. Non è forse una sorpresa, si dirà. Per altro, già negli anni passati, fra i temi proposti si era toccato quest’argomento. Ma quello proposto dal Miur ha un profilo più sottile: introspettivo, riflessivo. Perché affronta un terreno indeterminato: il confine fra la dimensione privata e quella pubblica nell’era della comunicazione digitale.

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IlSole

ELEZIONI REGIONALI 2015 (IL SOLE 24 ORE)

Poche riforme e tasse, così Renzi perde quota fra le partite Iva al Nord

Consensi in discesa. Dietro la sconfitta di Venezia e il flop in Veneto.

Qualcosa che era sembrato e non più. Quello che appariva, un anno fa, era un partito renziano che aveva conquistato la regione del Nord più refrattaria al linguaggio del centrosinistra,alle sue priorità e invece apriva le porte al nuovo premier rottamatore su parole d’ordine molto chiare e che nulla avevano a che fare con la Ditta bersaniana.

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LE METAMORFOSI DEL NORD EST (corriere del veneto)

Le «metamorfosi» del Nordest

Così la «periferia» veneta diventa un territorio-laboratorio: il saggio di Marini

Nel 2012 li aveva battezzati «innovatori di confine»: quella genia di imprenditori, professionisti, protagonisti della vita sodale del Nordest che hanno reso la «periferia veneta» un centro aggregatore di sviluppo. Ora, tre anni più tardi, il sociologo Daniele Marini ha trovato nelle «metamorfosi» – di memoria lucreziana più che kafkiana – il paradigma con il quale descrivere il Triveneto. Si intitola Le metamorfosi il libro che il direttore del think-tank Community Media Research, docente all’Università di Padova, pubblica con Marsilio

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ELEZIONI REGIONALI 2015 (LA STAMPA)

Lega modello-Zaia: meno pancia più accordi con gli imprenditori

Infrastrutture e sostegno alle aziende. Così ha vinto ancora.

Luca Zaia da solo vale un partito: la sua civica ha incassato il 23,1% delle preferenze, il 5% in più sulla Lega Nord (17,8%).
«Merito della buona amministrazione» dice il governatore. «La sua Giunta si è data da fare» asseriscono le categorie
economiche tutte, ancora pressate dalla crisi. Non solo: «Zaia ha saputo intercettare una delle dimensioni fondamentali della cultura veneta – spiega il sociologo Daniele Marini -: lavorare con onestà e a testa bassa senza lamentarsi».

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Elezioni regionali 2015 (messaggero veneto)

Marini: il centrosinistra non riesce a convincere il blocco sociale veneto

Il sociologo analizza l’esito: ha vinto Zaia non Salvini “alle imprese Roma deve dare risposte con più rapidità

Ha vinto Luca Zaia non Matteo Salvini, perché governatore apprezzato e vero valore aggiunto della coalizione. Ma anche in centrosinistra non ha ancora fatto una riflessione approfondita sulle dinamiche socio-economiche del Nordest continua a leggere

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#LASTEXPO (Il GIORNALE DI VICENZA)

II laboratorio Cmr diretto dal sociologo Marini: prevalgono i ‘risparmiosi”. ma tra i veneti emerge una fetta altrettanto rilevante di consumatori “qualitativi”

Veneti: a casa cibo locale, fuori… Sudamerica

Il Nordest ai tempi dell’Expo ha un volto bifronte Da una parte la curiosità per la culinaria del mondo dall’altra, nella spesa, più prodotti “km zero” e tipici

Per mangiare in casa, andando a far la spesa preferiamo il “km zero”, gli alimenti di casa nostra, il cosiddetto “giocale”. E se invece andiamo a mangiare fuori abbiamo voglia di sperimentare novità, di aprire la mente e il gusto al mondo, con una preferenza decisa, tra i veneti e a Nordest, per la cucina sudamericana e caraibica. E il curioso risultato della nuova indagine Last su “Expo, cibo e consumi alimentari” elaborata dal laboratorio Cmr-Community media research guidato sociologo Daniele Marini continua a leggere

