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Indagine Last (giornale di vicenza)

L’INDAGINE Il laboratorio Cmr del sociologo Marini analizza la vicinanza dei nordestini alla sfida elettorale: sono soprattutto i”moderati di centro” a identificarsi meno

Il voto? Decisivi i giovani e le casalinghe

Sono loro, assieme a chi ha un basso titolo di studio, i più “negoziali”, che si sentono distaccati dai partiti ma scelgono di volta in volta in base alle proposte

«La parola chiave è incertezza: il clima nei partiti è da mercato delle promesse e gli elettori sono insicuri»
Arrivano le elezioni, e a Nordest diminuisce il distacco dalla politica. Ma non quello dai partiti. «Piuttosto, cresce una “vicinanza disincantata” e, soprattutto, un atteggiamento negoziale verso l’offerta politica», sottolinea il sociologo Daniele Marini, direttore di Community Media Research che ha curato la nuova ricerca in collaborazione con Intesa Sanpaolo – Cassa di risparmio del Veneto. E tutto ciò si traduce in una parola: incertezza. «Cè una politica delle incertezze e un’incertezza verso la politica», osserva Marini. La politica infatti affronta il voto con una tri-polarità che potrebbe fare fatica a consegnare poi un governo al Paese con la probabile necessità che «almeno che due poli si accordino fra loro», anche se tutti lo negano. Sui programmi poi «proprio per cercare di attrarre un elettorato disaffezionato s’è generato un vero e proprio “mercato delle promesse”, una sorta di bazar elettorale».

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Nord Est tra percezione e realta’

occhialiI nordestini si guardano allo specchio e l’immagine che riverberano ha un profilo non univoco, con più ombre che luci. Sia chiaro, parliamo di rappresentazioni sociali, con una narrazione che non sempre corrisponde alla realtà. Anzi. Conosciamo bene, anche dagli episodi di cronaca, quanto la popolazione sia capace di gesti di solidarietà, di vicinanza a chi soffre e di costruzione di reti di coesione. Dai cosiddetti “angeli del fango”, alla protezione civile; dalle molteplici espressioni del volontariato in molti ambiti, ai vigili del fuoco; dalle più semplici “collette alimentari”, alla cooperazione sociale.

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma solo questi esempi raccontano come nel nostro territorio sia vivido un capitale sociale che oggi non è ancora conteggiato nel PIL, ma genera una ricchezza (indirettamente economica) fondamentale per il tessuto sociale e per la crescita. E nel Nord Est del paese è ancora più presente e diffuso che altrove. Ciò non di meno, se i nordestini si riflettono di fronte a uno specchio non sembrano riconoscere appieno simili fattezze. Più facilmente, fanno risaltare i tratti meno positivi. Come se di una foto vedessero le ombre, i lati scuri, e non i colori che definiscono le figure.

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#lastart: valorizzare il patrimonio culturale

330px-Reggia_Venaria_Reale-IMG_1882Avere una ricchezza e non saperla valutare adeguatamente. Accade di possedere qualcosa di valore, ma di non rendercene conto. È la nostra “ricchezza estetica”: il patrimonio artistico, architettonico e culturale diffuso sul territorio. Disponiamo una fonte di risorse (potenziali), ma non sappiamo utilizzarla in modo fruttuoso. La quotidianità nell’incrociare palazzi, piazze, siti, monumenti andando al lavoro, piuttosto che passeggiando per i centri delle nostre città, li rende usuali: fanno parte del nostro paesaggio. Ma è quando andiamo in un paese estero che possiamo considerare quanta e qual è l’abbondanza di ricchezze diffuse di cui disponiamo. Oppure quando un monumento è danneggiato dall’incuria nostra o da visitatori maldestri e maleducati. O ancora quando un turista straniero si meraviglia per la quantità di opere presenti. Per un paese come l’Italia che non dispone di materie prime pregiate, la storia ci ha lasciato un insieme di “risorse estetiche” che hanno poche eguali al mondo. E che se fossero ben utilizzate, potrebbero generare (e già oggi lo fanno) una parte significativa del PIL.

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L’atmosfera sociale

foglieGreen e innovazione costituiscono i due caratteri prevalenti messi in luce dagli intervistati. Un Paese dove l’attenzione per l’ambiente (71,0%) e la capacità di realizzare innovazioni (68,9%) devono rappresentare gli elementi principali attorno ai quali costruire le nostre comunità. La sensibilità per un ambiente green attraversa ormai i diversi strati sociali, ma è sostenuto con una forza maggiore in particolare dalla componente femminile, mentre una società innovatrice è particolarmente auspicata da quanti risiedono nel Nord Est. In entrambi i casi, l’autocollocazione politica – che dal centro volge al centro-sinistra e fra quanti non si collocano nello schieramento politico tradizionale  – segnala una discriminante d’interesse.
A questi due fattori, segue un secondo gruppo di caratteri apparentemente paradossali fra loro. Si vorrebbe un’Italia internazionale (58,8%) e intraprendente (53,8%), solidale (54,2%) e tollerante (50,6%). Ma nel contempo sicura (58,2%). Dunque, una società dove la propensione all’apertura e alla contaminazione con altri contesti e popolazioni, non faccia venire meno un senso di sicurezza, di rispetto della legalità. Che faccia sentire i cittadini difesi.

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