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Astensionismo (Quotidiani Finegil)

La passione verso la politica (e i partid) sta appassendo. Uno spettro aleggia sulle prossime elezioni regionali e su quelle a venire: l’astensionismo. Il caso dei cinque comuni trentini dove non si è raggiunto il quonun dei votanti lo testimonia plasticamente. Non è un fenomeno nuovo, è comune a molti paesi europei, ma in Italia è in crescita e preoccupa. Dopo Tangentopoli il sistema politico non ha ancora trovato un punto di consolidamento. I partiti hanno mutato più volte nome, nuovi ne sorgono continuamente; politici (nazionali e regionali) mutano collocazioni (scissioni, fuoriuscite, espulsioni, cambi di casacca). Tutto ciò rende la scena politica instabile e incerta E alimenta un clima di disincanto (se va bene), di protesta (se va male). Ecco perché i sondaggi sulle intenzioni di voto hanno un margine di rischio elevato: le persone faticano a capire quanto accade e a esporsi. Allora, conviene affrontare l’analisi secondo gli orientamenti di valore. Una recente ricerca di Community Media Research offre spunti utili a questa riflessione.
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IlSole

Elezioni 2015 (Il Sole 24 Ore)

I tre scenari delle Regionali, dal rafforzamento di Renzi ai contraccolpi su governo e Pd Unavittoria 6 a iIl pronostico che lanciava ieri Renzi da Vicenza è il migliore possibile e lo rafforzerebbe ma si ragiona anche su cosa accadrebbe con un 5 a 2o, peggio, un 4 a 3. Gli effetti collaterali toccherebbero il Governo e anche il Pd e il rapporto con i territori che queste regionali ha messo in luce. Ma non bene. Nel senso che questa campagna elettorale e le primarie hanno tolto più di una mascherasu cos’è il partito alivello locale. [...]
Infine c’è il Veneto e la candidatura di Alessandra Moretti che, suo malgrado, offre un’altra angolatura ai difetti di sintonia tra Pd e territori. Basta citare una ricerca fatta da Community Media Research di Daniele Marini: bene, mentre Zaia rappresenta un valore aggiunto per gli elettori di centro-destra ed è gradito dall’88%, la Moretti piace solo al58%degli elettori del Pd. La domanda è: si può candidare alla Regione chi è gradita da poco più della maggioranza degli stessi elettori del partito? O Renzi ha dato subitola partita per persa puntando sul 6 a i, o non ha capito che le regionali sono altra storia rispetto alle europee dove un anno fa ha preso il 37%. I guai per lui, comunque, non sono in Veneto e comincerebberodaun4a3. Prima ancora che sul Pd il contraccolpo di un tale risultato investirebbe il Governo, metterebbe in crisi le future riforme e in allarme l’istinto di Renzi. Che potrebbe reagire cominciando a valutare come andare a elezioni al più presto.
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ASTENSIONISMO (INVESTIREOGGI.IT)

Ecco cosa ne pensano gli italiani della politica e del voto oggi

Un sondaggio condotto da Cmr – Intesa Sanpaolo per La Stampa evidenzia cosa la maggior parte degli italiani pensa della politica attuale e dell’andare al voto: i risultati parlano chiaro.

Un interessante sondaggio condotto da Cmr – Intesa Sanpaolo per La Stampa evidenzia come gli italiani siano parecchio schifati della politica e che la maggior parte dei cittadini non sa ancora se votare o meno alle prossime elezioni nazionali. Questa idea sul non-voto è biasimata da circa 35 italiani su 100. Pochi, pochissimi, considerate le polemiche sempre dello stesso calibro che emergono alla vigilia elettorale. L’idea che tutti i partiti siano uguali è caldeggiata da molti, e da qui al disinteresse generale per la politica e per il senso (e il diritto) del voto il passo è decisamente breve. Solo il 35,7% degli italiani si identifica pienamente in un motivo o in un partito, guarda caso quasi la stessa percentuale che ritiene inammissibile non andare a votare continua a leggere

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ASTENSIONISMO (ILFATTOQUOTIDIANO.IT)

Elezioni, l’Italia dell’astensionismo. Il 52% non si riconosce in nessun partito

Secondo un’indagine di Cmr Intesa SanPaolo per La Stampa, i “senza partito” sono tali principalmente perché ritengono che i politici non si interessino ai problemi della gente e che votare sia inutile. Secondo il 75% degli intervistati, le categorie destra/sinistra non esistono più

Non si sente idealmente vicina ad alcun partito. Questo è il ritratto della maggioranza degli elettori italiani (52%) secondo un’indagine di Cmr Intesa Sanpaolo per La Stampa. A prendere sempre più piede sembra quindi essere il partito dell’astensionismo, o del potenziale astensionismo. Se più della metà degli intervistati ritiene di non avere niente in comune con l’ideologia di una formazione politica, il 48,5% delle persone sentite, ha espressamente risposto che non c’è alcun movimento da cui si sente meno distante. Il rischio è che queste percentuali si trasformino in persone che non voteranno continua a leggere

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ASTENSIONISMO (REUTERS.IT)

RES PUBLICA – Le Regionali alla prova della crisi del sistema politico

Alle elezioni Regionali del 31 maggio esponenti di centrodestra invitano a non votare il candidato del centrodestra ed esponenti di centrosinistra a non votare quello della loro parte politica.
Sintomo di scontri interni alle varie fazioni in lotta, ma anche di disfacimento del sistema dei partiti.
In una indagine Cmr Intesa Sanpaolo pubblicata oggi dalla Stampa il 52,6% degli interpellati non è in grado di individuare un soggetto politico al quale “sentirsi idealmente vicino” e il 75% ritiene che le tradizionali categorie di destra, centro e sinistra non siano più in grado di interpretare la realtà.
Che alla fine solo il 57,3% degli intervistati si dica pronto a recarsi alle urne appare un dato fin troppo alto. continua a leggere

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ASTENSIONISMO (LA STAMPA)

Primo partito, i senza-partito. Indagine Cmr: il 52% degli italiani non si riconosce in nessuna formazione politica L’astensione fa paura. Se si andasse a votare oggi, parteciperebbero meno di sei elettori su dieci.Come se ne esce?

Il fenomeno degli “homeless” della politica si sta facendo sempre più evidente. È l’assenza di una casa, di un riferimento ideale in cui identificarsi. Ne abbiamo avuto un assaggio nei giorni scorsi con le elezioni di alcune amministrazioni locali. Gli stessi sondaggi sulle prossime elezioni regionali segnalano una quota rilevante di incerti e di elettori che non paiono intenzionati ad andare a votare. Di qui le difficoltà delle proiezioni elettorali e il materializzarsi dello spettro dell’astensionismo.
Da tempo l’azione del votare non è considerata più un obbligo morale: solo un terzo degli italiani (34,8%, CMR – Intesa Sanpaolo per La Stampa) considera del tutto inammissibile non esercitare questo diritto. Di qui, un rapporto sempre più laico, meno strettamente ideologico nei confronti della politica e dei partiti continua a leggere

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ASTENSIONISMO (IL GIORNALE DI VICENZA)

II laboratorio Cmr diretto dal sociologo Marini: anche per le regionali il 42% dei veneti non esprime apprezzamento verso i candidati. Elezioni, lo spettro dell’astensionismo.  Solo il 58% si dichiara sicuro di andare a votare mentre cinque anni fa andò alle urne il 68% Prevale un sentimento di disillusione verso i partiti

Uno spettro aleggia sulle prossime elezioni regionali del 31 maggio: l’astensionismo. Un’indagine del Laboratorio Cmr rivela che in Veneto 45,8% degli interpellati non si sente rappresentato pienamente da alcuna formazione. Solo i158,7% si dichiara sicuro di andare a votare, gli incerti sono il 32,8% e i decisi a non votare sono 1’8,4%.

“La passione verso la politica sta progressivamente appassendo, e uno spettro aleggia sulle prossime elezioni regionali del 31 maggio: l’astensionismo. Non è un fenomeno nuovo, negli altri paesi europei è un fenomeno consolidato, ma da noi è in crescita e preoccupa”. Così il sociologo Daniele Marini, direttore scientifico presenta la nuova indagine del laboratorio Cmr-Community Media Research continua a leggere

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testata

NORD EST (AVVENIRE)

Il Pil a Nordest è ripartito: 1,1%. La spinta grazie all’innovazione
Riparte la locomotiva del Nordest. Il Pil, tornato ai valori dei 2000, con 191 miliardi di euro, dopo aver raggiunto i 208 miliardi nei 2007, quando è iniziata la crisi, sta riprendendo quota e vola oltre 1’1,1%, contro lo 0,7 dell’Italia. L’occupazione ha perso in questi anni circa 200mila posti, ma grazie anche al jobs act maturano le stabilizzazioni: 32mila contratti nel solo primo trimestre in Veneto, contro i 24 mila dello stesso periodo dell’anno scorso; col Friuli Venezia Giulia ed il Trentino Alto Adige si vola verso i 50 mila. Cresce ancora l’export, del 5% contro il 4,6 dell’Italia. Il nuovo Nordest, non ha l’accelerazione della vecchia locomotiva, ma sicuramente ha ingranato la marcia della ri-partenza continua a leggere

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Gli stati generali

ASTENSIONISMO (GLISTATIGENERALI.IT)

La passione verso la politica sta progressivamente appassendo e uno spettro aleggia sulle prossime elezioni regionali del 31 maggio: l’astensionismo. Non è un fenomeno nuovo, negli altri paesi europei è un dato consolidato, ma da noi è in crescita e preoccupa per alcuni motivi. Innanzitutto, veniamo da una tradizione culturale che, in qualche misura, imponeva di partecipare alle elezioni. Quell’obbligo morale però, da diverso tempo, ha perso il suo peso normativo, è vissuto con maggiore pragmatismo. Solo il 38,4% della popolazione (Community Media Research, Indagine LaST) considera il non andare a votare alle elezioni un atto del tutto inammissibile. In secondo luogo, c’è una diversità del caso italiano: dopo Tangentopoli il sistema politico e istituzionale non ha ancora trovato un punto di consolidamento. Partiti che, da allora, hanno mutato più volte nome, dando vita ad alleanze diverse e nuovi ne sorgono continuamente: tutte condizioni che rendono la scena politica instabile e incerta. E alimentano un clima di disillusione o indifferenza (se va bene), di distacco e protesta (se va male) continua a leggere

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gazzettino

PROFILO ITALIA (IL GAZZETTINO)

Sul volto dell’Italia meno rabbia e paura. Due lavori del sociologo Marini rivelano anche a Nordest il prevalere della solidarietà e dell’impegno civile

L’Italia ha un volto meno impaurito e rabbioso di quello che esce dai talk-show. I suoi valori sono sempre meno l’individualismo e il consumismo che hanno caratterizzato il suo recente passato, e vorrebbe immaginarsi piuttosto meritocratica, politicamente lungimirante, riformista, e persino un europea. Un ritratto che riguarda anche il Nordest, e che emerge dagli ultimi due lavori del sociologo Daniele Marini, l’e-book “Profilo Italia. L’altro volto degli italiani”, scaricabile gratuitamente dal sito www.indaginelast.it

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Dago

#LASTEXPO (DAGOSPIA.COM)

Siamo un popolo di “expo-boh”: il 43,8% degli italiani pensa che l’expo sarà un grande evento inutile e il 31,2% vede ricadute negative – solo un italiano su quattro si aspetta qualcosa di buono – e il 62% si dice preoccupato per la corruzione e le infiltrazioni della criminalità.

Nel sondaggio di Community Media Research per “La Stampa” c’è però anche la speranza del 56,8% degli intervistati che l’Expo generi una maggiore attenzione alla qualità dei prodotti alimentari e alla sicurezza dei consumatori continua a leggere

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L'Espresso

NORD EST (L’ESPRESSO)

Sfida in Veneto tra la ripresa e il Far West

Al voto con la Lega spaccata e il Pd ultrarenziano della Moretti. Con le imprese in lotta per superare la crisi. E i cittadini sotto l’incubo sicurezza

Un monumento con una goccia di sangue dell’associazione donatori, uno studio di fisioterapia, un cartello sulla riproduzione della vacca burlina, l’unica razza autoctona, una bandiera tricolore che sventola sbiadita continua a leggere

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PROFILO ITALIA (CORRIERE DEL VENETO)

Il nuovo Veneto non avrà paura

Volontariato record e percezione positiva dei migranti: il nuovo ebook di Marini Cronaca e sociologia, teoricamente, non dovrebbero andare d’accordo. Da una parte i fatti, dall’altra l’analisi. Ma esiste anche una chiave di lettura diversa dalla realtà, meno schematica e fuori dal coro, grazie all’approfondimento sociologico. E alla rete. continua a leggere…

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NORD EST (IL PICCOLO)

“Al Nordest serve una nuova strategia di aggregazione”

Dibattito a Monfalcone con il sociologo Daniele Marini: “Troppi micro-progetti, manca la capacità di coalizzare”

Ci sono segnali di recupero nel Nord Est, siamo in vista di una ripresa, abbiamo toccato il fondo e stiamo risalendo? Domande che tanti si pongono, e alle quali hanno cercato di dare una risposta, ieri al Palazzetto veneto di Monfalcone, Daniele Marini… continua a leggere

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Dago

#LASTFUTURE (DAGOSPIA.COM)

Asocial Networks – I pensionati sono pazzi per le nuove tecnologie, mentre i “nativi digitali”, che le conoscono bene, le considerano pericolose

uno studio mostra che negli elementi negativi, gli italiani vedono smatphone, computer e social network come gli americani: distraggono eccessivamente, generano una società pigra e logorano la comunicazione fra le persone… continua a leggere

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NORD EST (IL PICCOLO)

Il nuovo Nord-Est che avanza: incontro al Palavento

“Il Nord Est (del passato) non c’è più. se continuiamo a leggerlo, però, con le lenti di ieri. ma se inforchiamo nuovi occhiali, che ci aiutino a mettere a fuoco meglio i fenomeni che lo attraversano allora saremo in grado di coglierne le metamorfosi. continua a leggere…

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#LASTFUTURE (La Stampa)

Con smartphone e social è amore (ma dopo i 60 anni)

Sono i nativi digitali i più critici sugli abusi e i pericoli delle nuove tecnologie. tra gli anziani c’è il maggior numero di entusiasti: “Migliorano la nostra vita”

La nostra è una società altamente “permeabile”, oltre che “liquida”, per usare la nota categoria introdotta da Bauman. Permeabile perchè l’uso (e talvolta l’abuso) dei nuovi strumenti di comunicazione travalica i confini delle sfere di vita, li penetra rendendoli più labili.

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NORD EST (QUOTIDIANI FINEGIL)

Industria, tedeschi battuti Vicenza e Treviso al top

Studio della Fondazione Edison e di Confindustria su 1.300 province Ue. Fra le 53 altamente manifatturiere, quelle venete al quarto e al settimo posto

E’ un dato di fatto che la maggiorparte dei leader dell’industria manifatturiera italiana siano concentrati nel triangolo d’oro compreso tra l’arco del pedemontano e il Po, tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna… continua a leggere

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NORD EST (QUOTIDIANI FINEGIL)

Il crollo del petrolio aiuta la “ripresina”

Dopo la Cgia e Baban anche Snaidero vede la crescita del Pil. Marini e Massimo Carraro più prudenti: consumi fermi

Il petrolio è precipitato ai minimi, il dollaro è sceso sotto la soglia dell’euro e 20 e l’America è tornata a consumare di più, sparigliando le carte mondiali con un Pil a +5%. una congiuntura unica, specie si inserita in un quadro dove le aziende venete… continua a leggere

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#LASTFUTURE (CORRIERE DEL VENETO)

Ripresa? I più ottimisti sono i pensionati indice di fiducia nel futuro, il sociologo Daniele Marini (Community Media Research) studia le variazioni attraverso i territori e le professioni. Nel Nordest adulti e pensionalti più ottimisti dei giovani ma prevale il disincanto. L’anno che verrà, cantava Lucio Dalla, può sempre portare trasformazioni, anche so “c’è chi ha messo i sacchi di sabbia vicino alla finestra”. continua a leggere

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L'Arena

AGROINDUSTRIA (L’ARENA)

Agroalimentare, crescita lenta “Nei prossimi due anni +0,8%”

Un faro acceso sul settore agroalimentare del Nord Italia, perchè il cosiddetto “food” è un asset fondamentale dell’economia nazionale. E’ l’obiettivo di FriulAdria Crédit Agricole che ha attivato il Monitor sull’industria agralimentare del Nord Italia, realizzato da Community Media Research (Cmr), in collaborazione con le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia continua a leggere

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AGROINDUSTRIA (MESSAGGERO VENETO)

L’agroalimentare ancora non decolla “Serve una scossa”

Il 2013 si è chiuso positivamente per il settore agroalimentare: il saldo sul fatturato dell’industria agroalimentare – la differenza tra chi ha dichiarato un incremento e chi ha espresso una diminuzione – era pari a +6,6, con un 30,9 per cento di aziende che segnalava un aumento e un 44,8 per cento di stabilità e un saldo per l’occupazione dello +0,5 continua a leggere

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AGROINDUSTRIA (LA TRIBUNA DI TREVISO)

Prosecco low cost all’estero “I prezzi sono troppo bassi”

I produttori trevigiani di Prosecco praticano nei mercati internazionali prezzi talmente bassi da provocare un abbassamento del valore di vendita con punte del 40%. sarebbero proprio i produttori di Prosecco della Marca a causare il cosiddetto “crash” nei mercati internazionali per guadagnare quote di mercato continua a leggere

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AGROINDUSTRIA (IL PICCOLO)

Crescita frenata per l’agroindustria

Il primo semestre 2014 delle imprese agroindustriali del Nord Italia è caratterizzato da una “crescita frenata” rispetto al 2013, a causa di alcune difficoltà trasversali dell’intero comparto. Nonostante ciò, gli imprenditori consegnano attese positive per la fine dell’anno: quasi il 30% prevede un aumento del fatturato, per il 25% ci sarà un incremento degli ordini dal mercato continua a leggere

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AGROINDUSTRIA (IL GIORNALE DI VICENZA)

Agroalimentare, crescita lenta “Nei prossimi due anni +0,8%”

Un faro acceso sul settore agroalimentare del Nord Italia, perchè il cosiddetto “food” è un asset fondamentale dell’economia nazionale. E’ l’obiettivo di FriulAdria Crédit Agricole che ha attivato il Monitor sull’industria agralimentare del Nord Italia, realizzato da Community Media Research (Cmr), in collaborazione con le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia continua a leggere

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giornale_vicenza

AGROINDUSTRIA (IL GIORNALE DI VICENZA)

De Castro: “Embargo russo Danni già per 200 milioni”

Il food, come noto, è il tema dell’Expo internazionale 2015 di Milano. E i risultati dell’indagine del Cmr sono stati al centro dell’evento “Sapori d’impresa” organizzato ieri da FriulAdria a Preganziol, nel trevigiano, con un confronto tra gli imprenditori del settore, il mondo del credito e le istituzioni. continua a leggere

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gazzettino

AGROINDUSTRIA (IL GAZZETTINO)

Community Media Researche FriulAdria. L’agroalimentare del Nordest tiene grazie all’export giù i margini

L’agroindustria del Nordest regge alla crisi, ma deve fare i conti con guadagni in contrazione. un esercito di 5.164 imprese, con 62mila occupati, 23,3 miliardi di fatturato (il 5,2% dell’intero giro d’affari della regione) e 6,1 miliardi di export: a tracciare il quadro è il “monitor sull’industria agroalimentare del Nord Italia”, elaborato da Community Media Research continua a leggere

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AGROINDUSTRIA (QUOTIDIANI FINEGIL)

Senza grande distribuzione l’agroalimentare è frenato

l’industria agroalimentare del Nord Italia tiene testa alla crisi ma registra una contrazione dei margini di guadagno legata all’assenza di operatori nazionali nel comparto della grande distribuzione organizzata. Con oltre 22 mila imprese, 230 mila addetti e un valore della produzione di 86 miliardi di euro nel triennio 2010-2012, il fatturato complessivo del settore nel Nord Italia è cresciuto del 5,3% continua a leggere

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AGROINDUSTRIA (CORRIERE DEL VENETO)

Prosecco, guerra di prezzi. Bisol: “Autolesionismo”

“I produttori di prosecco si fanno male da soli. Ti dai un gran daffare per consolidare in ogni mercato estero il prestigio del prodotto che vendi e poi arriva qualcuno, magari del tuo stesso consorzio che, per piazzare qualche migliaio di bottiglie in più, propone prezzi stracciati”. La denuncia è giunta ieri da Gianluca bisol, nel corso della tavola rotonda “Sapori d’Impresa” continua a leggere

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coralpi

AGROINDUSTRIA (CORRIERE DELLE ALPI)

Senza grande distribuzione l’agroalimentare è frenato

l’industria agroalimentare del Nord Italia tiene testa alla crisi ma registra una contrazione dei margini di guadagno legata all’assenza di operatori nazionali nel comparto della grande distribuzione organizzata. Con oltre 22 mila imprese, 230 mila addetti e un valore della produzione di 86 miliardi di euro nel triennio 2010-2012, il fatturato complessivo del settore nel Nord Italia è cresciuto del 5,3% continua a leggere

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coralto adige

AGROINDUSTRIA (CORRIERE DELL’ALTO ADIGE)

Boom dell’agroindustria

in regione 640 aziende fatturano 2,8 miliardi

“Il food rappresenta un asset fondamentale dell’economia regionale e l’industria agroalimentare costituisce con l’agricoltura una terra di intersezione per altri settori produttivi in grado di consentire percorsi di crescita e di sviluppo”. per sostenere il tessuto imprenditoriale del settore, FriulAdria Cr[dit Agricole ha attivato il Monitor sull’industria agroalimentare realizzato da Community Media Research continua a leggere

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quotidiano friuli

AGROINDUSTRIA (QUOTIDIANO DEL FRIULI)

L’industria agroalimentare del Nord

L’agroalimentare rappresenta una quota fondamentale dell’economia nazionale con importanti punti di contatto con molti altri settori quali: agricoltura, turismo, cultura, arte… A sostegno del settore, FriulAdria Crédit Agricole ha attivato il Monitor sull’industria agroalimentare del Nord Italia, realizzato da Community Media Research (CMR) in collaborazione con le Regioni FVG e Veneto continua a leggere

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veneziepost

AGROINDUSTRIA (VENEZIEPOST.IT)

Nordest, l’agroalimentare va nonostante fisco e credit crunch

Un settore vivace, fatturato in aumento, buone prospettive ma con sempre meno margini di utili e strozzato dalla grande distribuzione. E’ il profilo che emerge dal report sull’agralimentare a Nord, commissionato da FriulAdria Crédit Agricole al Community Media Reasearch. Daniele Marini, sociologo economico all’Università di Padova continua a leggere

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A&F

AGROINDUSTRIA (AFFARI & FINANZA)

L’agroalimentare riparte al Nord la crisi è già finita

Un pezzo di industria consente di guardare al passato recente e di formulare proiezioni con segno positivo. Ai tempi della Grande Crisi, fa caso a sé che il comparto agroalimentare sia in crescita. Crescita a ritmo moderato, perchè a pesare sono soprattutto i vincoli sulla spesa delle famiglie italiane (i consumi alimentari sono scesi nel 2013 a livello minimo degli ultimi 25 anni). Ma crescita. continua a leggere

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